|
Getting your Trinity Audio player ready... |
Per i bambini e le bambine con la sindrome di Sanfilippo arriva finalmente una terapia in grado di intervenire sulla causa della malattia. La Food and Drug Administration ha approvato infatti la prima terapia genica (rebisufligene etisparvovec-hopf), progettata per modificare il decorso di questa malattia rara, neurodegenerativa, che colpisce soprattutto il cervello. Fino a oggi, non esisteva alcun trattamento efficace: l’approccio terapeutico standard prevede una presa in carico multidisciplinare per cercare di intervenire sui sintomi.
L’approvazione è il risultato di un percorso di ricerca iniziato più di dieci anni fa, passato attraverso la ricerca accademica, lo sviluppo da parte di un’azienda biotech e il trasferimento del programma poi a Ultragenyx Pharmaceutical, che ha portato la terapia fino all’approvazione regolatoria.
Che cos’è la sindrome di Sanfilippo di tipo A
La Sindorme di Sanfilippo (o mucopolisaccaridosi di tipo IIIA) è una malattia genetica rara.
È una malattia da accumulo lisosomiale, causata da alterazioni nel gene SGSH, che contiene le istruzioni necessarie per produrre la sulfamidasi, un enzima coinvolto nella degradazione dei mucopolisaccaridi, in particolare dell’eparan solfato (uno zucchero).
Quando l’enzima è assente o insufficiente, l’eparan solfato non viene metabolizzato correttamente e tende ad accumularsi nei lisosomi, organuli cellulari deputati alla degradazione di varie molecole. Nel tempo questo accumulo provoca danni progressivi, soprattutto a carico del sistema nervoso centrale. E dopo i primi anni di vita, i bambini (apparentemente sani alla nascita) vanno incontro a un progressivo rallentamento dello sviluppo e alla perdita di capacità cognitive, linguistiche e motorie. Con esiti fatali.
Come funziona la terapia genica
È una terapia genica basata su un vettore virale AAV9, modificato in modo da non essere infettivo e utilizzato per veicolare nelle cellule una copia funzionante del gene SGSH al fine di ripristinare l’adeguata produzione di sulfamidasi in modo da ridurre l’accumulo di eparan solfato.
La somministrazione avviene una sola volta, per via endovenosa.
La terapia agisce quindi sul difetto genetico che sta all’origine della malattia.
«Ottenere un beneficio significativo sullo sviluppo neurologico attraverso una singola somministrazione endovenosa rappresenta un importante traguardo scientifico. Dimostra che la somministrazione sistemica di una terapia genica mediata da AAV9 può raggiungere il sistema nervoso centrale a livelli terapeuticamente rilevanti nei pazienti pediatrici», ha dichiarato Megha Kaushal, vicedirettrice ad interim dell’Office of Therapeutic Products della FDA.
Cosa hanno mostrato gli studi clinici
L’approvazione della terapia genica si basa sui dati dello studio Transpher A e sul follow-up a lungo termine dei bambini trattati che sono stati seguiti per monitorare l’efficacia e la sicurezza della terapia nel tempo.
I risultati hanno mostrato un mantenimento o un miglioramento della funzione cognitiva rispetto al declino che contraddistingue la storia naturale della malattia.
Una storia iniziata più di dieci anni fa
Questa terapia non nasce nei laboratori di Ultragenyx che, come spiega il CEO Emil Kakkis, è stata fondata nel 2010 «per sviluppare farmaci innovativi per malattie rare e ultrarare», a Novato, in California. La terapia è stata sviluppata più di dieci anni fa al Nationwide Children’s Hospital da Haiyan Fu e Doug McCarty. Poi concessa in licenza ad Abeona Therapeutics.
Ma anche quando arrivano risultati clinici incoraggianti, sostenere economicamente lo sviluppo di un nuovo farmaco può essere difficile. A maggior ragione per le malattie rare.
Abeona ha concesso quindi in licenza il programma a Ultragenyx che ha proseguito lo sviluppo clinico e regolatorio, portando avanti lo studio Transpher A e il follow-up dei pazienti: nel 2024 l’azienda aveva presentato al WORLDSymposium di San Diego dati che mostravano una riduzione persistente dell’eparan solfato nel liquido cerebrospinale associata a un miglioramento dello sviluppo cognitivo.
Nel 2025 sono arrivati ulteriori risultati sulle capacità cognitive, linguistiche e sulle funzioni motorie, e a febbraio scorso i dati del follow-up a 8,5 anni, utilizzati nella domanda di autorizzazione presentata alla FDA, che attestano i benefici clinici.
La ricerca accademica, le famiglie e l’industria
«Questa terapia genica risponde a un bisogno clinico insoddisfatto e offre alle famiglie una promettente opzione terapeutica», ha dichiarato Kevin M. Flanigan, direttore del Center for Gene Therapy del Nationwide Children’s Hospital e principal investigator dello studio che ha portato all’approvazione. «È particolarmente gratificante anche perché questo vettore è stato sviluppato per la prima volta al Nationwide Children’s più di dieci anni fa e la sua approvazione sottolinea il nostro impegno nello sviluppo di terapie capaci di produrre un impatto significativo sulla salute dei bambini».
Nel percorso che ha portato all’approvazione da parte della Food and Drug Administtration, ha evidenziato l’azienda, hanno avuto un ruolo chiave anche le associazioni di pazienti e le famiglie, che per anni hanno sostenuto la ricerca.
«L’approvazione riflette anni di ricerca e il sostegno costante di numerose famiglie e associazioni di pazienti di fronte a una malattia devastante e fatale per la quale non esistevano opzioni terapeutiche», ha sottolineato l’amministratore delegato e presidente di Ultragenyx, definendo questa approvazione una pietra miliare «per una comunità che ha aspettato troppo a lungo, ma non ha mai perso la speranza». Ora. ha aggiunto, è fondamentale «garantire l’accesso tempestivo a chi ne ha bisogno».
Cosa succede ora
L’approvazione della FDA apre la strada alla disponibilità del trattamento negli Stati Uniti. Ultragenyx prevede di rendere disponibile il prodotto per la spedizione ai centri qualificati alla somministrazione di terapie geniche entro 30-60 giorni. L’azienda ha inoltre previsto un programma di supporto, UltraCare, per aiutare le famiglie a orientarsi tra copertura assicurativa, accesso e presa in carico.
Restano naturalmente gli aspetti legati alla sicurezza e al monitoraggio nel lungo periodo. Tra le reazioni avverse più comuni sono stati osservati aumento degli enzimi epatici, nausea e vomito, febbre, riduzione dell’appetito e variazioni dei valori ematici. La FDA segnala inoltre il rischio di microangiopatia trombotica e, come per altre terapie geniche basate su AAV, un potenziale rischio oncologico a lungo termine legato all’integrazione del materiale genetico nel genoma.
Il prezzo di listino della terapia negli USA: 3,95 milioni di dollari. Durante la conferenza stampa, ieri, Ultragenyx ha riferito che il costo complessivo dell’assistenza a una persona con Sanfilippo A può superare gli 8 milioni di dollari nel corso della vita.
Foto di Tatiana da Pixabay


