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Le imprese attive in ambito biomedico e sanitario rappresentano il 7% del mercato biotech italiano – che si stima conti 5.869 imprese – ma sono quelle con il più alto valore di fatturato medio per azienda e complessivamente generano un giro d’affari di 20,8 miliardi di euro.
Lo rileva il nuovo report realizzato da Assobiotec in collaborazione con gli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano: “Il Biotech in Italia 2025. Numeri, storie e trend“.

L’istantanea del settore evidenzia come l’imprenditorialità biotech in Italia sia fortemente legata al trasferimento tecnologico e alla collaborazione tra imprese, enti di ricerca e università. Mostra l’importanza di incubatori, acceleratori e fondi di venture capital per sostenerne la crescita. Fa emergere una marcata vocazione alla ricerca avanzata, all’adozione di modelli sostenibili e l’utilizzo di reti collaborative e finanziamenti europei come leve di competitività internazionale. Ma mette in evidenza anche gli ostacoli, legati soprattutto all’accesso ai capitali, alla pressione competitiva e alle incertezze normative.

«Questa nuova mappatura – commenta Fabrizio Greco, presidente di Assobiotec-Federchimica – ridisegna in modo sostanziale il ruolo del biotech nell’economia italiana, sia nella sua componente più tradizionale, particolarmente rilevante nelle applicazioni agricole e industriali, sia in quella più innovativa, che emerge con forza nell’ambito biomedico e sanitario e che da sola genera circa il 40% del fatturato biotech nazionale. La rilevanza del valore delle biotecnologie all’interno del “made in Italy” rende ancora più evidente l’importanza di un ecosistema che stimoli l’innovazione in ognuna delle aree di applicazione».
«Rafforzare il legame tra mondo accademico e tessuto imprenditoriale – aggiunge Chiara Sgarbossa, riferendosi in particolare alle nuove imprese dell’ecosistema biotecnologico italiano, tra cui startup e PMI innovative – è essenziale per sostenere la crescita di queste realtà, che trovano nei programmi di accelerazione, nei fondi di investimento e nelle reti di competenze un motore strategico di sviluppo e una leva determinante per tradurre l’eccellenza scientifica nazionale in soluzioni tecnologiche e industriali competitive su scala globale».
Direttrice degli Osservatori Sanità Digitale e Life Science Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, Sgarbossa sottolinea che «per orientare con efficacia le strategie, gli investimenti e le politiche di sviluppo del comparto, risulta prioritario individuare e monitorare le principali tendenze tecnologiche emergenti». E tra i driver che stanno delineando il futuro del biotech segnala la medicina di precisione: approccio che mira a elaborare strategie preventive e terapeutiche personalizzate, a misura delle caratteristiche genetiche e molecolari di ciascun paziente. Terapie avanzate, geniche, cellulari e di ingegneria tissutale. E l’intelligenza artificiale, insieme al quantum computing, è indicata quale tecnologia abilitante.
Il biotech per la salute

