Il 2025 della medicina di precisione: tra cure uniche e terapie per tutti

La svolta della medicina di precisione: tra cure uniche e terapie per tutti. Il 2026 sarà il banco di prova

di Michela Moretti
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Michela Moretti

Perché ne stiamo parlando
Se il 2025 ha segnato l’ingresso della medicina nell’era della precisione estrema, il 2026 sarà il banco di prova, in cui molte delle innovazioni emerse dovranno dimostrare efficacia, sicurezza e impatto reale sugli standard di cura. La vera sfida è portare le tecnologie innovative ai pazienti, su scala globale.

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Un bambino nato con una sordità genetica profonda sente per la prima volta la voce dei genitori dopo una singola somministrazione di terapia genica. Un neonato affetto da una rarissima malattia metabolica riceve una terapia di editing genetico progettata esclusivamente per la sua mutazione e i segni clinici della malattia scompaiono. E alcuni pazienti con la malattia di Huntington, patologia neurodegenerativa ereditaria considerata finora inarrestabile, possono ancora sperare: la progressione della malattia è stata rallentata.

Questi sono alcuni “regali” che l’innovazione scientifica ha portato nel 2025, un anno che ha segnato l’entrata della medicina nell’era della precisione estrema, della cura “n-of-1”: terapie progettate su misura per il singolo paziente.

Ma nell’anno appena concluso ha preso forma concreta anche il modello inverso, “one product for many patients”, per terapie molto efficaci ma considerate difficili da standardizzare e scalare. Come le CAR-T, per esempio. Perché se da una parte la medicina spinge verso una precisione sempre più fine, dall’altra è sempre più costretta a interrogarsi su come consegnare l’innovazione ai pazienti. E trovare la risposta a questa domanda è innovazione.

Ma procediamo con ordine, tra le svolte scientifiche che hanno segnato il 2025 e quelle che si attendono nel 2026.

Terapia “n-of-1” con l’editing genetico

Il caso di KJ Muldoon, un neonato affetto da un deficit genetico del ciclo dell’urea, ha fatto il giro del mondo. Trattato con una terapia di base editing (un tipo di editing genetico avanzato e più sicuro) sviluppata su misura per correggere la sua mutazione, ora sta crescendo, sano. Non a caso, Nature ha incluso questo piccolo paziente tra le figure simbolo dell’anno appena concluso.

Una dimostrazione che per alcune malattie, soprattutto genetiche, rare o ultra-rare, la personalizzazione estrema può fare la differenza tra l’assenza di opzioni e un beneficio clinico concreto. La terapia “n-of-1” sviluppata per KJ Muldoon ne è l’esempio più evidente: quando il difetto molecolare è unico e il tempo è critico, progettare una cura su misura è l’unica possibilità.

Terapia genica per recuperato l’udito

Tra le innovazioni più raccontate del 2025 c’è la terapia genica sviluppata per la sordità causata da mutazioni del gene OTOF: un vettore virale AAV trasporta una copia funzionante del gene direttamente nelle cellule dell’orecchio interno, permettendo la produzione della proteina mancante. E la maggior parte dei bambini trattati ha potuto sentire la voce dei propri genitori. Si parla di miglioramenti significativi, con alcuni bambini che hanno raggiunto livelli considerati normali. La novità non è solo nel risultato, ma nella strategia: intervenire precocemente, nel tessuto corretto, sulla causa genetica della disabilità.

Speranze concrete per la malattia di Huntington

Anche nel campo delle malattie neurodegenerative il 2025 ha visto emergere i primi segnali di svolta. Nei top 10 di Nature c’è infatti anche la neuroscienziata Sarah Tabrizi dell’University College London: Tabrizi ha dimostrato che una nuova terapia genica può rallentare la progressione della malattia di Huntington, aprendo per la prima volta la prospettiva di modificare il decorso di una malattia ereditaria del sistema nervoso centrale per la quale, finora, l’obiettivo era stato limitato alla gestione dei sintomi.

Vaccini personalizzati per addestrare il sistema immunitario sul singolo tumore

La personalizzazione estrema è arrivata anche in ambito oncologico, con i vaccini antitumorali, basata sul profilo mutazionale del singolo tumore. Considerati tra i lavori più interessanti del 2025, due studi pubblicati su Nature hanno dimostrato il potenziale di questi vaccini: uno basato su mRNA nel carcinoma pancreatico, l’altro su neoantigeni peptidici nel carcinoma renale, piccoli frammenti di proteine che derivano da mutazioni presenti solo nelle cellule tumorali. Due piattaforme diverse, ma la stessa logica di addestrare il sistema immunitario sulle mutazioni specifiche del tumore.

