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È stato confermato Rettore dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano per la terza volta. Enrico Gherlone, alla guida dell’Ateneo dal 2018, ha visto UniSR raggiungere il quarto posto tra le università italiane per qualità della ricerca a livello mondiale, come attestato dal Times Higher Education (THE) World University Rankings 2025, dopo l’Università di Bologna, la Scuola Normale di Pisa e la Sapienza di Roma, e a pari merito con il Politecnico di Milano, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’Università di Padova. Se poi si osserva l’indicatore “Industry” nel ranking, che riflette la capacità di un’università di collaborare con l’industria e di applicare le proprie ricerche in ambiti pratici, UniSR ha compiuto un salto significativo, da un punteggio attorno ai 33 nel 2018 fino al 67.2 di oggi.
Gherlone descrive come i risultati raggiunti dalla “giovane” Università – che è stata fondata nel 1996 – riflettano un impegno costante verso l’eccellenza nella ricerca e l’innovazione: dalla creazione di percorsi vocazionali che rispondono alle esigenze formative del settore, al focus su tecnologie avanzate e l’intelligenza artificiale, dagli investimenti in laboratori all’avanguardia e programmi di sviluppo per i talenti a livello internazionale, alla collaborazione con l’ospedale San Raffaele e suoi laboratori e con una rete ampia di interlocutori per garantire che la ricerca accademica abbia un impatto reale e misurabile.
Quali obiettivi raggiunti del suo mandato precedente ritiene più significativi per il posizionamento globale dell’Università Vita-Salute San Raffaele?
«Gli elementi chiave sono racchiusi nel punteggio della classifica, dove l’ateneo eccelle nella qualità della ricerca, toccando la punta massima di 99.00 punti. Il top score (tra 98.4 e 99.7) è raggiunto in tutti gli indicatori – impatto delle citazioni, eccellenza, forza e influenza della ricerca -, che hanno traghettato l’ateneo al 201-250 posto al mondo sui 2092 classificati.
Quanto agli obiettivi strategici raggiunti nel mio precedente mandato, parto dalla nascita di un’organizzazione del tutto nuova del Corso di laurea di Medicina e Chirurgia, con tre percorsi vocazionali per i nostri studenti e le nostre studentesse, in Medicina interna, Chirurgia e Ricerca Traslazionale, una novità assoluta in tutto il panorama italiano. Inoltre, ho cercato di dare un forte impulso al continuo aggiornamento dell’offerta formativa: penso in particolare alle nuove Magistrali in Health Informatics, a titolo congiunto con il Politecnico di Milano. Mi piace, infine, sottolineare gli investimenti che l’ateneo ha attuato nel nuovo Simulation Lab, uno spazio innovativo e altamente tecnologico.
Amo ricordare nel 2017 contavamo circa tremila studenti per arrivare agli attuali settemila, con previsione per il 2027 di circa ottomila. L’ateneo ha anche incrementato le borse di specializzazione mediche, passate da 78 a 249 all’anno».
Quali stanno diventando i punti di forza e differenziazione dell’università?
«L’Università Vita-Salute San Raffaele e l’IRCCS Ospedale San Raffaele collaborano in modo sinergico all’interno di un unico campus, dove i reparti clinici dell’ospedale, i laboratori e gli spazi dedicati all’alta formazione interagiscono quotidianamente. La collaborazione tra le due istituzioni produce una ricerca d’eccellenza, riconosciuta a livello internazionale, tanto da essere gli unici membri italiani della European University Hospital Alliance (EUHA), l’Alleanza degli Ospedali Universitari Europei, che raccoglie i nove migliori ospedali universitari e di ricerca a livello europeo. I nostri punti di forza spaziano dalle neuroscienze all’oncologia, dalla genetica all’immunologia e all’infettivologia, fino alle terapie cellulari avanzate.
La chiave è supportare i ricercatori e le ricercatrici in tutte le fasi del loro avanzamento di carriera di ricerca. UniSR ha un programma di Talent Development per coloro che richiedono una fellowship Marie Skłodowska-Curie Actions, proseguendo poi in tutti i gradi dei finanziamenti dell’European Research Council (ERC). Le posso citare esempi “in carne ed ossa”: il professor Matteo Iannacone ha nel suo palmares tutti e tre i gradi di ERC, oltre a due Proof of Concept, e tre nostri giovani talenti – Irene Franco, Samuele Ferrari, Attya Omer – hanno appena conseguito l’ERC Starting Grant, annunciato il 5 settembre scorso.
