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Prende il via all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù uno studio multicentrico europeo di fase II sulla terapia CAR-T GD2 rivolto a bambini affetti da neuroblastoma ad alto rischio refrattario o recidivante. Il neuroblastoma rappresenta circa il 7-10% dei tumori nei bambini tra 0 e 5 anni, con circa 120-130 nuove diagnosi in Italia ogni anno.
La terapia si basa sull’utilizzo di cellule T geneticamente modificate per riconoscere e attaccare l’antigene GD2, presente in alta quantità sulle cellule tumorali del neuroblastoma. Il nuovo studio coinvolgerà pazienti con un carico di malattia limitato e già trattati con non più di due linee di terapia.
La fase II sostenuta dai dati molto incoraggianti appena pubblicati
L’annuncio arriva in concomitanza con la pubblicazione sulla rivista scientifica Nature Medicine dei risultati aggiornati dello studio clinico di fase I, condotto interamente al Bambino Gesù, che ha confermato, e migliorato, i dati già diffusi nel 2023.
Il precedente studio pubblicato aveva già evidenziato la potenziale efficacia della terapia, ma il prolungamento dell’osservazione ha consentito di confermare la solidità dei risultati nel tempo e rafforzare l’evidenza di efficacia: nei bambini trattati con un basso carico di malattia alla dose raccomandata “la risposta globale ha raggiunto il 77%, con una sopravvivenza a cinque anni del 68% e una sopravvivenza libera da eventi del 53%”, sostengono i ricercatori, che hanno seguito per quattro anni i bambini.
«Risultati ancora migliori sono stati osservati nei pazienti trattati in fase precoce, dopo una o due linee di terapia, con una sopravvivenza a cinque anni vicina al 90%, contro il 43% dei bambini già sottoposti a tre o più linee di cura». Con il trattamento in fase di consolidamento, dopo la prima linea e in assenza di malattia evidente ma con alto rischio di ricaduta, «sette degli otto bambini trattati (che avevano un atteso di ricaduta in almeno 4 di essi) sono tuttora liberi da malattia, con un follow-up mediano di 15 mesi».
Risultati molto incoraggianti, considerando che le forme ad alto rischio hanno una prognosi ancora sfavorevole: se la probabilità di guarigione definitiva con le terapie convenzionali non supera il 45-50%, nel caso di recidiva o resistenza alle cure convenzionali la sopravvivenza a due anni resta limitata al 10-15%.
Locatelli: questa CAR T diventerà presto parte delle terapie standard
«Abbiamo iniziato questo percorso molti anni fa con l’obiettivo di dare una nuova chance di guarigione ai bambini con neuroblastoma – commenta il professor Franco Locatelli responsabile del Centro Studi Clinici Oncoematologici e Terapie Cellulari del Bambino Gesù – I dati pubblicati oggi ci dicono che quella strada era giusta e che siamo sempre più vicini a rendere questa terapia parte integrante delle cure standard».
I linfociti T prelevati alla diagnosi permettono di creare una terapia molto più efficace
Per gli studi clinici futuri sarà molto preziosa anche l’evidenza che raccogliere linfociti già alla diagnosi, e quindi non compromessi da trattamenti come chemioterapia, aumenta le possibilità terapeutiche, come spiegano i ricercatori del Bambin Gesù: «Nella coorte di 13 pazienti i cui linfociti T erano stati raccolti già al momento della diagnosi, prima dell’esposizione alla chemioterapia la sopravvivenza globale a 5 anni ha raggiunto il 100% e la sopravvivenza libera da eventi il 66,5%, contro rispettivamente il 33,2% e il 22,6% dei bambini trattati con cellule prelevate più tardi, al momento della recidiva». Utilizzare linfociti prelevati alla diagnosi permette infatti di ottenere CAR T più efficaci.
Grato ai suoi ricercatori il presidente del Bambino Gesù, Tiziano Onesti, per il quale la pubblicazione su Nature è un riconoscimento del valore del lavoro svolto e dell’impegno per dare speranza concreta ai bambini di tutto il mondo.
La ricerca sulle CAR-T GD2 è stata interamente sviluppata al Bambino Gesù grazie al sostegno di enti nazionali e internazionali, tra cui la Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro.


