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Il futuro della ricerca sul cancro e sulle malattie neurodegenerative. Anche di questo si è discusso in occasione dell’evento “Promuovere l’innovazione nelle Scienze della Vita. Friuli Venezia Giulia, the place to be” che l’8 e il 9 novembre ha riunito al Trieste Convention Center centinaia di ricercatori e ricercatrici in campo biomedico, startupper, innovatori e gli stakeholder della comunità medico-scientifica, dell’industria farmaceutica e degli enti normativi.
Laura Ballerini, professoressa di fisiologia alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste – SISSA, Gustavo Baldassarre, presidente eletto della Società Italiana di Cancerologia e direttore di Oncologia molecolare del Cro di Aviano, Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione sviluppo di nuovi farmaci per terapie innovative dello IEO – Istituto Europeo di Oncologia, Laura Galbiati, Senior Scientific Officer di Airc, Adamo Ruscelli, public Aaffairs Novartis, e Carlo Tomino, professore di farmacologia all’IRCCS San Raffaele, hanno fatto il punto sulle nuove prospettive di ricerca e cura illustrando i traguardi raggiunti e le traiettorie future.
Di fronte a un pubblico particolarmente interessato – tanti i ragazzi e le ragazze presenti – i relatori hanno spiegato che i nuovi traguardi della ricerca scientifica stanno aprendo nuove prospettive terapeutiche sempre più promettenti. Cruciale il ruolo dell’innovazione tecnologica che ha contribuito ad aprire un capitolo nuovo nella storia della medicina, un approccio personalizzato grazie alla possibilità di conoscere il profilo genomico del paziente e della malattia. E guardando al futuro, hanno ribadito la necessità di una fattiva alleanza tra politica, istituzioni, centri di ricerca, università e industria farmaceutica per riuscire a portare nel minor tempo possibile i risultati della ricerca al letto del paziente.
Investire in ricerca per arrivare alla cura
Molte delle nuove frontiere che stiamo esplorando nel campo dell’oncologia e delle malattie neurodegenerative – hanno ribadito – non sarebbero possibili senza un investimento continuo nella ricerca di base, traslazionale e preclinica. Il supporto finanziario, l’investimento nella ricerca di base è fondamentale. Senza, infatti, non sarebbe stato possibile arrivare allo sviluppo di terapie di precisione come anticorpi monoclonali e immunoterapia con le cellule CAR-T per il cancro e nuovi farmaci e terapie geniche per le malattie neurodegenerative. Su questo fronte Galbiati ha ricordato il ruolo fondamentale di Airc nel sostenere la ricerca sul cancro in Italia, grazie a quattro milioni e mezzo di donatori. Mentre Ruscelli, spiegando che “reimmaginare la medicina è la missione di Novartis per prolungare e migliorare la vita delle persone”, ha ribadito come la ricerca giochi un ruolo essenziale nel miglioramento della salute, quindi della qualità della vita dei cittadini, ma contribuisca anche alla crescita economica del Paese: “per ogni euro investito in ricerca clinica, il sistema sanitario ne risparmia circa 3”.
Cancro: prevenzione, diagnosi, cura
Al centro della tavola rotonda, il cancro. “Il cancro è una malattia genetica, cioè causata da mutazioni del DNA, ma solo una piccola parte delle cellule trasformate sono in grado di originare tumori invasivi clinicamente evidenti, che sono eventi rari” ha spiegato Baldassare, indicando da un lato l’importanza della prevenzione riducendo l’esposizione ai fattori di rischio noti (come per esempio, fumo di sigaretta e inattività) e dall’altro la necessità di comprendere meglio i meccanismi molecolari di promozione tumorale per riuscire a identificare modi efficaci per inibirne la formazione. “Una sfida aperta è capire meglio come funziona il nostro sistema immunitario” ha detto. “La comprensione dei meccanismi molecolari alla base dell’equilibrio tra tumore e sistema immune ci permetterà infatti di controllare la progressione tumorale e usare meglio gli approcci di immunoterapia per la cura dei tumori”.
Altra sfida, la diagnosi precoce. L’uso di screening nella popolazione sana a rischio di sviluppare un tumore ha diminuito la mortalità per alcuni tipi di tumore grazie alla diagnosi precoce. “Ebbene, oggi sappiamo che le cellule tumorali possono essere identificate nel sangue con grande precisione grazie alla biopsia liquida, che consente di scoprire lesioni invisibili anche al più raffinato imaging: definire quali alterazioni seguire e in quali popolazioni è una priorità della ricerca oncologica. Implementare queste metodologie diagnostiche dovrà essere associato allo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiali appropriati per l’analisi dell’enorme quantità di dati che ne deriva”.
Del resto, in generale, oggi grazie alle scienze cosiddette omiche (genomica, proteomica…) è possibile ottenere una massa di dati tale che può essere analizzata solo con approcci di intelligenza artificiale, che vanno dunque implementati e resi prassi.
La nuova frontiera dell’oncologia è la medicina personalizzata
“Raccogliere i dati dei pazienti è essenziale: genera conoscenza” ha puntualizzato Corigliano, sottolineando che la possibilità di integrare i dati genomici e i dati clinici consente di personalizzare il più possibile i trattamenti, disegnando le terapie in base alle alterazioni genetiche responsabili del tumore.
E così, come ha illustrato Tomino, se con la medicina tradizionale si affrontava un tumore partendo dall’organo colpito, oggi indipendentemente dal sito di origine, si guarda ai meccanismi molecolari che l’hanno innescato, e si possono dunque sviluppare farmaci indicati per tutti i pazienti che hanno una specifica mutazione, indipendentemente dalla localizzazione.
“Promuovere l’innovazione nelle Scienze della Vita. Friuli Venezia Giulia, the place to be” è stato organizzato dal Cluster Scienze della Vita Friuli Venezia Giulia – Polo Tecnologico Alto Adriatico con The European House-Ambrosetti e il professor Ennio Tasciotti dell’Università San Raffaele di Roma in qualità di scientific advisor.