L’eccellenza delle strutture fornite e dei laboratori ospitanti assicura ai nostri dottorandi e alle nostre dottorande di raggiungere un livello che garantirà di proseguire con successo la carriera di ricerca, sia in Italia che all’estero».
Quali collaborazioni nazionali e internazionali sono state fondamentali per i recenti successi di ricerca, e su quali partnership strategiche si concentrerà in futuro?
«Le partnership strategiche, nazionali e internazionali, per lo sviluppo di programmi di ricerca innovativi e, per molti versi, addirittura pionieristici, sono tantissime. Cito fra tutti l’accordo con Microsoft, al fine di sviluppare una piattaforma digitale di Intelligenza Artificiale applicata alla pratica clinica, in grado di valorizzare l’enorme quantità di dati dell’IRCCS Ospedale San Raffaele. Al momento, sono incardinati nella piattaforma 21 progetti e gli ambiti clinici nei quali stiamo lavorando, e sui quali puntiamo in futuro, sono l’oncologia, il cardiovascolare, le patologie metaboliche, le cure intensive e le neuroscienze, ma anche l’imaging diagnostico potrà beneficiare di questa nuova tecnologia. Contiamo di sviluppare sempre di più l’AI Hub, dando sempre più “spazio” – letteralmente – all’IA all’interno degli ambienti dell’ateneo.
Voglio menzionare anche il programma multicentrico di ricerca Age-It, finanziato attraverso le linee di investimento del PNRR, che realizza un’alleanza pubblico-privato per fronteggiare la sfida di una società che invecchia: siamo solo all’inizio, ma ci proponiamo di trasformare l’Italia in un polo scientifico internazionale per la ricerca sull’invecchiamento.
Abbiamo sviluppato, poi, una collaborazione con l’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, per lo sviluppo del Progetto NeuroTech, per trattare alcune malattie del sistema nervoso centrale (SNC) con metodiche di neuromodulazione. Inoltre, nel marzo del 2024, l’IRCCS Ospedale San Raffaele e l’Università Vita-Salute San Raffaele hanno annunciato l’avvio di una partnership con il Nicolelis Institute for Advanced Brain Studies, dell’Associazione brasiliana Alberto Santos Dumont for Research Support (AASDAP), per la creazione del nuovo San Raffaele Neurotech Hub, prima iniziativa di questo genere in Europa, su cui si concentreranno i nostri sforzi per l’implementazione su larga scala di moderne neurotecnologie e protocolli di neuroriabilitazione, fondati sull’impiego dell’approccio di interfaccia cervello-macchina non invasiva (nBMI)».
Come si può garantire che la ricerca di qualità dell’università italiana abbia un impatto reale e misurabile?
«Le università italiane occupano da tempo un ruolo di tutto rispetto nella ricerca e nell’innovazione. Tuttavia, possono ancora consolidare il loro posizionamento a livello globale. Penso che la chiave sia potenziare le sinergie. Per questo, in UniSR, riveste un ruolo fondamentale la Terza Missione, come l’insieme delle attività con le quali gli atenei entrano in interazione diretta con la società, affiancando le missioni tradizionali della didattica e della ricerca. Le università devono ampliare il numero e la tipologia di interlocutori, aprendosi a interazioni costruttive e a nuove opportunità di relazione con la comunità, la scuola, le istituzioni e le imprese. Bisogna rivedere il luogo comune dello scienziato chiuso nel suo laboratorio. L’innovazione è dialogo. È scambio costante tra il mondo accademico e la società. È ricerca di problemi, prima ancora che di soluzioni. Perché solo così si può immaginare di produrre un impatto reale e misurabile, volano di quello che usiamo chiamare “progresso” e che in UniSR interpretiamo come un percorso che ha la sua genesi nella conoscenza e il suo fine ultimo nel miglioramento della vita delle persone».


