Dai fondi PNRR alle cure del futuro. Il Centro nazionale RNA trasforma 320 milioni in terapie avanzate. Quali le prospettive fino al 2030?

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Perché ne stiamo parlando
Il Centro nazionale RNA ha creato una rete di ricerca e innovazione che ha prodotto terapie avanzate e infrastrutture d’eccellenza, avviato trial clinici e investito in formazione. Il presidente Rizzuto: la biotecnologia è sviluppo economico e tutela della salute.

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Il Centro nazionale per lo sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia RNA ha concluso la fase di finanziamento legata al PNRR. Il bilancio? Più che positivo secondo il presidente Rosario Rizzuto, direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche all’Università di Padova. Con un investimento di oltre 320 milioni di euro, la struttura ha attivato una rete che connette 44 enti e 58 partner impegnati nello sviluppo di tecnologia medica avanzata.

Il successo dell’iniziativa si misura in terapie personalizzate, infrastrutture d’avanguardia per accelerare l’accesso alle cure e trial clinici avviati.

La messa a terra dei fondi PNRR ha permesso infatti «la costruzione di una rete di attori pubblici e privati: università, aziende, centri di ricerca hanno lavorato insieme per ottenere risultati di ricerca traslazionale, che trasforma le scoperte in possibilità di farmaci e protocolli di terapie geniche; la realizzazione e il potenziamento di infrastrutture, fondamentali perché queste tecnologie avanzate hanno bisogno di facilities e strumentazioni molto complesse; e la formazione e la valorizzazione del capitale umano, con l’attivazione di un nuovo corso di dottorato e un’academy».

Che cos’è il Centro nazionale RNA

Il Centro nazionale per lo sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia RNA è uno dei cinque centri finanziati dall’Unione europea (con i fondi PNRR Missione 4-Istruzione e Ricerca) nell’ambito del programma Next Generation.

Nato nel 2022 con l’idea di unire scienza, tecnologia e impresa per portare l’innovazione dal laboratorio al paziente, il Centro è impegnato nello sviluppo di nuove terapie geniche e nell’identificazione di nuovi bersagli terapeutici da tradurre in prodotti farmacologici innovativi basati sull’RNA.

Finanziato con oltre 320 milioni di euro, il progetto si concluderà a fine aprile, ma «continuerà a far correre questa filiera, a spingere quella ricerca che ha l’obiettivo rapido di diventare farmaco, metteremo a disposizione le infrastrutture ad altre università e imprese e continueremo a formare, perché il capitale umano è la forza maggiore di un paese quando vuole affrontare una sfida competitiva» precisa Rizzuto.

Medicina di precisione: applicazioni cliniche

I progressi clinici riguardano lo sviluppo di terapie CAR-T per diverse patologie. «Vedere che oltre la metà dei pazienti trattati per neuroblastoma non mostra progressione della malattia a 5 anni di distanza è il successo più grande» sottolinea Franco Locatelli, riferendosi alle terapie CAR-T che hanno permesso il trattamento di 54 pazienti con neuroblastoma, ottenendo il 77% di risposte positive, il 67,6% di pazienti in vita a 5 anni di distanza e il 52,8% che non mostra segni di malattia (leggi qui l’articolo sugli studi clinici su neuroblastoma e altre malattie al Bambino Gesù).

Ma l’uso clinico di cellule CAR-T è stato applicato con successo anche contro le leucemie linfoblastiche e mieloidi acute, con 21 pazienti già trattati. Mentre l’uso sperimentale di CAR-T CD19 ha permesso di “resettare” il sistema immunitario in bambini con malattie autoimmuni gravi (come lupus, dermatomiosite e sclerosi sistemica), portando 7 pazienti su 8 alla remissione completa.

