BPCO: la malattia che toglie il respiro

BPCO: la malattia che toglie il respiro

di La Redazione
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Perché ne stiamo parlando
La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è una malattia cronica progressiva che compromette la capacità respiratoria limitando fortemente la vita quotidiana. Fondamentale la prevenzione, con uno sguardo al mondo della ricerca in fermento e all’emergere di nuovi scenari.

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Il 20 novembre è stata la giornata mondiale della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). La BPCO è una malattia dell’apparato respiratorio caratterizzata da sintomi cronici (tosse, fiato corto, produzione di muco) causati da un’ostruzione persistente, progressiva, delle vie aeree.

La BPCO tra le principali cause di morte a livello mondiale

Associata ad uno stato di infiammazione cronica del tessuto polmonare, a lungo termine compromette la capacità respiratoria e la qualità della vita, limitando la possibilità di svolgere anche le più comuni attività quotidiane, come per esempio salire le scale, ma anche camminare e dormire. Non esiste al momento una cura, ma solo trattamenti per controllare i sintomi e per evitare complicanze.

I numeri della BPCO

La BPCO è la terza causa di morte dopo infarto e ictus.

In Italia colpisce il 5,6% degli adulti (circa 3,5 milioni di persone) ed è responsabile del 55% dei decessi per malattie respiratorie.

Si stima che alla malattia sia riconducibile almeno il 6% dell’intera spesa sanitaria del nostro paese: circa 9 miliardi di euro annui. Costo destinato ad aumentare nei prossimi decenni a causa della continua esposizione ai fattori di rischio e dell’invecchiamento della popolazione.

I fattori di rischio: fumo di sigaretta in primis

Oltre a fattori genetici, anomalie congenite e dello sviluppo che possono causare il restringimento delle vie aeree, il fumo di sigaretta, l’esposizione al microparticolato e l’inquinamento domestico sono fattori di rischio che possono contribuire all’insorgere della malattia. Numerosi studi indicano che il fumo di tabacco accelera e accentua il decadimento naturale della funzione respiratoria e che anche il fumo passivo può parzialmente contribuire allo sviluppo della malattia. Pertanto, come evidenzia l’Oms e come indicato dalle linee guida GOLD (Global Initiative for Chronic Obstructive Lung Disease), evitare il fumo di sigaretta in ogni sua forma è importante sia per la prevenzione della BPCO sia per la gestione della malattia.

Gestire la malattia

La diagnosi della BPCO si basa su valutazione clinica e test non invasivo di funzionalità respiratoria, la spirometria, che misura il volume e la velocità dell’aria espirata. È fondamentale identificare precocemente la malattia per gestirla efficacemente.

Le attuali terapie inalatorie standard (broncodilatatori e corticosteroidi) possono aiutare i pazienti a gestire i sintomi, ma fanno poco per arginare l’infiammazione polmonare cronica sottostante.

A disposizione dei pazienti da diversi anni c’è la triplice terapia, combinazione di due broncodilatatori e un cortisonico in un unico inalatore, raccomandata dalla Global Initiative for Chronic Obstructive Lung Disease (GOLD) per pazienti che hanno ricorrenti riacutizzazioni.

Il problema delle riacutizzazioni

La prevalenza della malattia sembra essere verosimilmente ancora più elevata perché la BPCO viene spesso diagnosticata nelle fasi avanzate, in occasione di un ricovero ospedaliero per un episodio di riacutizzazione, definita come un evento caratterizzato da dispnea e/o tosse e produzione di espettorato che peggiorano nell’arco di 14 giorni, mentre le forme iniziali e lievi spesso non vengono identificate.

Le riacutizzazioni, tipicamente innescate da infezioni virali o batteriche o dall’inquinamento ambientale e dall’esposizione a particelle nocive in ambienti di lavoro o domestici, sono associate a una significativa progressione della malattia e conseguente peggioramento della qualità di vita.

