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Neuralink, l’azienda fondata dal celebre imprenditore Elon Musk, avrebbe impiantato per la prima volta un suo chip cerebrale wireless in un essere umano. Il condizionale è d’obbligo. Perché le uniche prove che abbiamo di questa impresa è un post su X, ex Twitter, pubblicato da Musk stesso. Stando a quanto riferito dal magnate, dopo la procedura è stata rilevata una “promettente” attività cerebrale e che il paziente sta “recuperando bene”. L’obiettivo di Neuralink è quello di connettere il cervello umano a un computer per aiutare i malati ad affrontare condizioni neurologiche complesse. Ma la verità è che l’azienda di Musk non ha segnato alcun record, almeno apparentemente. “Certamente non è il primo impianto”, conferma Sergio Martinoia, Responsabile del Laboratorio Neurotecnologie al Policlinico San Martino di Genova, docente ordinario all’Università di Genova, nonché coordinatore di Mnesys, un mega-progetto europeo dedicato alle Neuroscienze e alla Neurofarmacologia “Ne sono stati fatti altri e il primo ben 20 anni fa. Ovviamente – continua – l’obiettivo di Musk è fare di più, ma in base a quello che sappiamo al momento non c’è nulla di più. Anzi, in realtà non sono state date informazione su come l’intervento è stato eseguito e dove precisamente il chip è stato impiantato, anche se con molta probabilità il sito dovrebbe essere la corteccia premotoria o motoria”. La domanda quindi nasce spontanea: tanto rumore per nulla?
In prospettiva le applicazioni cliniche della tecnologia di Musk sono molteplici

Neuralink, fondata nel 2016, si occupa della creazione di interfacce cervello-computer, cioè dispositivi collegati al cervello che consentono alle persone di comunicare con i computer solo attraverso il pensiero. Questi dispostivi potrebbero consentire di svolgere compiti semplici, come la ricerca di informazioni o l’esecuzione di calcoli complessi con i computer. In teoria potrebbero anche creare una sorta di “telepatia tecnologica”, restituire la vista ai ciechi e consentire alle persone paralizzate di controllare le protesi e riprendere la mobilità. Musk ha affermato in passato che la tecnologia della sua azienda potrebbe consentire agli esseri umani di formare “una sorta di simbiosi” con l’intelligenza artificiale. “In prospettiva futura, una tecnologia di questo tipo potrebbe consentire ai pazienti tetraplegici di interagire con l’ambiente, semplicemente immaginando un movimento che poi viene eseguito da un robot o da un esoscheletro”, spiega Martinoia. “Altre applicazioni possibili potrebbero essere d’aiuto per i pazienti con malattie neurodegenerative come la SLA, una malattia che impedisce al paziente di comunicare con l’esterno. Questa tecnologia – aggiunge – potrà mettere i pazienti in comunicazione con il mondo esterno attraverso il linguaggio artificiale piuttosto che a movimenti residui”.
Tanta, troppa strada ancora da fare
Ma la verità è che siamo ancora molto lontani dalla realtà. “Le applicazioni cliniche ad oggi non sono ancora evidenti e ci sono ancora molte problematiche da risolvere, come la durata e l’affidabilità di questi sistemi sul lungo termine all’interno del cervello”, precisa Martinoia. Senza contare i problemi di sicurezza. Alcuni report mostrano che i precedenti esperimenti condotti da Neuralink non hanno tutti avuto successo. Nel 2022 la Physicians Committee for Responsible Medicine, un’organizzazione di advocacy, ha inviato una lettera al Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti richiedendo un’indagine su quelle che ha definito “apparenti gravi violazioni dell’Animal Welfare Act relative al trattamento delle scimmie utilizzate in esperimenti cerebrali invasivi”. Un rapporto della Reuters dello stesso anno cita documenti e fonti secondo le quali i test di Neuralink avrebbero causato la morte di 1.500 animali, causando in alcuni casi “sofferenze e morti inutili”. Qualsiasi dispositivo destinato all’impianto umano dovrà superare una serie di ostacoli normativi per garantire che il dispositivo stesso, il processo di installazione e il suo uso continuato siano relativamente sicuri e che eventuali rischi potenziali siano ben compresi.
Numerose startup stanno lavorando con lo stesso obiettivo di Neuralink
L’azienda di Musk non è l’unica lavora su questa idea. Molti gruppi accademici e startup hanno già condotto sperimentazioni umane e sono riusciti a interpretare correttamente i segnali cerebrali in una sorta di output. Un team della Stanford University in California ha posizionato due piccoli sensori appena sotto la superficie del cervello di un uomo paralizzato, sotto il collo. I ricercatori sono riusciti a interpretare i segnali cerebrali dell’uomo quando pensava di scrivere parole con una penna su carta e a convertirli in testo leggibile su un computer. Tra le altre aziende che hanno compiuto progressi simili nel settore c’è l’École Polytechnique Fédérale di Losanna (EPFL), in Svizzera, che è riuscita con successo a consentire a un uomo paralizzato di camminare semplicemente pensando. Questo è stato ottenuto inserendo impianti elettronici nel cervello e nella colonna vertebrale che comunicano in modalità wireless i pensieri alle gambe e ai piedi. I dettagli della svolta sono stati pubblicati sulla rivista Nature nel maggio 2023.
L’annuncio del primo impianto di un chip cerebrale prodotto da Neuralink in un uomo può certamente essere considerato un progresso, ma non un record, considerati i numerosi precedenti. L’obiettivo dell’azienda di Musk è certamente rivoluzionario, ma solo se considerato in una prospettiva futura. Siamo ancora lontani da prodotti commercializzabili su larga scala.


