Crisanti, via la politica dalla gestione del SSN; Nisticò (AIFA): sostenibilità non è solo contenimento dei prezzi, ma una più ampia cultura della salute

Crisanti, via la politica dalla gestione del SSN; Nisticò (AIFA): sostenibilità non è solo contenimento dei prezzi, ma una più ampia cultura della salute

di Michela Moretti
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Michela Moretti

Perché ne stiamo parlando
Crisanti e Nisticò si allineano nella visione di un SSN più razionale, equo e innovativo, sostenuto da una gestione trasparente e dalla riduzione delle inefficienze, sia nel sistema di spesa farmaceutica che nell’organizzazione complessiva del servizio sanitario.

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Il potere politico nelle nomine ostacola una gestione trasparente ed efficiente del sistema sanitario, ci vuole una rivoluzione copernicana: questa la denuncia del Prof. Andrea Crisanti, microbiologo e senatore PD, intervenuto al Festival della Salute di Padova per parlare della sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale. Tema affrontato anche dal presidente di AIFA Robert Giovanni Nisticò che in tema di gestione della spesa del SSN afferma: «I costi sono troppi? Chiediamoci piuttosto se i costi sono un vero investimento per migliorare il benessere dei cittadini».

Una rivoluzione copernicana per un modello organizzativo obsoleto

Crisanti insiste sulla necessità di una rivoluzione copernicana per quanto riguarda il modello organizzativo del SSN. Negli ultimi 45 anni, la medicina ha fatto enormi progressi: dalla nascita della risonanza magnetica agli stent, passando per i farmaci antitumorali e la microchirurgia: «Nonostante il numero di prestazioni offerte sia aumentato esponenzialmente, il nostro sistema sanitario non si è adeguato a questi sviluppi», afferma. Crisanti suggerisce che il SSN possa essere valutato secondo due metriche fondamentali: accessibilità ed equità. Questi parametri, che dovrebbero essere monitorati costantemente, indicano chiaramente che l’accessibilità è peggiorata rispetto agli anni passati.

La politica e la gestione del SSN: un sistema da scardinare

Uno dei problemi più gravi che Crisanti individua è che la politica si sovrappone alla gestione. La politica, attraverso figure come il Presidente della Regione, ha un’influenza diretta sulle nomine chiave nel SSN, dal Direttore Generale fino ai dirigenti medici. Ciò crea una dinamica malsana tra controllore e controllato, compromettendo l’efficienza e la trasparenza. Crisanti afferma con forza che è necessario nominare manager competenti, capaci di dire “no” e attenti ai bisogni del territorio, piuttosto che seguire la linea politica. La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che «la sanità rappresenta circa l’85% del budget regionale, rendendo il controllo politico una leva di potere enorme. Questa commistione tra politica e gestione mina l’efficacia e la trasparenza del SSN, a scapito dei cittadini che sono i veri “azionisti di riferimento», sostiene.

Il ruolo del privato: sussidiario al pubblico

Crisanti sottolinea che è necessario stabilire un rapporto virtuoso tra pubblico e privato nel settore sanitario. I privati trasferiscono spesso i rischi e i costi sul pubblico. «I punti nascita privati offrono comfort e lusso, ma quando si presentano complicazioni, i pazienti vengono trasferiti nei reparti pubblici di neonatologia o rianimazione pediatrica», ricorda Crisanti.

Inoltre, il privato si concentra su interventi altamente redditizi, come le protesi o gli stent, lasciando al pubblico la gestione delle terapie più complesse e costose. Questa situazione sbilancia il sistema, e Crisanti sostiene che sia necessario ristabilire un equilibrio. «Abbiamo creato un paradiso per il privato, che invece dovrebbe agire in modo sussidiario rispetto al pubblico, e non il contrario. È essenziale che i privati competano tra loro per offrire i migliori prezzi e servizi, ma senza un’asta trasparente, ciò non è possibile».

Una Soluzione: la valorizzazione del personale

«Se non si agisce subito con una rivoluzione copernicana anche nella gestione del personale, il SSN rischia di perdere risorse umane fondamentali», afferma Crisanti. «Le retribuzioni di medici e infermieri in Italia sono rimaste bloccate per 20 anni, con aumenti reali di solo l’1%, mentre in altri paesi europei sono cresciuti del 30-35%. Ciò ha portato a una disaffezione verso il sistema, con medici e infermieri che emigrano all’estero o abbandonano il settore pubblico».

Crisanti conclude con una riflessione profonda: siamo ancora in tempo per salvare il SSN? Secondo lui, la risposta è sì, ma è necessario un impegno sia da parte della politica che dei cittadini: «come affermava Tina Anselmi, la riforma del sistema durerà finché gli italiani saranno in grado di difenderla».

Trentacinque miliardi spesi dal SSN sono troppi?

