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Un sintomo vago, una diagnosi sbagliata, anni di consulti medici e di attesa. È l’odissea di chi vive con una malattia rara: 300 milioni di persone nel mondo, 2 milioni solo in Italia, di cui oltre 100mila ancora senza un nome da dare a ciò che le affligge. Ma qualcosa sta cambiando, a una velocità che fino a pochi anni fa sembrava impossibile. Piccoli passi avanti diventati salti da gigante. Terapie innovative che possono cambiare la storia delle malattie e dei malati rari. Come quelle a cui sta lavorando l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Le Reti di Riferimento Europee
Una velocità resa possibile da un’architettura europea fondamentale per migliaia di famiglie: le ERN, le Reti di Riferimento Europee, network di centri clinici che hanno l’obiettivo di ottimizzare la diagnosi e le cure per le malattie rare e favorire la presa in carico di pazienti che richiedono trattamenti altamente specialistici spesso multidisciplinari. Sono 24, ciascuna dedicata a un grande gruppo di patologie, e riuniscono 1.606 centri in 375 ospedali di 28 paesi.
Bruno Dallapiccola, direttore scientifico emerito del Bambino Gesù, le definisce un acceleratore fondamentale per la presa in carico e la ricerca sulle malattie rare. «La complessità di queste patologie rende spesso difficile individuare cure risolutive, ma i progressi della scienza stanno consentendo terapie sempre più personalizzate ed efficaci, capaci di migliorare in modo significativo la qualità di vita dei pazienti e modificare la storia naturale di molte malattie».
Il principio che le anima è semplice: sono le competenze a viaggiare, non i pazienti. Al centro di questa rete, come hub pediatrico d’eccellenza, c’è l’Ospedale Bambino Gesù, primo centro pediatrico in Europa per numero di affiliazioni, con 20 delle 24 ERN e circa 20mila bambini e bambine in carico.
«I pazienti con queste malattie – spiega – entrano in un percorso molto complicato. Un’odissea che ha due obiettivi: la diagnosi, che spesso richiede anni, e la presa in carico, che solo in pochi casi riguarda un trattamento capace di modificare davvero la storia della patologia».
Tutto questo però sta cambiando: il 35% delle sperimentazioni cliniche farmacologiche in Italia riguarda oggi le malattie rare e l’EMA ha autorizzato oltre 200 farmaci orfani.
Neuroblastoma: quando il tumore più temuto si può battere
Il neuroblastoma, tumore solido extracranico più frequente in età pediatrica, è uno dei fronti più avanzati. Con circa 110 nuovi casi all’anno in Italia, è una patologia per cui nessun centro, da solo, raggiungerebbe mai i numeri necessari per una sperimentazione robusta: è qui che le ERN fanno la differenza. Franco Locatelli, responsabile del Centro Studi Clinici Oncoematologici, durante il convegno “Terapie innovative nelle ERN dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù” organizzato in vista della Giornata mondiale delle malattie rare, ha illustrato i risultati di una terapia con cellule CAR-T sviluppata al Bambino Gesù: linfociti del paziente geneticamente modificati per riconoscere e attaccare il tumore.
I dati pubblicati ad agosto su Nature Medicine su 54 pazienti documentano, nei pazienti con basso carico tumorale, una sopravvivenza libera da malattia a cinque anni del 53% e una sopravvivenza globale del 68%, contro il 10-15% degli approcci convenzionali per le forme recidivate. «Abbiamo ricevuto richieste di presa in carico da tutto il mondo», ha detto Locatelli. Analogo entusiasmo per il gene editing applicato a beta-talassemia e anemia falciforme: quasi tutti i pazienti trattati smettono di aver bisogno di trasfusioni regolari.
La condrodisplasia si cura: una storia di precisione molecolare
Andrea Bartuli, responsabile dell’unità di Malattie rare e genetica medica, ha raccontato un’altra trasformazione silenziosa. La condrodisplasia causa bassa statura e crescita disarmonica degli arti. Per decenni l’unica via era l’allungamento traumatico, con fratture e fissatori esterni, mesi di dolore e riabilitazione. Oggi un farmaco di precisione (vosoritide) riattiva la proliferazione e la differenziazione dei condrociti, le cellule che permettono la crescita dell’osso. Al Bambino Gesù i 22 pazienti trattati mostrano incrementi significativi della velocità di crescita, che in molti casi li allineano ai coetanei sani.
Le CAR-T nelle malattie reumatologiche: la frontiera che nessuno immaginava
La frontiera più sorprendente l’ha illustrata Fabrizio De Benedetti, responsabile di Reumatologia. Nelle malattie immunologiche rare – autoinfiammazione, iperinfiammazione, autoimmunità – la ricerca punta a identificare quello che De Benedetti chiama «il direttore d’orchestra dell’infiammazione»: il mediatore molecolare che, una volta silenziato, può fermare l’intera risposta patologica. E l’ultimo strumento per farlo è lo stesso dell’oncologia: le CAR-T.
Un bambino con dermatomiosite giovanile, rara patologia infiammatoria autoimmune che colpisce prevalentemente cute e muscoli scheletrici, mostrava a un anno dall’infusione una trasformazione che «nessuno di noi aveva visto prima». Un rene devastato dai depositi tipici dell’autoimmunità attiva appariva completamente normalizzato sei mesi dopo il trattamento. Un salto da gigante, appunto: risultati straordinari, se si pensa che non si era mai vista una remissione clinica così profonda con le terapie tradizionali.
Trapianti d’organo e di cellule
A completare il quadro è stato Carlo Dionisi Vici, responsabile dell’unità operativa complessa di Malattie metaboliche ed epatologia (MetabERN): al Bambino Gesù il trapianto di fegato non serve più solo a sostituire un organo malato, ma a fornire al paziente l’enzima che il suo metabolismo non riesce a produrre. Quasi 100 trapianti eseguiti con questa logica, miglioramenti documentati non solo nella sopravvivenza ma nello sviluppo neurocognitivo dei bambini trattati. «Possiamo finalmente parlare di transizione», ha detto Dionisi Vici, riferendosi al passaggio dei pazienti dalla pediatria alla medicina dell’adulto. «Per questi bambini c’è un domani». Una parola che, fino a pochi anni fa, per molti di loro semplicemente non esisteva.
Un’eccellenza italiana che guarda al mondo
Dal 2016 al Bambino Gesù è attivo l’Ambulatorio dedicato ai pazienti rari senza diagnosi, il primo in Italia nel suo genere, che integra l’esperienza clinica e la ricerca scientifica attraverso la collaborazione con una rete estesa di centri esperti, nazionali e internazionali. Dal 2014, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ha identificato più di 100 nuovi geni malattia. E, come ricordato durante il convegno, attraverso i nodi della rete europea, garantisce a bambini e bambine con malattie rare l’accesso alle terapie più innovative, la possibilità di partecipare a sperimentazioni cliniche e ottenere una diagnosi accurata e precoce anche nei casi più complessi.
Il 28 febbraio, Giornata mondiale delle malattie eare, l’ospedale aprirà le porte a bambini e adolescenti con epidermolisi bollosa nell’auditorium della sede di San Paolo Fuori le Mura: secondo appuntamento di un ciclo mensile pensato per non lasciare le famiglie sole lungo il percorso di cura.


