The Substance e l’ossessione per l’eterna giovinezza: tra fiction e ricerca di molecole anti-aging

The Substance e l’ossessione per l’eterna giovinezza: tra fiction e ricerca di molecole anti-aging

di Simona Regina
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Simona Regina

Perché ne stiamo parlando
Il film di Coralie Fargeat esplora l’ossessione per la bellezza e l’orrore per l’invecchiamento. Se i progressi scientifici hanno contribuito finora ad aumentare l’aspettativa di vita, oggi la ricerca mira a rallentare l’invecchiamento stesso. Qual è la ricetta della longevità?

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Nel mondo dello showbiz è vietato invecchiare e così Elizabeth Sparkle/Demi Moore, star hollywoodiana destinata all’oblio per aver superato la soglia dei 50 anni, assume una misteriosa sostanza che, a settimane alterne, le consente di rivivere l’età dell’oro nel suo alter ego Sue/Margaret Qualley, versione più giovane e bella di sé. The Substance è l’ultimo film di Coralie Fargeat, una sorta di favola body horror che accende i riflettori sull’ossessione per la bellezza e sull’orrore per l’invecchiamento.

Dal Festival di Cannes alle sale cinematografiche italiane e dal cinema alla realtà. I progressi nelle tecnologie mediche e le misure di salute pubblica hanno contribuito ad aumentare l’aspettativa di vita. Ma ora il trend è rallentare l’invecchiamento.

Dove va la ricerca: le molecole anti-aging

«A livello di ricerca ci si sta concentrando su alcune molecole che non possono invertire ma, sembra, possano rallentare il processo di invecchiamento» spiega Ennio Tasciotti, responsabile dello Human Longevity Program dell’IRCCS San Raffaele di Roma, riferendosi ai senolitici. «Sono molecole che modulano i meccanismi della senescenza eliminando in modo selettivo le cellule che invecchiano». L’idea è semplice: facendo fuori le cellule senescenti, il corpo rinvigorisce perché le cellule vecchie funzionano male, ragion per cui col passare del tempo tessuti, organi e sistemi perdono la funzionalità di un corpo giovane, rendendolo più vulnerabile alle malattie.

I senolitici sono stati studiati soprattutto in modelli animali, dove hanno dimostrato di migliorare il cosiddetto healthy lifespan, l’intervallo di vita sano, e talvolta anche la durata della vita. Alcuni studi hanno evidenziato che l’eliminazione delle cellule senescenti può ridurre le infiammazioni e i danni legati all’invecchiamento, prevenendo alcune malattie croniche. Tuttavia, due articoli recentemente pubblicati su Nature e Science smorzano gli entusiasmi sulle tante “molecole antiaging” proposte come elisir di giovinezza, ribadendo che la ricerca sulle persone è ancora solo agli inizi, e sono necessari studi clinici più ampi per verificarne sicurezza ed efficacia.

Stili di vita

Di fatto, quello che al momento sappiamo, è che la “ricetta della longevità” si basa su quattro ingredienti principali: genetica, alimentazione, ambiente e stili di vita.

«I geni in effetti contribuiscono al buon funzionamento del corpo, quindi anche a un buon invecchiamento. Ma parte del processo di invecchiamento è nelle nostre mani. L’ambiente in cui viviamo, inteso come tessuto sociale e ambiente naturale, e gli stili di vita sono fattori fondamentali» puntualizza Tasciotti, sottolineando come proprio sugli stili di vita si giochi la sfida dell’invecchiamento in salute. «In particolare alimentazione, cognizione e sudorazione sono i tre pilastri della longevità sana».

In altre parole è fondamentale mangiare bene e nelle giuste quantità, assicurandosi un’adeguata assunzione di antiossidanti, vitamine e fibre, mantenere il cervello e la vita sociale attivi e fare regolare attività fisica. «Con sudorazione mi riferisco al fatto che bisogna tenersi in movimento per far funzionare alcuni sistemi del corpo. In particolare il sistema linfatico, che è il “sistema fognario” del nostro organismo: pulisce i tessuti eliminando i prodotti di scarto, ma viene attivato dalla contrazione dei muscoli, per cui se non ci si muove non si ripulisce il corpo dalle tossine» spiega Tasciotti. Fare attività fisica, inoltre, rappresenta una forma di allenamento del nostro sistema immunitario, contribuisce a ridurre i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, stimola la produzione di endorfine, le cosiddette “molecole della felicità”, aiuta la riparazione dei tessuti danneggiati, e molto altro ancora.

Perché invecchiamo

L’invecchiamento deriva dal graduale accumulo di difetti e danni nelle cellule del nostro corpo. Danni che, col passare del tempo, finiscono col compromettere il funzionamento di interi organi e sistemi perché non riescono più a essere contenuti dai meccanismi cellulari di riparazione, che a loro volta si deteriorano. «Le cellule – spiega Tasciotti – perdono efficienza metabolica, hanno dunque meno energia con cui lavorare e non riescono a sopperire al bisogno energetico necessario a riparare i danni che, un po’ alla volta, non solo impattano sul funzionamento della cellula ma via via innescano i processi infiammatori che, come un incendio, divampano e si estendono alle cellule circostanti».

In altre parole, «per quanto il nostro corpo sia programmato per rigenerare alcuni organi e tessuti, con l’età questa capacità si indebolisce». Team di ricerca di tutto il mondo sono a lavoro per capire se sia possibile riparare i danni causati dal tempo ai nostri organi vitali, ma al momento l’obiettivo è ancora lontano, e continuiamo a studiare altri animali, tra cui anfibi, lucertole e pesci, che hanno straordinarie capacità rigenerative. Inseguendo il mito di Prometeo, a cui ogni giorno veniva strappato il fegato e l’organo ricresceva, la sfida della medicina rigenerativa è sviluppare terapie innovative avanzate per riparare, sostituire o rigenerare cellule, tessuti e organi per ripristinare funzionalità fisiologiche compromesse da malattie, traumi o dall’inesorabile processo di invecchiamento.

Intanto, lo scorso novembre, la fondazione XPrize ha lanciato l’XPRIZE Healthspan: 101 milioni di dollari da assegnare a team di ricerca impegnati nello sviluppo di terapie che possano prolungare la durata della vita sana. Perché «è tempo di rivoluzionare il modo in cui invecchiamo e creare un futuro in cui un invecchiamento sano sia accessibile a tutti» ha detto Peter H. Diamandis, fondatore e presidente esecutivo della fondazione americana.

 

Foto: Dol’s Magazine

Keypoints

  • The Substance, film di Coralie Fargeat, accende i riflettori sull’ossessione per l’eterna giovinezza e sul rifiuto dell’invecchiamento
  • La ricerca scientifica indaga sui senolitici, molecole in grado di eliminare cellule senescenti per rallentare l’invecchiamento
  • I senolitici hanno mostrato risultati promettenti sugli animali, ma la ricerca sulle persone è ancora in fase iniziale
  • La longevità sana si basa su quattro fattori principali: genetica, dieta, ambiente e stili di vita
  • L’XPRIZE Healthspan finanzia con 101 i miliardi di dollari  team che lavorano allo sviluppo di terapie che estendano la vita sana

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