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Le biotecnologie e il settore farmaceutico sono al centro di un’importante fase di trasformazione sia a livello europeo sia nazionale. Il Biotech Act, menzionato (insieme al Critical Medicines Act) nella recente roadmap politica della Commissione europea, intende rafforzare la competitività dell’Europa nel settore delle biotecnologie, inserendosi in un più ampio contesto legislativo che comprende oltre 20 strategie e normative, come il Pacchetto Farmaceutico, la Lifescience Strategy e la Bioeconomy Strategy.
Il Viceministro del ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) Valentino Valentini lo ha ricordato durante un recente intervento al The Watcher Talk Salute, dove ha anche annunciato la riattivazione del Tavolo Farmaceutico in Italia. Abbiamo discusso di queste iniziative con Fabrizio Greco, Presidente Federchimica Assobiotec, per capirne il potenziale, e la possibile integrazione.
Presidente, qual è, concretamente, il significato di un Biotech Act a livello europeo?
«Il Biotech Act rappresenta un’opportunità strategica per dotare l’Europa di una visione comune che promuova innovazione, crescita sostenibile e competitività globale. Considerando le biotecnologie come un metasettore trasversale che spazia dalla salute all’agricoltura, dall’industria alla sostenibilità, l’obiettivo è colmare il ritardo rispetto a nazioni come Cina e Stati Uniti, già attive con politiche ambiziose come Made in China 2025 e il piano Bold Goals for U.S. Biotechnology and Biomanufacturing, che riconoscono proprio nelle biotecnologie una leva fondamentale per la competitività globale e la sicurezza nazionale».
In che modo questo Act può essere lo strumento giusto per ridurre questo divario?
«Il Biotech Act ha il potenziale per ridurre significativamente il divario competitivo, ma per farlo è necessario adottare politiche che rafforzino la posizione dell’Unione Europea come leader globale nel settore biotech. Attualmente, gli Stati Uniti dominano il mercato con il 60% della quota globale, seguiti dall’Unione Europea con il 12% e dalla Cina con l’11%. Questo divario è significativo, ma l’Europa ha tutte le carte in regola per colmare questa distanza: un’industria biotech altamente innovativa, una solida disponibilità di risorse naturali rinnovabili, ricercatori talentuosi e una forte spinta verso la bio-produzione sostenibile.
Per avere un impatto reale, è essenziale che il Biotech Act non sia solo un documento orientativo, ma si concretizzi in misure che supportino imprese e ricercatori, favorendo un ecosistema industriale competitivo che supporti l’innovazione».
Quali misure in particolare auspica vengano incluse per promuovere lo sviluppo delle biotecnologie?
«Per favorire lo sviluppo delle biotecnologie, è necessario creare un ecosistema che superi la semplice disponibilità di fondi, puntando su infrastrutture tecnologiche avanzate, riduzione della burocrazia e supporto alle start-up e PMI. Priorità chiave includono formazione continua, investimenti nella ricerca di base e nel trasferimento tecnologico, collaborazioni pubblico-private e un quadro normativo semplificato per facilitare l’accesso ai mercati. L’integrazione di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale e l’automazione nei processi produttivi è essenziale per accelerare l’innovazione e rafforzare la competitività. Attraverso le nostre rappresentanze europee, EuropaBio ed European Biosolution Coalition, stiamo già lavorando attivamente per promuovere l’adozione di politiche che supportino questi temi a livello europeo».
Passando all’Italia, la riattivazione del Tavolo Farmaceutico è un tema che sta suscitando interesse. Qual è il significato di questo tavolo?
«La riattivazione del Tavolo Farmaceutico e Biomedicale rappresenta un’opportunità fondamentale per creare un dialogo continuo tra le istituzioni, le imprese e gli altri stakeholder del settore. Il Viceministro Valentini ha giustamente sottolineato che questo tavolo sarà cruciale per sviluppare strategie a lungo termine che non solo promuovano l’innovazione, ma anche migliorino la sostenibilità del nostro Sistema Sanitario Nazionale».
Su quali urgenze specifiche Assobiotec intende concentrare i propri sforzi al Tavolo Farmaceutico?
«Come associazione nazionale che rappresenta anche il settore della bio-farmaceutica e della diagnostica, evidenziamo l’urgenza di misure che, nelle more di un graduale adeguamento del finanziamento alla effettiva previsione di spesa, garantiscano il pieno utilizzo delle risorse allocate, come la rideterminazione annuale dei tetti e il pieno utilizzo del fondo per i farmaci innovativi. Bisogna lavorare per superare ostacoli come i ritardi regionali nell’accesso ai farmaci e le complessità burocratiche che frenano la sperimentazione, l’organizzazione dei comitati etici, territoriali e nazionali. Sia per i farmaci che per i dispositivi medici risulta inoltre di particolare rilevanza il tema del payback che rappresenta oggi per le imprese un disincentivo ad investire in innovazione».
Come garantire un coordinamento efficace tra le iniziative italiane e quelle europee?
«Il coordinamento tra le iniziative italiane e quelle europee è essenziale per massimizzare l’impatto delle politiche e delle risorse destinate al settore. Per farlo, bisogna mantenere un dialogo costante tra le istituzioni italiane e la Commissione Europea, così come con altre associazioni di settore. In Italia, abbiamo già avviato diversi tavoli ministeriali che si occupano di biotech, ma è necessario un coordinamento più stretto per allineare le priorità e ottimizzare l’uso delle risorse.
Inoltre, dobbiamo favorire il trasferimento di best practices e esperienze tra i diversi Paesi europei, creando una rete di supporto che coinvolga tutti gli attori del sistema, dalle università alle imprese, dalle autorità di regolamentazione ai centri di ricerca. Un approccio integrato e ben coordinato tra le iniziative italiane e quelle europee permetterà di ottenere risultati concreti e di posizionare l’Europa come leader globale nel settore delle biotecnologie».