«Siamo riusciti ad attivare terapie con cellule CAR-T, cioè cellule del sistema immunitario modificate per essere reindirizzate sul bersaglio specifico, nell’ambito dei tumori solidi, delle neoplasie del sistema nervoso centrale, di leucemie acute e di malattie autoimmuni ottenendo in questo caso un reset del sistema immunitario» puntualizza il direttore del Dipartimento di Oncoematologia e terapia cellulare e genica dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma e professore di pediatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Risultati importanti anche sul fronte delle malattie genetiche. Grazie a una collaborazione tra Fondazione Telethon, Fondazione Tettamanti e Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, è stata messa a punto una terapia genica per la cura della talassemia, la patologia genetica più diffusa in Italia: approvati gli studi clinici. Il Centro inoltre ha sviluppato “RNA modulatori” per trattare disordini del neurosviluppo, epilessie ereditarie e la malattia di Parkinson.

In ambito oncologico, è stata validata una piattaforma mRNA per produrre anticorpi veicolati tramite nanoparticelle lipidiche direttamente all’interno del corpo del paziente: un approccio che riduce i costi e la tossicità sistemica delle cure. Inoltre sono stati identificati bersagli RNA per contrastare la sarcopenia (la grave perdita di tessuto muscolare nei malati oncologici), è stato ideato un innovativo “vaccino invertito” a mRNA per indurre tolleranza immunitaria verso le patologie autoreattive. E la ricerca ha riguardato anche SLA e Alzheimer.

«Le terapie avanzate – aggiunge Locatelli – rappresentano la frontiera più avanzata della medicina: permettono di ottenere approcci potenzialmente curativi per numerose patologie. Avere attivato i trial clinici consente di offrire delle risposte terapeutiche a numerosi pazienti con patologie che compromettono la prospettiva di sopravvivenza o la qualità di vita».

Rete, infrastrutture e asset tecnologici

La distribuzione delle risorse ha permesso la creazione di infrastrutture su tutto il territorio nazionale, per accelerare l’accessibilità di queste cure. Il 41% dei fondi sono stati destinati alle regioni del Mezzogiorno.

A Napoli per esempio è operativa la RNA Platform per la produzione di mRNA destinato a trial clinici di fase 1 e 2: la “Fabbrica dell’RNA”. A Modena è in attivazione un Clinical Trial Center integrato con laboratori per la fase 1, mentre a Padova è attivo un centro dedicato agli organoidi 3D per testare l’efficacia dei farmaci senza l’uso di animali. A Roma il Laboratorio di Terapia Genica opera in sinergia con l’Officina Farmaceutica: per trasformare la ricerca in cura, l’infrastruttura riunisce sotto lo stesso tetto tutta la filiera della medicina traslazionale, dall’identificazione dei bersagli molecolari alla produzione delle terapie fino alla sperimentazione clinica per provarne l’efficacia. Mentre dall’alleanza tra PBL e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è nata una fabbrica farmaceutica robotizzata in miniatura – il CFBox – capace di produrre fino a quattro terapie cellulari avanzate simultaneamente. Una piattaforma guidata dall’intelligenza artificiale che opera senza la necessità delle costose camere bianche, abbattendo i costi di produzione (leggi qui l’articolo su CFBox).

«Avere a disposizione a Roma un’infrastruttura così avanzata ed estesa, ci consente un salto tecnologico senza precedenti, permettendoci di internalizzare completamente l’intera filiera produttiva» osserva Locatelli.

Ma, come si può osservare nell’immagine, la rete si espande lungo tutto lo Stivale con la Facility per l’analisi di biomarcatori circolanti a Siena, il Data Center ReCaS-Bari unito alla nuova Flagship RNA Biomix e il Centro di Competenza di Milano, un polo di servizi avanzati nato per garantire che i nuovi farmaci siano sicuri, efficaci e pronti per l’iter approvativo delle autorità competenti. Sempre a Milano, opera l’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget). Un’altra importante infrastruttura potenziata è il Laboratorio di Terapia Cellulare e Genica “Stefano Verri” che, assieme alla Torre della Ricerca di nuova costruzione, ha permesso il potenziamento del Centro di ricerca della Fondazione Tettamanti nell’Azienda Ospedaliera San Gerardo di Monza.

