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Di tumori del sangue (leucemie, linfomi, mielomi) si ammalano circa 30.000 italiani ogni anno. Si tratta di malattie complesse, che possono manifestarsi secondo modalità molto differenti. Linfoma, ad esempio, è un termine generico utilizzato per oltre 90 tumori che possiedono caratteristiche diverse e che, di conseguenza, richiedono differenti approcci terapeutico.
Sui linfomi, in particolare sulle forme non Hodgkin, è da tempo focalizzata Roche, attiva anche con la campagna di comunicazione Dal primo momento realizzata in collaborazione con AIL (Associazione Italiana contro le leucemie-linfomi e il mieloma) e Lampada di Aladino Onlus.
L’8 febbraio l’azienda di Basilea ha organizzato una conferenza stampa a Milano, nel corso della quale ha annunciato l’approvazione da parte di AIFA di Polatuzumab, il primo anticorpo farmaco-coniugato in combinazione con il regime chemioterapico R-CHP per il trattamento dei pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B non pretrattato. A moderare l’evento, Annalisa Manduca, giornalista scientifica, La7.

Pazienti consapevoli, maggiori possibilità di cura
L’incontro è stato aperto da Maurizio Martelli, Professore Ordinario e Direttore UOC Ematologia AOU Policlinico Umberto I/Università Sapienza di Roma. Martelli ha indicato nella scarsa conoscenza dei linfomi, e in particolare del linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL, Diffuse Large B-Cell Lymphoma), uno dei gravi bisogni insoddisfatti ad essa legati. Come mostra una survey commissionata da Roche a Elma Research, la maggior parte delle persone ha di questa malattia solo una conoscenza molto superficiale, mentre un accesso più esteso all’informazione promuoverebbe la diagnosi precoce e un’istituzione più rapida dell’opportuna terapia.
Martelli e tutti gli altri esperti presenti in sala hanno sottolineato quanto sia importante che fin “dal primo momento” il paziente, opportunamente supportato dai medici, sia consapevole dell’aggressività della malattia così come delle potenzialità offerte dalle cure oggi disponibili in termini di guarigione e sopravvivenza.
Maggiori chance di guarigione e migliore qualità di vita
L’approvazione di Polatuzumab da parte dell’Agenzia del Farmaco segna un passo avanti significativo nel trattamento del DLBCL, in particolare per la categoria di pazienti ai quali è stata ristretta la rimborsabilità, ovvero i soggetti non pretrattati con fattore di indice prognostico (IPI) 3-5, valori correlati ai quadri clinici più severi. Il provvedimento si basa sui dati generati dallo studio POLARIX, che ha evidenziato come Polatuzumab, in combinazione con il regime chemioterapico combinato R-CHP (rituxumab-ciclofosfamide, doxorubicina, prednisone), riduca il rischio di progressione della malattia, ricaduta o morte del 27% rispetto allo standard di cura (il solo R-CHP), con un profilo di sicurezza comparabile. Sebbene l’approccio R-CHP sia inizialmente correlato ad una risposta positiva in una percentuale considerevole di pazienti, quasi il 40% non mostra risposta o sperimenta una ricaduta.
“Questa nuova terapia […] aumenta le possibilità di guarigione dei pazienti con la prima linea di trattamento, riducendo la necessità di ricorrere a terapie di seconda e terza linea, spesso molto gravose e impegnative per i pazienti e per la sostenibilità del sistema sanitario”, ha dichiarato Antonello Pinto, Dir. Medico Istituto Nazionale Tumori, Fondazione G. Pascale, IRCCS Napoli. Pinto ha osservato come l’impatto di questa innovazione si estenda al benessere psicologico dei pazienti e dei loro cari, contribuendo a preservarne la qualità di vita durante le cure.
L’importanza del supporto psicologico
La qualità di vita rappresenta un elemento centrale nel trattamento fin “dal primo momento”, dalla diagnosi. Arricchire la comunicazione medico-paziente, anche di informazioni inerenti la gestione della quotidianità, è e rimane obiettivo cardine delle Associazioni Pazienti.
Rosalba Barbieri, Vice Presidente AIL Nazionale e Presidente AIL Novara VCO, ricorda a questo proposito come AIL abbia istituito corsi in psico-oncologia, mirati a formare specialisti in grado di supportare i pazienti e le loro famiglie dal punto di vista del benessere mentale. E di come AIL stessa fornisca ai principali centri ospedalieri sul territorio psicologi che prendono in carico il paziente dal momento della diagnosi. “La priorità del sistema di cura dovrebbe essere quella di garantire a ciascun individuo la possibilità di affrontare il percorso terapeutico con il massimo supporto clinico, ma anche emotivo, psicologico, nutrizionale e tutti gli interventi che possono preservare e migliorare la qualità complessiva della vita”, sostiene Davide Petruzzelli, Presidente Lampada di Aladino ETS.
Chiude l’incontro il Medical Affairs Chapter Lead di Roche Pharma Federico Pantellini, che evidenzia l’importanza della partecipazione del paziente a tutte le fasi dello sviluppo dei farmaci. Un punto ripreso da Antonello Pinto, che ricorda come le sperimentazioni cliniche possano rappresentare un’opportunità di accesso a cure innovative da parte di pazienti con malattie prive di alternative terapeutiche efficaci già approvate.