Con una spesa annuale di circa 35 miliardi di euro per i farmaci (di cui 22 a carico del SSN), ci si chiede se questa cifra sia sostenibile e giustificata. Roberto Giovanni Nisticò risponde a questa domanda fornendo una panoramica delle strategie attuate dall’Agenzia Italiana del Farmaco per garantire accesso a cure avanzate senza gravare troppo sul SSN e sui cittadini. L’AIFA, spiega Nisticò, ha il compito di bilanciare l’accesso alle terapie innovative con la sostenibilità dei costi. Tuttavia, ricorda, è inevitabile che alcune spese non possano essere compresse, specie quelle legate all’innovazione biotecnologica, come le terapie geniche e le CAR-T, che trasformano il trattamento di molte malattie. «AIFA adotta strumenti come il meccanismo del payback: le aziende farmaceutiche devono restituire il 50% dei costi eccedenti un certo tetto, permettendo al SSN di recuperare oltre un miliardo e mezzo di euro ogni anno. Grazie a negoziazioni stringenti, l’Italia vanta inoltre alcuni dei prezzi farmaceutici più bassi in Europa, ottenuti anche grazie a una spinta verso l’utilizzo di farmaci generici». Questi, secondo Nisticò, permettono un risparmio significativo, ma ancora faticano a essere accettati dai cittadini, nonostante siano equivalenti ai farmaci di marca.

Appropriatezza nella prescrizione: il caso della politerapia

La spesa del SSN, però, non dipende solo dal costo delle singole terapie, ma anche dall’uso eccessivo di farmaci, soprattutto tra gli anziani. La politerapia – ossia l’assunzione simultanea di più farmaci – comporta rischi di reazioni avverse e aumento dei ricoveri, incrementando la spesa sanitaria. Nisticò ritiene che una soluzione sia investire in prevenzione: «Bisogna educare fin dalle scuole alla salute e a stili di vita sani, per ridurre la necessità di trattamenti farmacologici preventivi che gravano sul sistema».

Il valore dell’innovazione farmaceutica

Il costo dei farmaci innovativi rappresenta una quota crescente della spesa sanitaria, ma per Nisticò è necessario adottare una visione a lungo termine. Le terapie avanzate, come quelle oncologiche o contro le malattie neurologiche, possono comportare spese iniziali elevate ma portare significativi risparmi futuri. «Il trattamento precoce e risolutivo di una malattia cronica, come nel caso delle terapie geniche, evita anni di spese per ricoveri, assistenza, e terapie aggiuntive, migliorando la qualità della vita e riducendo anche il carico sui familiari». In quest’ottica, secondo Nisticò, più che chiedersi se i costi siano “troppi”, occorre valutare se rappresentino un investimento sostenibile per il benessere complessivo della società.

Come AIFA cerca di calibrare l’innovazione e contenere i costi

Definire cosa renda un farmaco davvero innovativo è centrale, prosegue Nisticò. Non tutti i farmaci presentati come “nuovi” apportano reali miglioramenti clinici: «Per questo, AIFA sta implementando strategie per testare il valore di un farmaco in termini di efficacia reale (real-world evidence), con l’obiettivo di regolare il prezzo dei medicinali innovativi in base all’effettivo beneficio per i pazienti». Nisticò propone anche di introdurre l’accesso precoce ai farmaci approvati dall’EMA, permettendo un uso diffuso e una negoziazione basata su dati clinici che ne dimostrino il valore terapeutico.

Il ruolo della comunicazione e la fiducia nel sistema sanitario

Per rendere sostenibile la spesa farmaceutica, Nisticò sottolinea l’importanza di una comunicazione chiara e autorevole tra AIFA, operatori sanitari e cittadini: «promuovere fiducia e consapevolezza sull’uso appropriato dei farmaci, sui benefici dei generici e sulla prevenzione sanitaria sono aspetti che potrebbero aiutare a limitare l’abuso di farmaci e ridurre le spese sanitarie a lungo termine». La comunicazione, secondo Nisticò, è il primo passo verso una maggiore appropriatezza terapeutica, aiutando il SSN a mantenere una spesa sostenibile senza sacrificare la qualità delle cure.

In conclusione, Nisticò invita a considerare i 25 miliardi di spesa non come un semplice “costo”, ma come un investimento complessivo per la salute pubblica, evidenziando che l’approccio sostenibile non passa solo per il contenimento dei prezzi, ma anche per una più ampia cultura della salute.

Keypoints

  • Crisanti e Nisticò concordano sulla necessità di rendere il SSN più razionale, equo e innovativo, puntando su una gestione trasparente e riducendo le inefficienze
  • Crisanti sostiene che la politica influenzi negativamente la gestione del SSN, richiedendo una “rivoluzione copernicana” per modernizzare il modello organizzativo
  • Il ruolo della politica nelle nomine sanitarie, secondo Crisanti, compromette l’efficienza e la trasparenza del sistema
  • Crisanti critica il rapporto tra pubblico e privato in sanità, ritenendo che il privato debba assumersi maggiori responsabilità e agire in modo sussidiario
  • Nisticò, presidente dell’AIFA, enfatizza che la spesa del SSN non dovrebbe essere vista solo come un costo, ma come un investimento per il benessere collettivo
  • AIFA adotta strumenti come il payback e la promozione dei farmaci generici per ridurre i costi senza compromettere l’accesso alle cure innovative
  • Nisticò promuove una gestione attenta dell’innovazione farmaceutica, puntando sulla valutazione del valore reale dei farmaci tramite dati clinici
  • Entrambi sottolineano l’importanza della prevenzione e dell’educazione sanitaria per ridurre la dipendenza dai farmaci
  • La comunicazione chiara e autorevole tra enti sanitari e cittadini, per Nisticò, è essenziale per costruire fiducia e migliorare l’appropriatezza nell’uso dei farmaci

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