Il settore biomedico e sanitario è quello in cui si registra una maggiore presenza di medie e grandi imprese (35%), coerentemente con il più elevato fatturato medio per azienda (47 milioni, contro i 7 di agroalimentare e zootecnia e i 3 di industria e ambiente).
Il 35% delle imprese biotech biomediche e sanitarie ha sede legale in Lombardia, dove si genera il 48% del fatturato e si impiegano il 44% degli addetti. Segue il Lazio, dove risiede il 14% delle imprese (17% del fatturato e degli addetti totali) ed è caratterizzato in particolare per la presenza di enti di ricerca, IRCCS e spin-off accademici.
Locomotiva del settore è la farmaceutica. La fabbricazione di prodotti e preparati farmaceutici rappresenta solo una parte delle imprese, ma genera da sola il 28% del fatturato biotech nazionale ed è il segmento con la maggiore presenza di medie e grandi imprese (56%).
Criticità peculiari del biomedico-sanitario: i tempi lunghi di sviluppo clinico, l’elevata incertezza regolatoria e il gap tra l’eccellenza scientifica e la capacità di scale-up industriale, con il ischio di acquisizioni estere precoci e “fuga di aziende” all’estero.
Biotech, la leva per un sistema sanitario resiliente
Nel settore biomedico e sanitario, il ruolo delle biotecnologie va ben oltre la dimensione economica e industriale e si intreccia con le sfide della salute pubblica e della sicurezza sanitaria del Paese. Come evidenziato dal report Assobiotec, un ecosistema biotecnologico solido e innovativo rappresenta una leva strategica per garantire la resilienza dei sistemi sanitari, soprattutto in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle patologie croniche e dal rischio di emergenze sanitarie globali.
Le biotecnologie applicate alla salute hanno già dimostrato il loro impatto trasformativo – dalla produzione dei primi farmaci biotech negli anni Ottanta allo sviluppo dei vaccini a mRNA contro il Covid – ma proprio questi traguardi hanno reso evidente quanto sia importante disporre di competenze scientifiche, capacità produttive e filiere tecnologiche avanzate. Il rafforzamento, quindi, del comparto biomedico-sanitario biotech è considerato un fattore chiave per la sicurezza nell’approvvigionamento di farmaci, vaccini e soluzioni diagnostiche innovative, riducendo la dipendenza dall’estero.
Il report sottolinea inoltre come le biotecnologie contribuiscano anche a una progressiva trasformazione dei modelli di cura, spingendo il sistema sanitario verso una maggiore personalizzazione delle terapie. L’integrazione tra ricerca farmaceutica, diagnostica biotech e tecnologie digitali abilita infatti approcci innovativi alla prevenzione, alla diagnosi precoce e al trattamento mirato delle malattie, con potenziali benefici sia in termini di efficacia clinica sia di sostenibilità complessiva dei sistemi sanitari.
One Health e Biotech Act
In una prospettiva più ampia, Assobiotec inquadra lo sviluppo del biotech biomedico all’interno del paradigma One Health, che riconosce l’interconnessione tra salute umana, salute animale e tutela dell’ambiente. Un ecosistema biotecnologico maturo è infatti funzionale non solo al miglioramento delle cure, ma anche alla capacità del Paese di rispondere in modo integrato a rischi sanitari complessi, come le pandemie o l’antibiotico resistenza.
Questo spiega perché il biotech sia oggi al centro delle politiche europee per l’innovazione e la competitività industriale. Il report cita esplicitamente il nuovo EU Biotech Act (ne abbiamo parlato qui), come uno strumento finalizzato a rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione Europea, accelerando il passaggio “dal laboratorio alla fabbrica e al mercato”. In questo contesto, secondo Assobiotec, sostenere la crescita del biotech biomedico significa quindi investire non solo in un comparto ad alto valore aggiunto, ma in una infrastruttura strategica per la salute pubblica, la sicurezza e la capacità innovativa del Paese, in linea con le priorità europee e con le esigenze di competitività di lungo periodo.
«Occorre sviluppare quadri normativi flessibili e adattabili, che siano in grado di proteggere gli interessi pubblici senza ostacolare l’innovazione» si legge nel report. Altri auspici: potenziare il sistema formativo e la condivisione di conoscenza tra i soggetti del settore; fornire maggiori mezzi finanziari per supportare il passaggio dalla ricerca alla commercializzazione delle biotecnologie; rafforzare il ruolo degli ecosistemi di innovazione e il sistema di venture capital in Italia.
In definitiva, conclude Greco, «il nostro auspicio è che questa fotografia aggiornata supporti istituzioni, imprese e comunità scientifica nel valorizzare e sostenere un settore capace di incidere profondamente su competitività, sostenibilità e capacità innovativa del Paese, oggi finalmente al centro anche della strategia europea con il EU Biotech Act, di imminente pubblicazione».
Un focus su startup e PMI innovative
Nel report anche casi di imprenditorialità di successo. Tra questi in ambito salute si segnalano AptaDir Therapeutics, Exolab, CheckMab e Iama Therapeutics.
AptaDir è una startup innovativa specializzata nello sviluppo di terapie basate su molecole di RNA, per il trattamento di malattie genetiche rare e patologie ematologiche maligne per le quali, attualmente, non esistono soluzioni terapeutiche. efficaci.
È attiva invece nei settori cosmetico, nutraceutico e farmaceutico ExoLab, startup fondata nel 2020 a L’Aquila che sviluppa tecnologie basate sugli esosomi vegetali, da utilizzare come vettori per il rilascio intracellulare di molecole bioattive, come antiossidanti, vitamine, proteine e acidi nucleici, sfruttandone la capacità di penetrare efficacemente nelle cellule (qui l’intervista alla fondatrice Mariantonia Logozzi).
CheckMab, invece, è una PMI innovativa fondata nel 2018 come spin-off dell’Università di Milano e dell’Istituto nazionale di genetica molecolare, specializzata nello sviluppo di anticorpi monoclonali progettati per agire selettivamente sulle cellule immunitarie del microambiente tumorale, con l’obiettivo di riattivare la risposta immunitaria contro il cancro e minimizzare gli effetti collaterali delle terapie tradizionali, come la chemioterapia (qui l’intervista al fondatore Sergio Abrignani).
È nata invece come spin-off dell’Istituto Italiano di Tecnologia e il sostegno della Fondazione Telethon Iama Therapeutics, startup fondata nel 2021, impegnata nella scoperta e sviluppo di terapie per disturbi neurologici e del neurosviluppo, tra cui autismo, epilessia resistente ai farmaci e deficit cognitivi associati a condizioni come la sindrome di Down, che rappresentano ancora oggi aree ad alto bisogno clinico insoddisfatto. La sfida in cui è impegnato il team è la progettazione di classi di molecole capaci di inibire selettivamente specifici bersagli molecolari e per farlo si avvale di tecniche computazionali di simulazione molecolare e IA per selezionare i candidati terapeutici più promettenti (qui la videointervista alla fondatrice Laura Cancedda).