Capitale umano e trasferimento tecnologico

Ma ecco un po’ di numeri che sintetizzano i risultati del Centro. Quasi 2.000 le persone coinvolte. In particolare, i finanziamenti PNRR hanno generato oltre 700 nuove assunzioni e il coinvolgimento di circa 200 dottorandi, di cui oltre 70 iscritti al neonato dottorato nazionale in “RNA Therapeutics and Gene Therapy”.

L’attività scientifica ha prodotto più di 1.000 articoli, oltre 30 brevetti e coinvolto diverse startup impegnate a trasformare la ricerca in strumenti concreti per i pazienti, come PoliRNA, attiva sul fronte della rigenerazione cardiaca, T-One Therapeutics, che sviluppa farmaci innovativi a RNA per riprogrammare le cellule immunitarie nel trattamento del cancro e delle malattie immuno-mediate, e Alia Therapeutics per la retinite pigmentosa. Oltre a collaborazioni con AstraZeneca, Chiesi Farmaceutici, Dompé e Stevanato Group. «La sinergia tra comunità scientifica e tessuto imprenditoriale è fondamentale per amplificare l’impatto della ricerca – sia di base che applicata – in termini di innovazione tecnologica». Ne è convinta Francesca Galli (Ministero dell’Università e della Ricerca).

16 milioni di euro sono stati investiti in 34 progetti di trasferimento tecnologico. Da un lato, la transizione delle idee innovative verso il mercato è stata supportata da Intesa Sanpaolo, che ha collaborato all’iniziativa GeneRNAtion Challenge lanciata dal Centro, e dall’altro lato, i singoli poli di ricerca hanno generato spin-off, come Sinerise Therapeutics (creata dall’Istituto Italiano di Tecnologia), we.MitoBiotech per la SLA, TAG Therapeutics per l’invecchiamento, oltre a DNAswitch e Genoa Instruments.

«Nell’ultimo anno – precisa Rizzuto –  abbiamo avuto la possibilità di trasformare i risultati di ricerca in startup, in imprese». Rizzuto parla di un nuovo rilancio della biotecnologia, «che ha doppio valore: è sviluppo economico e tutela della salute».

Sostenibilità e programmazione fino al 2030

E adesso? Conclusa la fase PNRR, il Centro evolverà in un hub di innovazione per garantire la stabilità operativa fino al 2030 attraverso i fondi della Legge di Bilancio e del programma PNRIC che, a partire da maggio, consentirà l’avvio di nuovi progetti per i successivi 30 mesi. Il Centro aprirà inoltre l’accesso alle proprie infrastrutture GMP (Good Manufacturing Practices) e ai servizi avanzati ad altri enti, gruppi di ricerca e imprese per consolidare il ruolo dell’Italia, quale «generatore di tecnologia medica avanzata».

Il piano di espansione prevede anche collaborazioni internazionali con istituti in Australia, Emirati Arabi e Cina. «I nuovi fondi ci permetteranno di consolidare questo modello autofinanziato e ibrido» chiarisce Rizzuto, puntualizzando la ferma intenzione di «consolidare il nostro ruolo di eccellenza europea con nuove alleanze internazionali e garantire stabilità ai nostri ricercatori fino al 2030».

Keypoints

  • Nel 2022, grazie ai fondi PNRR, è stato istituito il Centro nazionale RNA
  • Sono stati investiti oltre 320 milioni di euro in ricerca e infrastrutture
  • È stata creata una rete con 44 enti e 58 partner tra pubblico e privato
  • Sono state avviate terapie avanzate e trial clinici, in particolare con CAR-T e tecnologie RNA
  • È stata rafforzata la formazione con un nuovo dottorato e un’academy per valorizzare il capitale umano
  • A fine aprile si chiude la fase PNRR del progetto ma si guarda al futuro: il Centro evolverà in un hub di innovazione per garantire la stabilità operativa fino al 2030 attraverso i fondi della Legge di Bilancio e del programma PNRI

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