Nel carcinoma renale a cellule chiare, il vaccino è stato progettato sulla base delle mutazioni specifiche del tumore ai reni di ciascun paziente, con l’obiettivo di stimolare il sistema immunitario a riconoscere e attaccare eventuali cellule tumorali residue. La recidiva della malattia è stata significativamente ridotta grazie alla risposta immunitaria indotta dal vaccino. Nel carcinoma pancreatico, uno dei tumori con la prognosi peggiore, il vaccino personalizzato a mRNA (autogene cevumeran), somministrato dopo l’intervento chirurgico insieme a immunoterapia e chemioterapia, ha visto risposte immunitarie di sorprendente durata. Una delle prime dimostrazioni cliniche che un vaccino a mRNA contro il cancro può non solo attivare il sistema immunitario, ma creare memoria immunologica di lungo periodo contro un tumore solido altamente aggressivo.

Il rovescio della medaglia è il limite di scalabilità degli interventi altamente personalizzati, che pongono problemi enormi in termini di produzione, regolazione, costi e accesso. Come rendere più semplici, standardizzabili e distribuibili terapie che oggi sono efficaci ma difficili da portare su larga scala?

CAR-T: i primi risultati

Un tentativo arriva nell’ambito della ricerca sulle CAR-T, trattamenti che hanno salvato la vita a molte persone con tumori ematologici resistenti a ogni terapia, e che hanno dato, proprio nel 2025, i primi segnali positivi contro le malattie autoimmuni, come il lupus. La loro diffusione è stata finora limitata da processi produttivi complessi e costosi, perché le cellule immunitarie T del paziente devono essere prelevate, modificate in laboratorio e reinfuse dopo regimi di condizionamento intensivi.

Nel 2025 si è parlato molto, sia su Science  che su Nature Reviews Drug Discovery , delle ricerche condotte nei laboratori della Pensilvania University, a Philadelphia, per la generazione di CAR-T in vivo, ossia direttamente nell’organismo senza passare dalla manipolazione ex vivo delle cellule. Anche queste sono considerate tra le innovazioni più importanti dell’anno: questo approccio potrebbe aprire la strada a una nuova generazione di CAR-T off-the-shelf, non virali e potenzialmente scalabili, perché il farmaco è una formulazione standardizzata e le cellule del paziente vengono riprogrammate direttamente nell’organismo.

Ma prepariamoci anche all’arrivo delle CAR-T allogeniche, per le malattie autoimmuni, derivate da donatori sani, prodotte in serie e pronte all’uso, con modifiche genetiche multiple per ridurre rigetto e rischio di malattia del trapianto contro l’ospite, rendendo possibile una produzione standardizzata e scalabile: i primi segnali positivi sono arrivati già a fine 2025 dalla Cina.

Intelligenza artificiale e nuovi modelli sperimentali

Il 2025 ha confermato, come sottolineano Nature Biotechnology  e la rivista The Scientist, che l’intelligenza artificiale, l’automazione e nuovi modelli sperimentali stanno diventando acceleratori formidabili. All’inizio dell’anno, la Food and Drug Administration statunitense aveva annunciato l’avvio di un percorso per ridurre progressivamente l’uso degli animali nella valutazione di alcune classi di farmaci. La notizia, ripresa da Nature Biotechnology, ha riportato l’attenzione su tecnologie come organ-on-chip e tumor-on-chip: dispositivi che ricreano in laboratorio microambienti tissutali complessi, permettendo di osservare in tempo reale la risposta ai farmaci e all’immunoterapia.

Ma nel cuore dei laboratori, come descrive Nature, sono entrati anche i cosiddetti sistemi di IA agentica che non si limitano ad analizzare dati a posteriori, ma assistono ricercatori e ricercatrici nelle scelte operative.

Un esempio concreto dell’impatto di questi strumenti arriva dalla metabolomica, che consente di capire se e come un trattamento sta funzionando, perché misura in tempo reale le conseguenze chimiche dell’intervento terapeutico nelle cellule. Per anni, l’esame di eccellenza, la spettrometria di massa, ha prodotto enormi quantità di dati difficili da interpretare, con solo una piccola frazione delle molecole identificabili. Ma ora sono stati sviluppati modelli in grado di annotare una quota molto più ampia di segnali metabolici per comprendere lo stato funzionale delle cellule e prevedere la risposta ai trattamenti.

