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Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, in Italia sono circa 300mila le persone che convivono con la malattia di Parkinson, la seconda patologia neurodegenerativa più diffusa dopo la demenza. Un dato destinato a crescere: le stime più recenti indicano infatti che, entro il 2050, i casi potrebbero raddoppiare, in parte per il progressivo invecchiamento della popolazione, ma anche per l’assenza di strategie di prevenzione efficaci.
Tuttavia, come spiega Alessandro Tessitore, nuovo presidente della Società Italiana Parkinson e altri Disordini del Movimento (LIMPE-DISMOV),«siamo in una fase di grande fermento, sia per quanto riguarda la diagnostica che il trattamento del Parkinson, con una attenzione crescente agli approcci di medicina personalizzata».
Per questo, nei prossimi anni, si auspica di assistere a un cambiamento profondo, passando da una gestione prevalentemente sintomatica a interventi capaci davvero di modificare il decorso della malattia.
Terapie personalizzate e biomarcatori: come evolve la gestione del Parkinson
Sul fronte terapeutico, le prospettive più concrete riguardano nuovi farmaci e strategie in grado di semplificare gli schemi terapeutici e migliorare la compliance del paziente. «Tra queste, i nuovi metodi di infusione continua sottocutanea di farmaci in precedenza disponibili solo per via orale, le terapie chirurgiche di neuromodulazione sempre più raffinate e, in fase di sperimentazione avanzata, farmaci che potrebbero rallentare la progressione della malattia e non soltanto controllarne i sintomi», spiega Tessitore, professore di neurologia al Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche avanzate dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”.
Parallelamente, cresce l’attenzione per gli approcci personalizzati. «Non esiste un Parkinson uguale per tutti, e la medicina del futuro dovrà tenere conto delle specificità biologiche di ciascun paziente».
Anche l’impatto delle nuove tecnologie è già significativo e destinato a crescere. «I biomarcatori, in particolare quelli rilevabili nel liquido cerebrospinale e, forse, in futuro anche nel sangue, ci permetteranno di identificare la malattia anni prima che compaiano i sintomi motori. L’imaging avanzato, come la PET con traccianti specifici per la sinucleina, consentirà di “vedere” il danno neuronale con precisione crescente».
Infine, l’intelligenza artificiale sta già rivoluzionando l’interpretazione di questi dati: algoritmi addestrati su migliaia di casi riescono oggi a individuare pattern diagnostici che l’occhio umano faticherebbe a cogliere. «La sfida futura sarà quella di tradurre tutto questo in strumenti accessibili nella pratica clinica quotidiana», afferma Tessitore.
Al Policlinico Vanvitelli la terapia a ultrasuoni per il tremore nel Parkinson
Un passo verso il futuro arriva proprio dal Policlinico Vanvitelli, dove Tessitore è direttore della Scuola di specializzazione in Neurologia e della UOC di Neurologia e Neurofisiopatologia, nonché responsabile del Centro Parkinson e altri Disordini del Movimento.
Qui è stata recentemente introdotta la metodica MRgFUS (Magnetic Resonance-guided Focused Ultrasound), una nuova terapia a ultrasuoni focalizzati guidati da risonanza magnetica per il trattamento del tremore nel Parkinson e in altri disordini del movimento. Si tratta di una tecnica ormai consolidata da diversi anni, che è tuttavia presente solo in pochi centri sul territorio nazionale.
«Gli ultrasuoni focalizzati guidati da risonanza magnetica sono una tecnologia non invasiva che consente di trattare il tremore senza incisioni, senza bisturi e senza anestesia generale. Il paziente, sveglio e cosciente, indossa un apposito caschetto all’interno di uno scanner per risonanza magnetica ad alto campo: centinaia di fasci di ultrasuoni convergono con precisione millimetrica su una piccola area cerebrale responsabile del tremore, neutralizzandola in modo selettivo. La procedura dura alcune ore e richiede la costante collaborazione del paziente. Il risultato è spesso immediato e duraturo, a condizione che il paziente sia stato adeguatamente selezionato.
Purtroppo, infatti, non tutti possono sottoporsi a questa procedura. Tra le controindicazioni assolute figurano l’incompatibilità con la risonanza magnetica (protesi metalliche, pacemaker, claustrofobia) e condizioni come patologie cardiovascolari o psichiatriche non compensate, terapia anticoagulante non sospendibile, deterioramento cognitivo e pregresso ictus» spiega Tessitore, sottolineando come il legame tra assistenza clinica e ricerca universitaria sia un binomio vincente.
Accanto al Parkinson, la metodica rappresenta anche una valida opzione terapeutica per il tremore essenziale, una condizione distinta ma altrettanto invalidante nella vita quotidiana, che può compromettere gesti semplici come scrivere, mangiare o tenere un bicchiere in mano.
Ricerca, formazione e collaborazione: la visione per il futuro della LIMPE-DISMOV
Per il futuro, infine, la collaborazione non è un’opzione, ma condizione necessaria per fare scienza di qualità. Per questo, uno degli obiettivi prioritari di Tessitore come nuovo presidente LIMPE-DISMOV è quello di rafforzare i rapporti con altre società scientifiche, nazionali e internazionali, oltre che l’investimento necessario su giovani ricercatori e ricercatrici.
«Sul fronte della ricerca, puntiamo a finanziare progetti indipendenti e a sostenere studi multicentrici promossi dai nostri soci, come già avvenuto negli ultimi anni. I nostri studi hanno avuto un ruolo fondamentale nel panorama della letteratura internazionale di settore. Ma tutto questo non ha senso senza formazione continua. Per me è una priorità tanto quanto le altre: corsi di aggiornamento, webinar, scuole eestive, percorsi didattici pensati per i soci a ogni livello di carriera. Perché non c’è crescita della società senza crescita delle persone che la compongono.
Questi ambiziosi obiettivi non mi spaventano, perché potrò contare sulla collaborazione di una squadra straordinaria: dalla segreteria organizzativa ai colleghi membri del Consiglio direttivo, persone di spessore assoluto» conclude Tessitore, ribadendo l’impegno a confermare la Società come punto di riferimento per chi fa ricerca, medici, pazienti e istituzioni.


