Plasma, dal dono alla cura: informazione strategica per aumentare le donazioni

Plasma, dal dono alla cura: informazione strategica per aumentare le donazioni

di Anita Fiaschetti
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Anita Fiaschetti

Perché ne stiamo parlando
Il plasma è essenziale per produrre farmaci salvavita utilizzati nel trattamento di malattie rare e gravi, ma una ricerca dell’Istituto Piepoli evidenzia un forte gap: in Italia solo 2 persone su 10 sanno cosa sia e il solo il 23% sa a cosa serve.

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Sono farmaci salvavita, come le immunoglobuline destinate alla cura di malattie rare e ultra-rare, il cui fabbisogno continua a crescere. Parliamo dei plasmaderivati, medicinali biologici prodotti con il plasma donato, che rappresenta una delle risorse biologiche più strategiche per la salute pubblica e per la continuità terapeutica di migliaia di pazienti – la carenza di plasma si traduce per loro in un rischio concreto ma continua a essere poco conosciuto dalla popolazione italiana.

È il quadro che emerge dalla ricerca “La donazione di plasma in Italia: conoscenza, atteggiamenti e leve di attivazione”, realizzata dall’Istituto Piepoli e presentata oggi alla Camera dei Deputati.

L’indagine fotografa un paradosso: il 95% dei cittadini considera il plasma una risorsa fondamentale per i pazienti, ma soltanto 2 italiani su 10 dichiarano di sapere realmente cosa sia (la parte liquida del sangue). Ancora più ridotta la conoscenza del suo utilizzo: solo il 23% afferma di essere informato sull’impiego terapeutico dei farmaci plasmaderivati. Albumina, immunoglobuline, antitrombina, fattore VIII (FVIII) della coagulazione, solo per citarne alcuni.

Donazioni, disponibilità alta

Eppure, il potenziale di crescita delle donazioni appare significativo. Sette italiani su dieci si dichiarano disponibili a donare plasma nei prossimi 12 mesi se ricevessero maggiori informazioni sul suo valore e sulla sua destinazione terapeutica; la quota sale all’83% tra chi è già donatore. Un dato che suggerisce come il vero collo di bottiglia sia la capacità del sistema di informare, coinvolgere e facilitare l’accesso alla donazione. Se la disponibilità della popolazione c’è, è fondamentale allora trasformarla in azione. Come? Attraverso un’informazione capillare, la semplificazione dei percorsi e l’accessibilità ai servizi, è stato detto durante l’incontro.

La dipendenza dall’estero e la questione della sicurezza sanitaria

La ricerca evidenzia inoltre una fragilità ancora poco percepita dall’opinione pubblica: solo un italiano su tre sa che il plasma non può essere prodotto artificialmente, mentre due cittadini su tre ignorano che una quota rilevante del plasma utilizzato in Italia proviene dall’estero. Una dipendenza che, in uno scenario globale segnato da tensioni sulle supply chain sanitarie e crescente domanda di plasmaderivati, apre interrogativi sulla resilienza del Servizio sanitario nazionale.

«Garantire l’autosufficienza significa proteggere la continuità delle cure e ridurre vulnerabilità che oggi incidono sulla resilienza del sistema», ha sottolineato il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, richiamando anche le indicazioni europee sui medicinali critici e sulla necessità di rafforzare le filiere strategiche per la salute pubblica. 

Organizzazione e accessibilità: le vere leve della donazione

Tra gli elementi che possono favorire la crescita delle donazioni emergono soprattutto fattori organizzativi: facilità di accesso ai centri trasfusionali, sistemi di prenotazione efficienti e servizi di prossimità risultano molto più determinanti degli incentivi economici. Il centro trasfusionale ospedaliero resta inoltre il luogo preferito dai cittadini per effettuare la donazione, segnale di quanto questa pratica venga percepita come un gesto ad alta responsabilità sanitaria.

«Ogni carenza di plasma si traduce in un rischio concreto per i pazienti. Investire su informazione, educazione, accessibilità e qualità organizzativa dei servizi significa rafforzare l’esigibilità del diritto alle cure e ridurre le disuguaglianze» ha evidenziato Tonino Aceti, presidente di Salutequità.

Il ruolo dei plasmaderivati nelle malattie rare

Il tema assume un valore ancora più rilevante considerando il ruolo dei farmaci plasmaderivati nella gestione di patologie rare, immunodeficienze e malattie croniche complesse. Immunodeficienze congenite, malattie neurologiche, emofilia e altri disordini congeniti della coagulazione, cirrosi e le sue complicanze sono alcune delle patologie trattate con questi farmaci.