Dopo anni, una nuova prospettiva

Lo scorso 3 Luglio l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha approvato dupilumab, un anticorpo monoclonale che agisce su due proteine (interleuchina-4 e interleuchina-13) che giocano un ruolo chiave nell’infiammazione di tipo 2, identificabile da un aumento dei globuli bianchi eosinofili nel sangue, per il trattamento di pazienti adulti affetti da BPCO non controllata, nonostante la triplice terapia. Il farmaco è il primo anticorpo autorizzato per questa patologia e potrà essere utilizzato come trattamento aggiuntivo di mantenimento.

In occasione dell’approvazione, Tonya Winders, President & Ceo della Global Allergy & Airways Patient Platform, ha osservato in proposito: «La BPCO è una malattia progressiva e devastante che porta a soffrire di mancanza di fiato e limita la capacità di svolgere le attività quotidiane. Molti pazienti si sentono emarginati e isolati a causa del peso fisico e mentale della malattia. Dopo più di un decennio di progressi terapeutici limitati per coloro che vivono con la BPCO non controllata, siamo ora in una nuova era di gestione della malattia per i pazienti e i caregiver, e accogliamo con favore l’aggiunta di nuovi trattamenti innovativi come dupilumab per aiutare a gestire questa malattia».

Le strade ancora da percorrere

L’arrivo di un nuovo farmaco ha dato spinta nuova alle riflessioni su quanto ancora si possa fare per una patologia tanto impattante quanto complessa per via della natura variegata dei suoi processi infiammatori.

Al fine di migliorarne la gestione, sarà ancora più necessaria la stretta collaborazione multidisciplinare tra specialisti, nonché la definizione di percorsi personalizzati. Questi, se capaci di creare un forte patient engagement, potrebbero concorrere ad intercettare e trattare precocemente le riacutizzazioni, prevenendo così anche le ospedalizzazioni.

Inoltre, una maggiore continuità ospedale-territorio, supportata dalla e-Health e dalla teleassistenza avrà probabilmente un ruolo crescente nei prossimi anni, grazie allo sviluppo dell’innovazione tecnologica.

Il mondo della ricerca si sta già muovendo in maniera dinamica in questa direzione, alla ricerca di soluzioni che possano meglio rispondere a un numero così elevato di pazienti.

Un contest dedicato per accelerare l’adozione di soluzioni innovative

In occasione della giornata mondiale della BPCO, INNLIFES ha lanciato BPCOntest dedicato a startup, pmi innovative, università, enti di ricerca e IRCCS attive nello studio di soluzioni per la gestione della malattia.

Il contest mette in palio tre premi da 10 mila euro ciascuno, assegnati da una giuria composta dai principali stakeholder del settore, tra cui membri delle principali società scientifiche e delle associazioni di pazienti che si occupano in maniera specifica della patologia.

BPCOntest è stato patrocinato dall’Associazione Pazienti BPCO, Italian Tech Alliance, Innovup e da Respiriamo Insieme APS e gode del supporto non condizionante di Sanofi Regeneron.

Per maggiori informazioni: BPCO, un contest per la gestione della malattia – INNLIFES

Keypoints

  • Il 20 novembre è la Giornata mondiale della BPCO, tra le principali cause di morte a livello mondiale
  • La BPCO è caratterizzata da infiammazione cronica delle vie aeree e compromette la qualità di vita
  • Colpisce il 5,6% degli adulti in Italia
  • Oltre a fattori genetici predisponenti, fattori di rischio includono il fumo e l’inquinamento
  • A luglio 2024 ai farmaci tradizionali si è aggiunto dupilumab, autorizzato dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema) come trattamento aggiuntivo di mantenimento per gli adulti affetti da BPCO in trattamento con triplice terapia e un elevato livello di eosinofili nel sangue
  • La personalizzazione delle cure e l’uso della teleassistenza possono migliorare la gestione della malattia e ridurre le ospedalizzazioni
  • In occasione di questa giornata INNLIFES lancia BPCOntest, per premiare startup, PMI innovative, università, enti di ricerca e IRCCS attive nello studio di soluzioni per la gestione della malattia

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