Paracchi, Assobiotec: la missione del Venture Capital pubblico deve essere di trattenere gli asset nel Paese

di Michela Moretti
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Michela Moretti

Perché ne stiamo parlando
Pierluigi Paracchi di Assobiotec invita le agenzie governative ad investire massicciamente nel settore biotech.

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«Le agenzie governative devono intervenire in modo mirato per identificare e sostenere le aziende biotech strategiche, investendo capitali significativi», sostiene Pierluigi Paracchi, componente del Consiglio di Presidenza di Federchimica Assobiotec e moderatore del Tavolo di lavoro per l’internazionalizzazione delle industrie nel settore delle biotecnologie presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione. Alla vigilia della sua fireside chat “Venture Capital for biotech companies” (oggi 1 ottobre alle 17, all’interno della Biotech Week) Paracchi offre un’analisi strategica sul ruolo cruciale delle biotecnologie post-pandemia, evidenziando sfide e opportunità per il settore italiano, con particolare attenzione agli investimenti e al mantenimento degli asset nel nostro Paese. E auspica che la Fondazione Enea Tech e Biomedical faccia passi avanti: il suo fondo da oltre un miliardo di euro fa la differenza per il settore, ma il ritardo nell’utilizzo di questi capitali rischia di far perdere opportunità importanti, sia dal punto di vista della competitività che etico.

Dottor Paracchi, come vede il ruolo delle biotecnologie post-pandemia e l’evoluzione del settore?

«Le biotecnologie erano già un settore importante, ma la pandemia ha ulteriormente accelerato il riconoscimento della loro rilevanza strategica. La pandemia ha mostrato come il controllo di strumenti biotecnologici, come i vaccini, possa fare la differenza tra proteggere i propri cittadini o subire gravi perdite. È chiaro che, dopo questo evento, il biotech è diventato centrale per le agende strategiche di molti Paesi leader nel mondo, non solo per le emergenze sanitarie, ma anche per altri ambiti, come l’oncologia, che ormai rappresenta una pandemia silente. Un esempio interessante è l’Innovation Fund della NATO, che ha deciso di includere le biotecnologie come settore strategico di investimento».

Parlando di investimenti, qual è la situazione attuale, soprattutto considerando i costi elevati delle terapie avanzate?

«È un tema cruciale. Lo sviluppo di terapie avanzate ha costi significativamente superiori rispetto ai farmaci tradizionali. Questo impone la necessità di concentrare le risorse su progetti che possano effettivamente diventare prodotti clinici con un impatto reale per i pazienti. Negli Stati Uniti è ormai la norma vedere round di finanziamenti iniziali, i cosiddetti seed round, di 10 milioni di euro e series A da 50 milioni in su. Questo dimostra che chi investe in biotech è consapevole degli enormi capitali necessari per arrivare alla clinica. A livello mondiale c’è una grande richiesta di tecnologie innovative, e il nostro Paese ha della scienza di qualità, ma manca di imprenditorialità e di capitali. Il rischio è che le tecnologie promettenti vengano cedute a investitori stranieri, portando alla fuga di asset strategici».

Da questo punto di vista, come vede il ruolo degli investimenti internazionali nel settore biotech?

«Attrarre capitali esteri è fondamentale, ma la sfida è farlo senza perdere il controllo degli asset. La chiave è avere una borsa valori che funzioni, in modo che le aziende possano crescere e rimanere italiane, piuttosto che essere vendute a investitori stranieri. Negli Stati Uniti, ad esempio, la presenza di un mercato finanziario efficiente permette alle aziende di quotarsi, mantenendo il controllo dell’azienda. In Italia, invece, il rischio è che senza una borsa forte, l’unica opzione per le nostre aziende sia, come ho detto, la vendita a investitori stranieri».

Come si può evitare dunque questo fenomeno di company flight?

«Per evitare la fuga di aziende e tecnologie, è necessario un intervento mirato da parte delle agenzie governative. Bisogna identificare i settori strategici, trovare le aziende più promettenti e investire pesantemente su di loro, con capitali che superino i 20-30 milioni di euro. Se non si riesce a fare questo salto, si rischia di non far crescere adeguatamente le aziende biotech e di perdere competitività a livello globale. Il Venture Capital pubblico deve avere una missione strategica, orientata a trattenere gli asset nel Paese, diversamente dai fondi privati, che puntano principalmente al ritorno economico, anche se questo significa cedere l’azienda al miglior offerente».

Fondazione Enea Tech e Biomedical ha un fondo di oltre un miliardo e mezzo di euro destinato alle biotecnologie…

«Nel nostro settore, una somma del genere fa un’enorme differenza. Come associazione, abbiamo spinto fortemente per l’avvio della Fondazione che ora sembra si stia effettivamente attivando. Tuttavia, per ragioni varie, questi capitali non sono ancora stati utilizzati. Bisogna allora farlo in tempi rapidi, altrimenti perdiamo opportunità importanti, non solo a livello competitivo ed economico, ma anche etico. Per chi soffre di malattie gravi, il fattore tempo è cruciale e questo è un tema che non possiamo permetterci di ignorare».

Ci può fare invece qualche esempio di casi di successo nel biotech italiano?

«Certo, ci sono stati progressi significativi. Ad esempio, Altheia Science ha raccolto 17 milioni di euro e AAVantgarde di oltre 60 milioni. Abbiamo un numero crescente di aziende che stanno raccogliendo capitali importanti, il che è un segnale positivo. La sfida, ripeto, è mantenere questi asset in Italia».

Tra pochi giorni ci sarà il BioInItaly Investment Forum. Come contribuiscono eventi di questo tipo allo sviluppo del settore biotech italiano?

«Questi eventi sono fondamentali per mettere in contatto aziende italiane con investitori internazionali e per creare un ecosistema che favorisca la crescita del settore. Il contesto è cambiato, e oggi abbiamo un numero crescente di Venture Capital italiani e di aziende biotech che stanno raccogliendo capitali significativi. Inoltre, grazie all’impegno di agenzie governative stiamo costruendo un sistema che può portare reali benefici al paziente finale. Eventi come il BioInItaly Investment Forum servono proprio a coordinare tutti questi attori e a creare opportunità concrete per il settore».

Keypoints

  • Pierluigi Paracchi di Assobiotec evidenzia che le biotecnologie sono diventate centrali nelle agende strategiche globali, citando l’inclusione nel NATO Innovation Fund
  • Le agenzie governative devono intervenire con investimenti mirati per sostenere le aziende biotech strategiche e trattenere gli asset in Italia, sostiene
  • Lo sviluppo di terapie avanzate richiede risorse significative e il rischio è la fuga di tecnologie promettenti verso investitori stranieri
  • Paracchi sottolinea l’importanza di una borsa valori funzionante per mantenere il controllo delle aziende in Italia
  • Il Venture Capital pubblico deve puntare a preservare asset strategici nel Paese, diversamente dai fondi privati
  • Il fondo della Fondazione Enea Tech e Biomedical è essenziale, ma i capitali devono essere utilizzati rapidamente per evitare perdite di opportunità
  • Eventi come il BioInItaly Investment Forum sono cruciali per collegare aziende italiane a investitori internazionali e favorire lo sviluppo del settore

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