L'atassia SCA4 e il DNA: dall'antenato svedese alle future terapie

Malattie rare: possibile strategia farmacologica per le forme più gravi di distrofia muscolare alfa-sarcoglicanopatia

di La Redazione
Immagine di La Redazione

La Redazione

Perché ne stiamo parlando
Lo studio coordinato dal Policlinico San Martino e l’Istituto Gaslini di Genova si è concentrato sul ruolo dell’infiammazione nella progressione della malattia e su come questa potrebbe essere spenta grazie a una terapia con corticosteroidi, similmente a quanto già avviene per la distrofia muscolare di Duchenne.

Getting your Trinity Audio player ready...

Una terapia già usata per la distrofia muscolare di Duchenne potrebbe aprire nuove prospettive anche per le forme più gravi di alfa-sarcoglicanopatia, una rara malattia genetica che colpisce i muscoli e che, al momento, non ha cure specifiche. È quanto emerge da uno studio coordinato dal Policlinico San Martino e l’Istituto Gaslini di Genova, pubblicato sulla rivista scientifica Brain.

La ricerca suggerisce che la strategia farmacologica già in uso per la Duchenne potrebbe rallentare la progressione della malattia e migliorare la qualità di vita dei giovani pazienti, per i quali oggi esistono solo trattamenti di supporto finalizzati a evitare i danni più gravi associati alla malattia.

Che cos’è l’alfa-sarcoglicanopatia

L’alfa-sarcoglicanopatia è una rara forma di distrofia muscolare, a trasmissione recessiva, causata dalla mancanza o dal malfunzionamento della proteina alfa-sarcoglicano, fondamentale per garantire stabilità e resistenza alle cellule muscolari durante la contrazione. Si tratta di una patologia ereditaria e neurodegenerativa che se non trattata tempestivamente progredisce rapidamente.

«Quando questa proteina viene a mancare, la membrana diventa fragile e basta poco per romperla e attivare il sistema immunitario, scatenando l’infiammazione» spiega Claudio Bruno, responsabile del Centro traslazionale di miologia e patologie neurodegenerative del Gaslini. Il risultato è una progressiva debolezza muscolare che può comparire già in età infantile, portare a una perdita precoce della capacità di camminare e, nei casi più gravi, coinvolgere anche la muscolatura respiratoria, con un forte impatto sulla qualità e sull’aspettativa di vita.

La scoperta: il ruolo chiave dell’infiammazione

Analizzando biopsie muscolari e dati genetici di 16 pazienti provenienti da centri italiani ed europei, il team ha scoperto che le forme più gravi di alfa-sarcoglicanopatia sono caratterizzate da una forte attivazione dei processi infiammatori. In particolare, nei casi più severi si osserva un’elevata presenza di cellule immunitarie pro-infiammatorie: una attivazione genica simile a quella della distrofia muscolare di Duchenne.

Al contrario, le forme lievi della malattia mostrano un profilo genetico sorprendentemente simile a quello di soggetti sani. Questa distinzione ha permesso di individuare biomarcatori in grado di separare con precisione le forme gravi da quelle moderate, aprendo la strada a un approccio terapeutico più mirato e personalizzato.

La possibile svolta: un farmaco già esistente

Il dato forse più rilevante è che le forme gravi di alfa-sarcoglicanopatia condividono una “firma molecolare” molto simile a quella della Duchenne. Da qui l’ipotesi di utilizzare corticosteroidi, già impiegati come terapia di riferimento nella Duchenne, per spegnere l’infiammazione e rallentare il danno muscolare anche nei pazienti con alfa-sarcoglicanopatia.

Se confermata da ulteriori studi clinici, questa strategia avrebbe un vantaggio cruciale: parliamo di un trattamento farmacologico già usato in clinica, il che permetterebbe di ridurre i tempi per far arrivare ai pazienti il nuovo approccio terapeutico.

«Questo studio rappresenta la prima caratterizzazione dal punto di vista molecolare di quelli che sono i processi infiammatori dell’alfa-sarcoglicanopatia» sottolinea la coordinatrice della ricerca Lizzia Raffaghello, responsabile del Laboratorio di Oncologia molecolare e angiogenesi all’IRCCS San Martino.

«Nelle distrofie, l’infiammazione è una causa importante alla base della progressione della patologia. Nonostante ciò, finora non è stata oggetto di studio in relazione alle sarcoglicanopatie, come è stato fatto invece per la distrofia muscolare di Duchenne. Il nostro lavoro ha cercato di colmare questa mancanza realizzando il più grande studio multicentrico sul ruolo dell’infiammazione nell’alfa-sarcoglicanopatia».

Verso una cura che al momento non c’è

Al momento l’alfa-sarcoglicanopatia non dispone di protocolli terapeutici specifici. Sono in corso studi per lo sviluppo di una terapia genica ma non hanno ancora prodotto risultati definitivi. Per questo, la possibilità di ricorrere a un trattamento farmacologico rappresenta un cambio di prospettiva concreto: ulteriori ricerche sono in corso per valutare la possibilità di tradurre questi risultati in ambito clinico e offrire soluzioni concrete ai pazienti orfani di cure.

«Per raggiungere questo importante risultato è stato determinante la stretta collaborazione tra clinici, biologi cellulari e molecolari e bioinformatici nonché la disponibilità di tutti i centri collaboranti di fornire prezioso materiale bioptico» conclude Raffaghello.

Keypoints

  • Un team di ricerca coordinato da Gaslini e San Martino di Genova ha individuato una possibile terapia per le forme più gravi di alfa-sarcoglicanopatia.
  • La malattia è una rara distrofia muscolare genetica.
  • Lo studio mostra che l’infiammazione gioca un ruolo chiave nella progressione della patologia.
  • Una terapia già usata nella distrofia muscolare di Duchenne potrebbe rallentare la malattia.
  • L’identificazione di biomarcatori permette di selezionare i pazienti che possono beneficiare del trattamento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri articoli

Iscriviti alla nostra newsletter

Rimani aggiornato su tutte le novità