Calcolo quantistico e drug discovery: i primi risultati

E negli elenchi delle innovazioni più importanti del 2025 non poteva mancare il calcolo quantistico, combinato con intelligenza artificiale, per accelerare la scoperta di nuovi farmaci. In uno studio pubblicato su Nature Biotechnology, un algoritmo quantistico ha portato alla sintesi e validazione di molecole potenzialmente terapeutiche per un bersaglio di grande rilevanza clinica, la proteina KRAS, un target oncologico notoriamente difficile da colpire. Per giungere al risultato, il modello quantistico ha esplorato uno spazio chimico enorme, circa un milione di composti.

Il 2026 sarà il banco di prova clinico di queste innovazioni

Per Nature Medicine, il 2026 sarà l’anno di prova di molte innovazioni emerse negli ultimi anni, con almeno undici studi clinici di fase avanzata da tenere sotto osservazione. Tra questi figurano il vaccino M72/AS01E-4 contro la tubercolosi; nuovi vaccini e anticorpi a lunga durata d’azione contro HIV, rabbia e febbre di Lassa; e uno studio di fase III coordinato dallo University College London sul long COVID.

In oncologia, Nature Medicine segnala trial avanzati su approcci molto diversi tra loro, dall’inibitore orale di RAS daraxonrasib per il tumore pancreatico metastatico, a Bria-IMT, un’immunoterapia cellulare combinata con un inibitore del checkpoint nel carcinoma mammario avanzato. Le terapie cellulari entrano inoltre in ambiti finora poco esplorati, con studi CAR-T nella miastenia gravis e con cellule staminali geneticamente modificate per malattie rare come la malattia granulomatosa cronica.

Ampio spazio è dedicato anche alla prevenzione cardiovascolare, con due studi di fase III su terapie mirate a ridurre l’infiammazione residua e il rischio aterosclerotico. Nel loro insieme, questi trial non mirano solo a dimostrare efficacia, ma a ridefinire standard di cura in aree dove le opzioni terapeutiche restano limitate o assenti.

Keypoints

  • Le principali riviste scientifiche indicano il 2025 come l’anno di svolta della medicina di precisione estrema, con l’emergere di terapie progettate su misura per il singolo paziente (n-of-1), rese possibili dall’editing genetico avanzato.
  • Le terapie geniche entrano in una fase di impatto clinico tangibile, dimostrando di poter correggere direttamente la causa genetica di malattie rare, come nel caso della sordità congenita e dei disordini metabolici ultra-rari.
  • Per la prima volta vengono riportati segnali concreti di modificazione del decorso di una malattia neurodegenerativa ereditaria, la malattia di Huntington, superando l’approccio puramente sintomatico.
  • In oncologia, le riviste evidenziano l’ascesa dei vaccini antitumorali personalizzati, basati sul profilo mutazionale del tumore, come nuova frontiera dell’immunoterapia nei tumori solidi.
  • Accanto alla personalizzazione estrema, emerge come innovazione chiave la ricerca di modelli più scalabili, capaci di rendere accessibili terapie altamente efficaci a un numero maggiore di pazienti.
  • Le CAR-T vengono indicate come paradigma di questa transizione, con il passaggio da terapie complesse e artigianali a strategie in vivo e allogeniche off-the-shelf, potenzialmente standardizzabili.
  • L’intelligenza artificiale viene descritta come infrastruttura trasversale dell’innovazione, non solo per l’analisi dei dati ma come supporto attivo alla progettazione sperimentale e alle decisioni nei laboratori.
  • Nuovi modelli sperimentali, come organ-on-chip e tumor-on-chip, sono considerati tra le innovazioni sistemiche del 2025, anche per il loro impatto sui percorsi regolatori e sulla riduzione dell’uso degli animali.
  • La combinazione tra IA e metabolomica segna un cambio di paradigma, consentendo una lettura dinamica della risposta terapeutica e una previsione più precoce dell’efficacia dei trattamenti.
  • Il calcolo quantistico, integrato con l’intelligenza artificiale, entra per la prima volta negli elenchi delle innovazioni rilevanti, per il suo potenziale di accelerare la scoperta di farmaci contro target complessi.
  • Il 2026 viene indicato come l’anno della verifica clinica, in cui molte delle innovazioni emerse nel 2025 dovranno dimostrare efficacia, sicurezza e impatto reale sugli standard di cura.

2 risposte

  1. Il CEO di MODERNA ad aprile 2023 ha rilasciato un’intervista dicendo “Nel 2023 batteremo il cancro con i vaccini terapeutici a mRNA”.
    Un’affermazione forte – “batteremo il cancro” – che lascia sottintendere la guarigione per tutti (o quasi) i malati oncologici.
    E’ un’affermazione che può essere confermata alla luce dello stato attuale delle innovazioni e degli studi clinici in corso?

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