ADHD: conoscere il profilo intellettivo dei bambini buon supporto per il clinico nelle diagnosi

ADHD: conoscere il profilo intellettivo dei bambini buon supporto per il clinico nelle diagnosi

di Mario Catalano
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Mario Catalano

Perché ne stiamo parlando
Svolto su una banca dati di 1004 casi, si è concluso lo studio “ADHD, età e profilo intellettivo studiato mediante la WISC-IV”, guidato dal professore Cesare Cornoldi. L’obiettivo? Conoscere il profilo intellettivo dei bambini con disturbo del neurosviluppo: un grande aiuto per il clinico, ma anche per la ricerca.

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Nell’ambito delle problematiche evolutive, è molto difficile avere una diagnosi di ADHD precoce nei bambini e nelle bambine in età prescolare a causa della grande variabilità dei comportamenti osservabili, della pervasività e gravità dei sintomi che emergono durante i primissimi anni di vita. Nelle scorse settimane si è concluso uno studio di gruppo sul profilo intellettivo di bambini con ADHD che rappresenta un buon supporto per il clinico nelle diagnosi, con riferimento ai dati riportati dalla letteratura e ai dati raccolti usando la scala di intelligenza Wechsler per l’età evolutiva (WISC-IV) su un campione di 1004 casi con diagnosi di ADHD. Ne abbiamo parlato con Cesare Cornoldi, professore emerito dell’università degli Studi di Padova.

Chi ha partecipato allo studio?

«Il Dipartimento di Psicologia Generale dell’università di Padova, Donatella Benetti dello Studio di psicologia e psicoterapia per l’età evolutiva Cagnin Benetti, Aidai Veneto, Alessandra Cagnin (Psicologa studio di psicologia), IRCCS Associazione Oasi Maria SS Onlus e il Dipartimento di Psicologia Generale dell’università di Padova».

Nel lavoro avete preso come riferimento tre gruppi di età, quali?

«Approssimativamente corrispondenti ai tre ordini di scuola interessati: primaria, secondaria di primo e di secondo grado».

Su cosa si è basata l’analisi?

«Una prima analisi ha riguardato i punteggi dei bambini nei quattro fattori che si sono caratterizzati in tutti e tre i gruppi per ICV (Comprensione Verbale) e IRP (Ragionamento Percettivo/Nonverbale) molto più alti di IML (Memoria di Lavoro) e IVE (Velocità di Elaborazione), un fenomeno che è apparso ancora più evidente nei ragazzi più grandi. Quando siamo andati a svolgere una analisi più puntuale sui subtest abbiamo evidenziato un punteggio particolarmente basso nei subtest di Memoria di Cifre e di Cifrario che potrebbe essere in parte dovuta alla presenza di molti casi con compresenza di DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) ove sono note le particolari fragilità in questi subtest. Pensiamo che questi riscontri offrano ulteriori informazioni sulla solo parziale applicabilità dei modelli di intelligenza ottenuti nello studio dello sviluppo tipico al caso dei disturbi del neurosviluppo».

Le informazioni raccolte quanto sono importanti per un clinico nella decisione diagnostica relativa alla presenza di ADHD?

«Molto. Il clinico, infatti, può trarre ulteriore conferma a una sua diagnosi dal riscontro della tipica discrepanza fra IAG ( Indice di Abilità Generale) e ICC (Indice di Competenza Cognitiva) che, si noti, non può essere usato come elemento dirimente, perché esistono anche casi di ADHD che non presentano discrepanza, ma come ulteriore elemento indicativo. In secondo luogo, i dati da noi raccolti possono aiutare a individuare percorsi e strategie riabilitative che tengano conto delle particolari debolezze dei bambini con ADHD nella memoria di lavoro e in compiti che richiedono di procedere velocemente mantenendo, anche per brevi durate temporali, l’attenzione sulle richieste ricevute. Le prove di memoria di lavoro utilizzate nella WISC-IV, nella quale generalmente i soggetti con ADHD sono deboli, ci ricordano infatti che sia nel semplice ricordo immediato di informazioni, sia nel loro controllo temporaneo, può essere opportuno ricorrere ad aiuti esterni, come annotazioni e riduzioni del carico, che evitino inutili disagi. A loro volta le prove di velocità di elaborazione della WISC-IV, dove pure i soggetti con ADHD sono deboli, ci ricordano che la lentezza e la disorganizzazione non riguarda solo i compiti in cui è richiesta attenzione per molto tempo (come generalmente viene stressato nel caso dell’ADHD), ma anche durate temporali molto brevi ove pure il soggetto con ADHD può esperire difficoltà, le cui conseguenze possono essere anche in questo caso evitate riducendo l’insistenza sulla efficienza e insegnando strategie di gestione del compito (abbreviazioni, riduzioni delle richieste, ecc.) che allineino il soggetto con ADHD ai suoi coetanei».

