Obesità, donne, menopausa: dalla nuova definizione dell'ovaio policistico agli effetti dei farmaci GLP-1

Obesità, donne, menopausa: dalla nuova definizione dell’ovaio policistico agli effetti dei farmaci GLP-1

di Giulia Toniutti
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Giulia Toniutti

Perché ne stiamo parlando
Obesità, fertilità, menopausa, rischio cardiovascolare e food noise, il pensiero ossessivo verso il cibo: il peso incide sulla salute femminile in ogni fase della vita. Dal congresso europeo sull’obesità emergono nuovi dati sull’impatto dei farmaci GLP-1.

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«Non chiamiamola più PCOS (sindrome dell’ovaio policistico), ma PMOS, ovvero sindrome poliendocrina metabolica ovarica: questa è la definizione proposta pochi giorni fa». Così il professor Umberto Pagotto, endocrinologo dell’Università di Bologna, introduce la nuova denominazione – annunciata con un articolo pubblicato sulla rivista The Lancet e presentata durante l’European Congress on Obesity (ECO) 2026 in corso a Istanbul – che sposta l’attenzione dall’aspetto puramente ovarico a quello metabolico di una sindrome che colpisce circa 170 milioni di donne nel mondo. Un cambio di nome – frutto di un’iniziativa internazionale guidata dalla Monash University – per evidenziare la natura multisistemica della patologia, che impatta sull’intero organismo, ridurre i ritardi diagnostici e migliorare l’appropriatezza delle cure.

La sindrome altera il funzionamento di diversi ormoni. Il vecchio nome riduceva erroneamente questo disturbo complesso alla presenza di cisti patologiche nelle ovaie, ma in realtà coinvolge il sistema riproduttivo, il metabolismo, ovvero il processo con cui il corpo trasforma ciò che mangiamo in energia, la sfera dermatologica…

L’obesità e l’aumento del grasso corporeo, specialmente nella zona della pancia, sono manifestazioni comuni di questa sindrome e ne aggravano la severità dei sintomi. L’incremento ponderale, infatti, agisce in sinergia con le alterazioni ormonali, peggiorando il quadro complessivo della salute della donna. Ecco perché il controllo del peso, attraverso modifiche dello stile di vita, terapie farmacologiche o interventi chirurgici, è considerato un pilastro per garantire longevità e qualità della vita nelle donne, in ogni fase: dalla pubertà alla menopausa. Produce benefici clinici diretti nella gestione della sindrome. E non solo.

Il punto è stato fatto durante l’incontro, a Milano, “La salute della donna passa anche per il controllo del peso”, con aggiornamenti dal congresso europeo sull’obesità.

Peso, fertilità e gravidanza

Il legame tra metabolismo e fertilità è inscindibile, spiega Raffaela Di Pace, ginecologa e sessuologa clinica dell’Ospedale San Giuseppe di Milano. «I meccanismi che sono correlati al funzionamento ovarico e alla possibilità di avere un concepimento dipendono in modo stretto dal peso», precisa la dottoressa, aggiungendo che il peso forma è fondamentale affinchè l’ovaio possa lavorare bene. L’eccesso di grasso viscerale determina infatti un aumento di testosterone che impedisce l’ovulazione. E nelle donne con obesità, le probabilità di successo della procreazione calano drasticamente rispetto alle normopeso.

La prevenzione deve iniziare prima del concepimento. «Dimagrire prima della gravidanza aumenta la probabilità di un concepimento e permette di portare avanti la gestazione con minori rischi».

Oltre alla fertilità, il controllo del peso pre-gravidanza è cruciale per ridurre i rischi di diabete gestazionale e ipertensione, oltre al ricorso al parto cesareo e relative complicanze. E anche durante la gravidanza, da sfatare assolutamente il mito del “mangiare per due”: la salute del nascituro è influenzata anche dalla qualità della nutrizione materna, che agisce attraverso meccanismi di epigenetica direttamente a livello fetale.

