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Il Consiglio Europeo della Ricerca (ERC) ha assegnato il primo round dei finanziamenti Proof of Concept 2026: 27,3 milioni di euro a 182 ricercatori e ricercatrici. Ciascuno si aggiudica 150mila euro. In questa tornata sono state presentate 554 proposte, con un incremento del 15% rispetto all’anno precedente: un progetto su tre è stato finanziato.
Finanziamenti alla ricerca di frontiera
Questi contributi sono riservati a scienziati e scienziate che hanno già vinto un finanziamento ERC. L’obiettivo è trasformare la ricerca di base in applicazioni pronte per il mercato: nuovi trattamenti medici, tecnologie innovative… La presidente dell’ERC, Maria Leptin, ha ribadito l’utilità di questo bando, ricordando che aiuta i beneficiari a esplorare il potenziale innovativo delle loro scoperte. I fondi permettono infatti di verificare la fattibilità commerciale e tecnica delle tecnologie sviluppate, costruire strategie di protezione intellettuale e preparare il terreno per una futura commercializzazione.
Ekaterina Zaharieva, commissaria europea per le startup, la ricerca e l’innovazione, nel sottolineare l’importanza di questo bando ha dichiarato che molte delle innovazioni nascono proprio dalle domande fondamentali che si pone chi fa ricerca.
«Questi 182 progetti dimostrano che la scienza guidata dalla curiosità e l’impatto nel mondo reale vanno di pari passo. Con il finanziamento Proof of Concept, i ricercatori possono testare come le loro scoperte potrebbero diventare nuovi trattamenti, tecnologie, servizi o soluzioni a beneficio delle persone, in tutta Europa».
Le università e i centri di ricerca italiani ospiteranno 18 progetti finanziati
La distribuzione dei progetti finanziati vede una prevalenza delle scienze fisiche e ingegneristiche (rappresentano il 54% del totale), seguite dalle scienze della vita (37%) e dalle scienze sociali e umane (8%).
L’Italia, che ospiterà 18 progetti finanziati con l’ERC Proof of Concept, si posiziona al terzo posto insieme alla Francia, dietro a Germania (31) e Paesi Bassi (27).
I progetti italiani in ambito life sciences
Ecco i progetti italiani che afferiscono all’ambito life sciences, e puntano a sviluppare nuove soluzioni terapeutiche e strumenti diagnostici innovativi.
Cosima Baldari dell’Università di Siena lavora a un’immunoterapia per la leucemia linfatica cronica resistente, nell’ambito del progetto SMART-SMAPs.
Alessandra Boletta, dell’Ospedale San Raffaele di Milano, analizza il metabolismo della glutammina nelle ciliopatie renali, con il progetto QrCiliopathies. Le ciliopatie sono causate da difetti delle ciglia primarie, minuscole strutture presenti sulla superficie delle cellule che agiscono come antenne per percepire l’ambiente circostante. Il team di ricerca della dottoressa Boletta ha scoperto un nuovo ruolo delle ciglia primarie nel controllo del metabolismo cellulare, dimostrando che le ciglia sono in grado di rilevare la glutammina, un importante nutriente, e di regolare la produzione di energia nei mitocondri, le “centrali energetiche” delle cellule.
Group Leader della Cystic Kidney Disorders Unit dell’IRCCS milanese, Boletta lavora sulle malattie cistiche renali ormai da quasi trent’anni. «Se l’ERC Advanced Grant vinto nel 2023 aveva già portato un importante riconoscimento internazionale con un budget significativo per svolgere studi di ricerca di base su patologie ereditarie del rene, questo progetto ci spinge verso la cura. Ci riporta nell’alveo della nostra vocazione primaria: cioè quella di portare delle risposte ai pazienti.
A ulteriore dimostrazione che la ricerca di base, quando d’eccellenza, porta frutti importanti nella medicina traslazionale. Questo concetto si sposa bene anche con il motto del nostro Ospedale: Non c’è cura senza ricerca. Infatti, se non si conoscono le basi molecolari delle patologie, sarà impossibile sviluppare dei farmaci».
Con il nuovo progetto ERC, Boletta sosterrà lo sviluppo e i test di nuovi farmaci in grado di bloccare l’enzima asparagina sintetasi (la sua inattivazione rallenta la progressione della malattia in modelli animali) in modelli cellulari e animali di malattia renale policistica (tra le ciliopatie). Il progetto potrebbe aprire la strada a terapie innovative per la PKD e altre malattie correlate alle ciglia.
Valentina Bollati dell’Università di Milano, con il progetto ReACT, punta a sviluppare un test funzionale per valutare la capacità adattiva dell’organismo allo stress ambientale (leggi qui).
