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Il modello accademico può collaborare con l’industria farmaceutica e anche offrire soluzioni più sostenibili per i sistemi sanitari?
Sembrerebbe di sì, almeno guardando alla storia di questa CAR-T e dell’Istituto che l’ha sviluppata, di cui negli ultimi due anni si è parlato molto nei convegni internazionali: ARI-001, CAR-T anti-CD19 per il trattamento della leucemia linfoblastica acuta (ALL) e dei linfomi non-Hodgkin (NHL), sviluppata dal Centro di Ricerca dell’Hospital Clínic di Barcellona (che ha anche prodotto ARI-002h, una CAR-T anti-BCMA per il mieloma multiplo). La terapia è stata testata in studi clinici con risultati di efficacia e tossicità paragonabili alle CAR-T industriali, di cui una biotech indiana ha acquistato i diritti allo sviluppo e alla commercializzazione in India per il trattamento del linfoma non-Hodgkin a cellule B (B-NHL) negli adulti.
L’approvazione in India della CAR-T a un prezzo che non supera i 57mila euro
A fine gennaio l’azienda ne ha ottenuto l’approvazione dal regolatore indiano, la Central Drugs Standard Control Organisation (CDSCO). La terapia, la seconda CAR-T approvata in India, avrà un costo compreso tra 3,5 e 5 milioni di rupie indiane, circa 40.530-57.900 dollari (meno di 57mila euro). Secondo i fondatori della biotech indiana “il lancio di questa terapia segna un momento centrale nella lotta dell’India contro il cancro. Combinando una ricerca di livello mondiale sulla terapia con cellule CAR-T con la produzione indigena, stiamo offrendo nuova speranza ai pazienti affetti da tumori del sangue aggressivi.”
L’azienda ha riferito in una nota ufficiale di aver “analizzato ogni fase del processo per renderlo più accessibile senza compromettere la qualità. Il nostro obiettivo era ridurre i costi del 90%, cosa che abbiamo raggiunto, e puntiamo a ridurli ulteriormente” attraverso ulteriori ottimizzazioni dei costi.
Come è nato il caso ARI-001
Questa CAR-T (la prima “accademica” a ottenere lo status PRIME dall’EMA) è stata originariamente sviluppata dall’Hospital Clínic de Barcelona per colmare un bisogno insoddisfatto e offrire vantaggi derivanti dalla produzione locale a un costo inferiore a un terzo rispetto alle terapie con cellule CAR-T commerciali. Nel febbraio 2021, l’Agenzia Spagnola dei Medicinali, AEMPS, ha concesso ad ARI-001 un’autorizzazione eccezionale per il trattamento della leucemia linfoblastica acuta (LLA) resistente alle terapie convenzionali in pazienti di età superiore ai 25 anni – una popolazione non servita dalla CAR-T Kymriah di Novartis.
Il farmaco è uno dei tre “farmaci accademici” che sono stati approvati dall’EMA per l’inclusione in un progetto pilota a supporto dello sviluppo di nuove ATMP da parte di organizzazioni non commerciali.
Il suo sviluppo e utilizzo possibile grazie all’hospital exemption
Un elemento chiave per la sostenibilità del programma è stato il riconoscimento e la supervisione dell’Agenzia Spagnola per i Medicinali (AEMPS), che ha autorizzato l’uso di ARI-001 attraverso la “hospital exemption”, che consente agli ospedali europei di sviluppare e utilizzare terapie avanzate senza la necessità di una previa approvazione dell’EMA (European Medicines Agency). Il meccanismo è regolato a livello europeo dal Regolamento sulle terapie avanzate, ma la sua applicazione varia a seconda delle normative nazionali. La hospital exemption consente agli ospedali di produrre e utilizzare terapie geniche, cellulari e tissutali avanzate al di fuori del circuito commerciale, purché siano destinate a pazienti specifici, prodotte in ambienti conformi alle Good Manufacturing Practices (GMP) e soggette a supervisione da parte delle autorità sanitarie nazionali. Le strutture ospedaliere devono inoltre fornire periodicamente dati sulla sicurezza, qualità e farmacovigilanza di queste terapie.
L’aspetto chiave del modello spagnolo è stata la creazione di una rete di produzione accademica all’interno di ospedali e centri di ricerca nazionali. La produzione è stata realizzata in ambienti a buone pratiche di fabbricazione (GMP), utilizzando bioreattori semi-automatizzati.
Costo basso in Spagna e produzione in diversi centri di ricerca tramite processo standardizzato
A livello economico, il suo costo è 89mila euro (~97mila dollari americani), molto inferiore ai prezzi delle CAR-T industriali, che possono superare i 350mila dollari. Questo prezzo è stato coperto dal ministero della Salute spagnolo, garantendo il rimborso ai pazienti trattati con ARI-001.
Attualmente, oltre 360 pazienti con forme avanzate di ALL, NHL e MM sono stati trattati in Spagna con CAR-T accademiche, e la capacità produttiva del sistema permette attualmente di curare oltre 100 pazienti all’anno. Il processo è stato standardizzato e riprodotto con successo in altri ospedali, come l’Università di Navarra, e l’Istituto ha annunciato recentemente la necessità di un’ulteriore espansione ad altri centri accademici spagnoli.
La risposta per il nodo scalabilità: modello misto accademia-industria
Uno studio pubblicato lo scorso dicembre su Blood Advances dal titolo Point-of-care CAR T manufacturing solutions: can 1 model fit all? a cui ha partecipato come co-autore il coordinatore del Programma CAR-T dell’Hospital Clínic de Barcelona Álvaro Urbano-Ispizua, riporta l’esempio spagnolo di ARI-001, evidenziando la questione della scalabilità delle terapie. Ispizua e colleghi sostengono che se il modello accademico supera i limiti dell’industria, offrendo maggiore accessibilità ai pazienti attraverso la produzione locale in ospedali e centri di ricerca, sviluppo rapido di nuove terapie grazie alla libertà accademica di sperimentare senza vincoli commerciali e riduzione dei costi rispetto ai trattamenti industriali, dall’altra parte l’industria ha un ruolo fondamentale per garantire la scalabilità e la produzione in grandi volumi, facilitare l’approvazione regolatoria e la distribuzione internazionale, investire in studi clinici di fase avanzata per dimostrare l’efficacia su larga scala, come il caso indiano citato.
Lo studio propone che il futuro della produzione di CAR-T dovrebbe basarsi su un modello misto, in cui le accademie e l’industria lavorino insieme per migliorare l’accesso ai trattamenti. Esempi come collaborazioni tra istituzioni accademiche e biotech, concludono i ricercatori, dimostrano che è possibile combinare la libertà di ricerca dell’accademia con la capacità produttiva e regolatoria dell’industria.


