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In Italia oltre 140mila persone convivono con la sclerosi multipla, una malattia neurologica cronica che colpisce soprattutto giovani adulti e che ha un impatto rilevante, non solo sulla salute e la qualità di vita (sociale e lavorativa) dei pazienti, ma anche sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. «Abbiamo stimato che la spesa complessiva per i pazienti con sclerosi multipla in Italia sia di circa 9 miliardi di euro all’anno» puntualizza Massimiliano Calabrese, professore di Neurologia all’Università di Verona e direttore del Centro regionale ad alta specializzazione per la Sclerosi Multipla del Policlinico Rossi.
Cosa fare per fermare la malattia? La lesione cerebrale che causa la sclerosi multipla non può essere guarita, ma la diagnosi precoce e una terapia personalizzata data al momento giusto possono concorrere a fermarne lo sviluppo ed evitare l’insorgere delle disabilità.
Strategia oggi possibile grazie alla combinazione tra i nuovi criteri diagnostici e i farmaci innovativi ad elevata efficacia, tra cui gli anticorpi monoclonali anti-CD20, farmaci immunosoppressori selettivi che distruggono in maniera selettiva i linfociti B che esprimono la proteina CD20 sulla loro membrana cellulare.
Ma proprio la necessità di garantire appropriatezza, sostenibilità ed equità di accesso alle nuove opzioni terapeutiche rende fondamentale il ricorso a strumenti strutturati di supporto alle decisioni, ovvero l’Health Technology Assessment (HTA) che consente di integrare le evidenze cliniche e le valutazioni economiche (ma anche gli aspetti etici, sociali ed organizzativi) al fine di supportare i processi decisionali.
Perché, come ricorda Americo Cicchetti, professore di organizzazione aziendale dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma, l’HTA è uno strumento per accelerare l’accesso all’innovazione e migliorare l’efficienza e l’efficacia dei servizi sanitari: garantisce la valorizzazione delle tecnologie sulla base della loro reale utilità per il paziente e per il sistema sanitario e di welfare nel suo complesso. In altre parole, l’uso adeguato dei processi di HTA – che da gennaio 2025 è la metodologia che affianca il processo regolatorio – consente di massimizzare i benefici sanitari e di minimizzare la spesa per le innovazioni terapeutiche.
La sclerosi multipla
La sclerosi multipla è una malattia neurologica cronica che colpisce il sistema nervoso centrale ed è tra le principali cause di disabilità nei giovani adulti. Il sistema immunitario attacca erroneamente la mielina, il rivestimento protettivo delle fibre nervose nel cervello e nel midollo spinale. Questo processo di infiammazione e demielinizzazione altera la trasmissione degli impulsi nervosi, causando disturbi visivi, debolezza muscolare, difficoltà di coordinazione, formicolii, problemi di equilibrio e alterazioni cognitive. Sintomi motori, sensitivi, visivi, cognitivi e neuropsichiatrici, variabili: come chiarisce infatti l’Associazione italiana sclerosi multipla, nonostante la sua natura cronica, la malattia non ha un decorso uguale per tutti. Alcune persone sperimentano fasi di remissione e miglioramento spontaneo, altre un andamento più graduale e progressivo.
L’importanza della diagnosi precoce
«Nel 2025 sono stati introdotti i nuovi criteri di diagnosi della sclerosi multipla che impattano sull’appropriatezza e l’ottimizzazione dei farmaci che oggi abbiamo a disposizione e sulla progressione della disabilità» spiega il neurologo Claudio Gasperini dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma.
Pubblicati su Lancet Neurology, consentono infatti di ridurre in modo drastico i tempi permettendo di identificare la malattia in fase molto precoce, in persone cioè che non hanno ancora manifestato sintomi clinici: «pazienti con Sindrome Radiologicamente Isolata, che alla risonanza magnetica presentano lesioni radiologiche». E questo ha conseguenze dirette sul decorso clinico perché anticipa la possibilità di intervenire farmacologicamente ed evitare l’accumulo di disabilità.
«Se noi facciamo diagnosi precoce e utilizziamo bene i farmaci, siamo in grado di rallentare la progressione e la storia naturale della malattia» osserva Gasperini.