Come ha evidenziato Francesco Carugi, presidente del Gruppo Emoderivati di Farmindustria, «la disponibilità di plasma è un fattore determinante per garantire terapie salvavita e continuità assistenziale, motivo per cui serve un approccio sistemico capace di rendere la filiera più solida, sostenibile e meno esposta a dipendenze esterne».

Ribadendo ciò che solo pochi giorni fa anche il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, ha evidenziato in merito al bisogno di plasma: è necessario «per garantire la disponibilità di plasmaderivati e la continuità terapeutica per i pazienti, considerando la crescita dei fabbisogni terapeutici dei pazienti a livello mondiale». E proprio sottolineando l’importanza di queste terapie, salvavita appunto, Cattani ha auspicato il superamento del payback e l’esclusione dei plasmaderivati dalla spesa soggetta a tetto.

La sfida culturale: spiegare il valore del plasma

Sul fronte culturale, la consapevolezza pubblica è cruciale. «I dati raccolti ci dicono che gli italiani sanno che il plasma è importante, ma solo due su dieci sanno davvero che cosa sia. Con questo capiamo perché siano così pochi a donare. Quando però spieghiamo meglio il valore del plasma, allora la tendenza a donare è maggiore: 7 italiani su 10 sono disposti a farlo». È chiaro quindi, secondo Livio Gigliuto, presidente dell’Istituto Piepoli, che l’informazione può giocare un ruolo chiave.

«Dobbiamo far capire alle persone l’importanza del plasma. Fare informazione significa far crescere la curva delle donazioni in Italia e rafforzare una risorsa essenziale per la sicurezza sanitaria del Paese».

I dati del Centro nazionale sangue

Stando ai dati del Centro nazionale sangue, nel 2025 sono state raccolte 919,7 tonnellate di plasma, oltre 11 tonnellate in più rispetto al 2024, grazie a milioni di donatrici e donatori di sangue volontari e non remunerati, all’impegno delle associazioni e dei centri di raccolta del Servizio sanitario nazionale. E sono stati così conferiti all’industria per la produzione di medicinali plasmaderivati 15,6 chili di plasma per mille abitanti. Malgrado questi numeri però, l’autosufficienza in materia di plasma resta una sfida per l’Italia.

Per quel che riguarda le immunoglobuline, l’Italia riesce a coprire circa il 60% della domanda. Va meglio per l’altro farmaco chiave, l’albumina (oltre il 75%). La quota mancante viene reperita sul mercato con costi significativi per il Servizio sanitario nazionale.

I dati più recenti relativi a marzo 2026 confermano la complessità di questa sfida, pur mostrando segnali positivi nel breve termine. Nel solo mese di marzo sono stati conferiti 80.446 chili di plasma per la produzione di plasmaderivati, con un incremento del 5,5% rispetto a marzo 2025. Tuttavia, se si guarda al primo trimestre dell’anno (gennaio-marzo 2026), il totale raccolto è di 227.866 chili, registrando una lievissima flessione dello 0,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
In termini di incidenza sulla popolazione, nei primi tre mesi del 2026 sono stati conferiti 3,9 chili di plasma per mille abitanti, un dato che si allinea perfettamente all’obiettivo intermedio fissato per il periodo, ma che sottolinea la strada ancora da percorrere per raggiungere il target annuale di 15,7 chili. L’obiettivo complessivo per l’intero 2026 è infatti fissato a 923.026 chili.
A livello regionale, l’andamento del primo trimestre 2026 è estremamente variegato: si distinguono per crescita la Provincia Autonoma di Bolzano (+25,4%), la Basilicata (+19,1%) e la Puglia (+11,4%). Di contro, si segnalano contrazioni significative in Valle d’Aosta (-20,2%) e nelle Marche (-16,3%)

Keypoints

  • Il 95% degli italiani considera il plasma fondamentale per la salute pubblica, ma solo il 20% sa realmente cosa sia.
  • Il 70% dei cittadini sarebbe disposto a donare plasma con una maggiore informazione sul suo utilizzo terapeutico.
  • Due italiani su tre non sanno che una parte significativa del plasma utilizzato in Italia proviene dall’estero.
  • Accessibilità ai centri, prenotazioni semplici e organizzazione dei servizi incidono più degli incentivi economici sulla propensione alla donazione.
  • Rafforzare la raccolta nazionale di plasma è considerato un tema strategico per la resilienza del Servizio sanitario e per la continuità delle cure con farmaci plasmaderivati salvavita.

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