Terapie psicopedagogiche adatte per l’ADHD, genitori e ASL. Quali sono gli ostacoli che si incontrano quotidianamente?

«È facile che i comportamenti del bambino con ADHD indispongano gli adulti e che questi li interpretino come atti volontari rivolti contro di loro. Pertanto indicazioni psicopedagogiche fornite ai genitori e agli insegnanti possono essere insufficienti o determinare goffe applicazioni ed è importante che gli adulti interiorizzino un diverso atteggiamento. Noi abbiamo cercato di creare questo nuovo atteggiamento attraverso percorsi approfonditi per genitori (con la Metodologia CERG) e una formazione sistematica degli insegnanti».

Quali strategie per sostenere i genitori che di fronte alle difficoltà quotidiane si sentono inadeguati, impotenti e isolati?

«Nella metodologia CERG cerchiamo di dare ai genitori delle informazioni corrette sull’ADHD, ma soprattutto di indurre un cambiamento nel modo di pensare e comportarsi, attraverso tecniche di interiorizzazione che vanno dalla esplicitazione dei propri contenuti, all’abitudine di analizzare le situazioni, fino alla comprensione profonda di quello che accade attraverso il riferimento a casi e il role playing».

Adulti e ADHD: quali migliori percorsi psicologici per gestire il quotidiano e l’inserimento nel mondo del lavoro?

«Stanno cominciando ad uscire indicazioni e percorsi esplicitamente pensati per il caso dell’adulto con ADHD. Anche per l’adulto vale comunque il principio generale che l’intervento più efficace è quello multimodale che si vale di più opportunità (l’adulto e il contesto) e di più stimolazioni».

Quale ruolo avranno nei prossimi anni le digital therapeutics in questo settore?

«Software utile per l’ADHD esiste già in Italia. Ci sono infatti programmi che potenziano memoria di lavoro, attenzione e funzioni esecutive. Alcune delle attività proposte hanno un chiaro carattere ludico che può piacere al bambino. Queste attività sembrano più utili se non hanno carattere ripetitivo e se costruiscono abilità trasferibili ai contesti di vita quotidiana. Diversi studi dimostrano che i videogiochi possono migliorare la cognizione e avere un impatto positivo sulla neurobiologia. L’allenamento cognitivo basato sui videogiochi può aiutare nella formazione e ristrutturazione dei percorsi neurobiologici, specialmente nei bambini, che hanno una maggiore neuroplasticità rispetto agli adulti».

Dallo studio emerge che, dal punto di vista del clinico, le informazioni raccolte rappresentano un elemento di supporto alla decisione diagnostica relativa alla presenza di ADHD. Non solo. Possono aiutare a individuare percorsi e strategie riabilitative che tengano conto delle particolari debolezze dei bambini con ADHD nella memoria di lavoro e in compiti che richiedono di procedere velocemente mantenendo, anche per brevi durate temporali, l’attenzione sulle richieste ricevute.

Keypoints

  • Nelle scorse settimane si è concluso uno studio su “ADHD, età e profilo intellettivo studiato mediante la WISC-IV”
  • La ricerca si è svolta su un campione di 1004 casi con diagnosi di ADHD
  • Lo studio è stato coordinato da Cesare Cornoldi, professore emerito dell’Università degli Studi di Padova
  • Nel lavoro sono stati presi come riferimento tre gruppi di età: bambini di scuola primaria, secondaria di primo e di secondo grado
  • Le informazioni emerse rappresentano un elemento di supporto alla decisione diagnostica relativa alla presenza di ADHD
  • Possono aiutare a individuare percorsi e strategie riabilitative

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