Anche Simona Bertoli, professoressa di Scienza dell’alimentazione all’Università di Milano e direttrice dei Centri obesità lombardi e del Laboratorio sperimentale di ricerche sulla nutrizione e l’obesità all’IRCCS Auxologico, da Instanbul evidenzia come nelle giovani donne l’aumento di peso sia influenzato da fattori biologici. «Gli ormoni estrogeni e il progesterone aumentano il senso della fame e riducono la sazietà, portando spesso a rapporti disfunzionali con il cibo proprio a partire dalla pubertà».

Sessualità e prevenzione oncologica

L’obesità impatta anche sulla sfera sessuale e il benessere della coppia. «Le donne con obesità hanno un disturbo delle eccitazioni e dell’orgasmo più frequente», osserva Di Pace.

La transizione verso la menopausa, aggiunge Bertoli, rappresenta poi un momento di estrema vulnerabilità metabolica. «Il calo degli estrogeni favorisce la ridistribuzione del grasso verso la zona addominale, alimentando l’infiammazione e peggiorando il profilo lipidico». Un accumulo che agisce come un vero organo endocrino pericoloso.

Secondo la ginecologa, è fondamentale una maggiore consapevolezza. «Il grasso viscerale aumenta in modo significativo i tumori femminili; se ho un BMI superiore a 25, il rischio di cancro all’endometrio o alla mammella cresce del 30%». A questo si aggiunge il rischio cardiovascolare, responsabile di oltre il 50% dei decessi femminili in post-menopausa.

In questo ambito, Fabrizio Muratori, presidente della sezione Lombardia della Società Italiana Obesità (SIO), evidenzia i successi della ricerca clinica. «Lo studio Select ha dimostrato che il trattamento farmacologico con semaglutide può ridurre la mortalità cardiovascolare del 20%, un risultato che definisce un’epoca nuova per la medicina».

Dati presentati a Istanbul mostrano possibili benefici nelle donne con obesità in tutte le fasi della vita riproduttiva, dalla premenopausa alla transizione verso la menopausa. E in uno studio real-world (derivante dalla pratica clinica quotidiana) condotto su oltre 34mila donne in trattamento con terapia ormonale sostitutiva, l’associazione con semaglutide è stata collegata a un rischio di emicrania inferiore del 42–45% e a un rischio di depressione inferiore del 25% rispetto alla sola terapia ormonale.

La fine del “food noise”

I farmaci GLP-1 silenziano il food noise, ovvero il pensiero ossessivo e costante verso il cibo. Un meccanismo neurobiologico, spiega Pagotto, legato al circuito della dopamina: «è un pensiero intrusivo e prepotente che occupa la testa giorno e notte. Molte pazienti, grazie alle nuove terapie, raccontano di aver trovato finalmente la libertà».

Questa sensazione di controllo è confermata dai dati dello studio Outstep 1, dove l’80% dei partecipanti ha riferito una netta riduzione delle voglie e dei pensieri persistenti, con un miglioramento diretto del benessere psicofisico. Spegnere questo “rumore di fondo” permette alle donne di aderire meglio a uno stile di vita sano, agendo direttamente sui centri cerebrali della gratificazione.

Ma attenzione: l’obesità è una malattia cronica e recidivante che coinvolge l’intero organismo, sono quindi necessari interventi multidisciplinari, personalizzati e prolungati nel tempo. «La terapia non va intesa come un ciclo di antibiotici da interrompere al raggiungimento del peso desiderato» sottolinea Bertoli.

Keypoints

  • L’obesità influisce sulla salute femminile in ogni fase della vita, dalla fertilità alla menopausa, aumentando anche il rischio cardiovascolare e oncologico.
  • La sindrome dell’ovaio policistico cambia nome in PMOS per evidenziare il ruolo centrale del metabolismo e superare una visione limitata alla sola dimensione ovarica.
  • Il controllo del peso migliora fertilità, gravidanza e qualità della vita, riducendo complicanze come diabete gestazionale, ipertensione e parto cesareo.
  • I farmaci GLP-1 agiscono anche sul “food noise”, il pensiero ossessivo verso il cibo, aiutando le pazienti ad aderire più facilmente a stili di vita sani.
  • L’obesità è una malattia cronica e recidivante che richiede percorsi multidisciplinari e terapie personalizzate nel lungo periodo.

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