Flaviana Di Lorenzo dell’Università di Napoli Federico II si occupa di profilazione lipidica per guidare l’immunoterapia nel melanoma, con il progetto LPS-Pro (Lipopolysaccharide Lipid A Profiling to Guide Microbiome-Supported Immunotherapy in Melanoma).
Nicola Elvassore, della Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata VIMM (Veneto Institute of Molecular Medicine), ha progettato una piattaforma automatizzata per la creazione di organoidi, nell’ambito del progetto FAR-O (Fully Automated Reprogramming-to-Organoid platform).
Matteo Iannacone dell’Università Vita-Salute San Raffaele, con il progetto LiveRNA, sosterrà lo sviluppo di una nuova generazione di immunoterapie a mRNA per il trattamento del tumore al fegato. L’obiettivo è utilizzare l’mRNA per veicolare in modo selettivo al fegato istruzioni immunologiche capaci di riattivare sia l’immunità innata sia quella adattativa, ripristinando la naturale capacità dell’organismo di riconoscere e distruggere le cellule tumorali.
Questo nuovo finanziamento ERC rappresenta il risultato di un percorso scientifico sostenuto dall’European Research Council da oltre quindici anni e grazie al quale il team di Iannacone ha scoperto come le cellule immunitarie diventano disfunzionali all’interno del fegato e individuato strategie in grado di ripristinarne l’attività.
«Ricevere questo ERC Proof of Concept Grant – commenta Iannacone – è particolarmente significativo perché rappresenta l’ultimo passo di un percorso scientifico iniziato con il mio ERC Starting Grant nel 2011. Negli ultimi quindici anni, il supporto dell’ERC attraverso uno Starting Grant, un Consolidator Grant, un Advanced Grant e ora tre Proof of Concept Grant ci ha permesso di intraprendere ricerche ambiziose e guidate dalla curiosità per comprendere come le risposte immunitarie siano organizzate nei tessuti e come falliscano nelle malattie croniche e nel cancro.
Ciò che rende questo premio particolarmente gratificante è che chiude un cerchio: scoperte originariamente emerse dalla ricerca immunologica di base vengono ora tradotte in una potenziale strategia terapeutica per i pazienti con tumore del fegato. In molti modi, LiveRNA illustra il valore unico degli investimenti a lungo termine nella ricerca di frontiera e dimostra come un sostegno continuativo alla scienza di base possa generare concetti completamente nuovi e, in ultima analisi, creare opportunità concrete per l’innovazione clinica».
Pedro Mena dell’Università di Parma sviluppa un sistema per prevedere le differenze individuali nel metabolismo dei farmaci, con il progetto Xenopred.
Mentre Paola Occhetta del Politecnico di Milano, punta a rivoluzionare i test preclinici dei farmaci affrontando la tossicità cardiaca imprevista, principale causa di fallimento dei nuovi medicinali. Con il progetto Battito – che nasce dalla collaborazione tra il Politecnico di Milano e il suo spin-off BiomimX – la docente del Dipartimento di Elettronica, informazione e bioingegneria svilupperà il primo “cuore su chip” completamente automatizzato e intelligente, combinando un modello tridimensionale di tessuto cardiaco umano con un sistema di controllo basato sull’intelligenza artificiale, per rendere i test più affidabili e ridurre la necessità di sperimentazione animale.
Carmine Settembre della Fondazione Telethon studia piccole molecole per la rimozione proteica in disturbi cellulari, con il progetto LEAD-ER (Leading small molecules for the selective protein clearance in ER disorders).
Elena Simone del Politecnico di Torino si prefigge invece di valorizzare i residui agroalimentari per la produzione di ingredienti sostenibili per il settore food. Questo l’obiettivo del suo progetto ECOF2AT: trasformare sottoprodotti agroalimentari, come la crusca di riso e i fondi di caffè esausti, in nuovi ingredienti lipidici sostenibili per l’industria alimentare. Lo scopo è convertire i grassi e i composti bioattivi presenti in questi materiali in grassi funzionali in grado di sostituire o integrare ingredienti tradizionali come olio di palma, burro di cacao e altri grassi tropicali.
Simone affronta così una duplice sfida: ridurre gli sprechi agroalimentari e sviluppare ingredienti innovativi a basso impatto ambientale. «Con il progetto CryForm studiamo i grassi alimentari, con l’obbiettivo di valorizzare scarti dell’industria agro-alimentare per produrre nuovi ingredienti alimentari più sostenibili, ma con le stesse funzionalità dei grassi tradizionalmente usati. Durante il progetto collaboreremo con Foreverland, una startup pugliese specializzata nella produzione di cioccolato cocoa-free, e con il centro di ricerca CREA di Asti, che ci aiuteranno a ottenere dei materiali il più possibile affini agli ingredienti grassi tradizionali quali burro, lardo o burro di cacao».