«Anticipare la diagnosi, migliorare la capacità di fare diagnosi e se c’è un farmaco utilizzarlo il prima possibile» è un imperativo per chi si occupa di sclerosi multipla. «Perché una volta che il paziente accumula disabilità, è difficile fare marcia indietro. Da qui il valore dei nuovi criteri diagnostici» puntualizza Calabrese. «La sclerosi multipla comincia a danneggiare il cervello fin dalle primissime fasi della malattia: o la intercettiamo subito, oppure quando il paziente dice “sto peggiorando”, è troppo tardi».
L’infiammazione che porta alla malattia è infatti «come la brace che cova sotto la cenere»: un fenomeno silente, lento e progressivo che erode lentamente la riserva cognitiva, riduce la connettività delle reti neurali e porta a un declino funzionale che diventa irreversibile se non affrontato per tempo.
Quali le manifestazioni cliniche precoci? Deficit di forza, con stanchezza, affaticamento, deterioramento delle performance motorie e cognitive, visione offuscata, diplopia (visione doppia).
La letteratura e l’esperienza clinica mostrano che utilizzare fin da subito farmaci in grado di modulare il sistema immunitario consente di ridurre il propagarsi dell’infiammazione e limitare la progressione della disabilità. Con ricadute significative anche sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Perché se all’inizio la malattia comporta al paziente solo la spesa farmacologica, col tempo poi la disabilità diventa tale da obbligarlo a perdere ore di lavoro, a gravare sulla società e a contare sul caregiver che, a sua volta, deve rinunciare al proprio lavoro per assistere il familiare malato. Con costi stimati – riferisce Calabrese – che arrivano anche a 100mila euro l’anno per paziente.
Infatti, come osserva il neurologo del Policlinico Rossi di Verona, il costo di una terapia non si misura solo nel prezzo del farmaco, ma nel risparmio generato dall’evitare disabilità e nella possibilità di mantenere attive persone che altrimenti perderebbero autonomia, lavoro e qualità di vita.
Ma quali sono le terapie ad alta efficacia che possono modificare, se usate tempestivamente, la traiettoria della malattia?
Ublituximab: una terapia ad alta efficacia
Oggi nel contesto delle terapie ad alta efficacia si inseriscono gli anticorpi monoclonali contro l’antigene CD20, tra cui ublituximab che è al centro del rapporto HTA realizzato da Altems Advisory, spin-off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
Il farmaco, già disponibile nella pratica clinica (a gennaio 2025 AIFA ha autorizzato la rimborsabilità), è indicato per il trattamento di forme di sclerosi multipla recidivanti e offre un duplice vantaggio per evitare quella curva inesorabile di accumulo di disabilità.
Da un lato, possiede un profilo di efficacia elevata, in linea con gli altri anti-CD20 oggi utilizzati. Dall’altro, presenta caratteristiche che lo studio identifica come particolarmente favorevoli: tempi di infusione molto brevi e un monitoraggio post-infusione limitato alle prime due somministrazioni. Elementi che consentono ai centri specialistici di gestire meglio i flussi, ridurre la pressione sulle strutture, ottimizzare il personale e aumentare il numero di pazienti trattati a parità di risorse. Secondo l’analisi Altems, l’introduzione di ublituximab nel portafoglio terapeutico italiano potrebbe generare quindi un risparmio per il SSN.
In Italia, come si legge nel report, si stimano oltre 140mila persone con sclerosi multipla e circa 3.600 nuove diagnosi ogni anno. Considerando che circa il 66% presenta una forma recidivante trattata con terapie modificanti ad alta efficacia e che circa il 26% di questi è in trattamento con un anti-CD20, la popolazione potenzialmente eleggibile al trattamento con ublituximab (il cui impiego e prescrizione sono riservati a neurologi specialisti operanti in centri autorizzati, nel rispetto dei criteri di eleggibilità e appropriatezza definiti dall’Agenzia Italiana del Farmaco) è pari a circa 18.200 pazienti.
La governance dell’innovazione
Accanto agli aspetti clinici ed economici, il tema della governance è centrale. Motivo per cui, valutare solo efficacia e costo-efficacia non è più sufficiente. Lo sottolinea chiaramente Cicchetti. Governare l’introduzione di nuove tecnologie è una sfida che richiede competenze trasversali, coordinamento e capacità di valutazione, per utilizzare al meglio le risorse con un obiettivo reale: offrire alle persone con sclerosi multipla la possibilità di vivere più a lungo, meglio e tenendo la malattia sotto controllo. «L’innovazione è uno strumento che deve poter dare ai pazienti nuove opportunità, che riguardano il recupero, il mantenimento della salute e la qualità di vita».


