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«Pensavamo che il tumore del polmone fosse una malattia incurabile, e non cronica. Pensavamo fosse un’unica malattia da trattare sempre allo stesso modo. E invece non è così». Con questa riflessione Silvia Novello, ordinaria di oncologia medica all’Università di Torino e presidente WALCE (Women Against Lung Cancer in Europe), scardina i vecchi tabù su una patologia che in Italia colpisce ogni anno oltre 45mila persone.
L’approvazione della rimborsabilità da parte di AIFA della prima combinazione terapeutica priva di chemioterapia (amivantamab e lazertinib) per il trattamento di prima linea dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) e mutazioni del recettore EGFR segna un punto di svolta per l’oncologia italiana. Il tumore NSCLC corrisponde a quasi l’85 per cento delle neoplasie di nuova diagnosi. Tra queste, in un paziente su cinque si riscontra una mutazione dell’EGFR, un recettore tirosin-chinasico che aiuta le cellule a proliferare e a dividersi.
Questa approvazione aggiunge quindi un tassello prezioso verso la transizione a una medicina sempre più di precisione: percorsi terapeutici sempre più diversificati e mirati, tenendo conto delle differenze individuali in termini di caratteristiche genetiche.
Amivantamab è un anticorpo bispecifico che colpisce simultaneamente i recettori EGFR e MET, contrastando i segnali di resistenza e attivando una risposta immunitaria, mentre lazertinib agisce come inibitore orale di terza generazione della tirosin-chinasi dell’EGFR. Insieme, offrono una strategia che agisce su due fronti e permette di intervenire immediatamente quando il tumore è più vulnerabile.
Un traguardo che segna un nuovo punto di partenza. La chemioterapia non è più l’unica opzione per i pazienti.
Oltre la chemioterapia
Fino a pochi anni fa, la diagnosi di tumore al polmone avanzato lasciava poco spazio all’ottimismo, con prospettive misurabili in pochi mesi. «Oggi, i dati dello studio di fase 3 MARIPOSA (su cui si basa l’approvazione della rimborsabilità in Italia) descrivono uno scenario differente. Dobbiamo rendere i risultati di oggi un nuovo punto di partenza», osserva Antonio Passaro, direttore della Divisione di Oncologia toracica dello IEO di Milano.
La combinazione ha dimostrato una riduzione del 30% del rischio di progressione della malattia o morte rispetto all’attuale standard di cura. Ma è il dato sulla sopravvivenza a colpire maggiormente: «le proiezioni indicano che questo trattamento potrebbe estendere la sopravvivenza mediana di almeno 12 mesi rispetto alle terapie precedenti, con il 56% dei pazienti ancora in vita a tre anni e mezzo», aggiunge Passaro.
«Non parliamo solo di un vantaggio nel controllo della malattia, ma di un beneficio in quei pazienti con caratteristiche prognostiche aggressive, come le metastasi cerebrali, dove noi ricercatori dobbiamo passare praticamente al controllo totale. Questa combinazione è in grado, rispetto allo standard, di migliorare la vita dei pazienti non solo nel tempo, ma nella qualità del tempo».
Il valore del tempo: dai lunghi ricoveri ai cinque minuti
«Abbiamo identificato tanti sottogruppi, ma questo non vuol dire solo dividere i pazienti scolasticamente per dare un nome a delle sigle o degli acronimi. Significa essere capaci di dare a chi abbiamo di fronte indicazioni diverse, anche in termini di aspettativa di vita, secondo lo specifico profilo che ci troviamo a gestire», continua Novello – responsabile dell’Oncologia medica all’AOU “San Luigi Gonzaga” di Orbassano – chiarendo che oggi, grazie all’offerta di anticorpi monoclonali studiati per targetizzare un tipo specifico di mutazioni, si può agire in modo più mirato sul tumore.
«Si parla tanto di medicina di precisione, senza ricordarci che noi la applichiamo solo in alcuni momenti della storia di malattia dei pazienti. Ma è proprio questo che fa la differenza: poterla applicare il più a lungo possibile nel percorso di cura di queste persone».
Ed è anche sulla modalità di applicazione che agisce l’innovazione tecnologica, entrando direttamente nella gestione del tempo del paziente. Uno dei pilastri di questa nuova era è la formulazione sottocutanea di amivantamab. Se la tradizionale infusione endovenosa richiedeva un impegno in ospedale dalle 4 alle 6 ore, i dati dello studio PALOMA-3 confermano che la nuova modalità si risolve in circa 5 minuti.
Questa rapidità non solo riduce drasticamente le reazioni correlate all’infusione, ma libera il paziente dal peso di giornate intere passate in reparto. Si tratta di una personalizzazione del trattamento che tiene conto della vita oltre la malattia, permettendo alle persone di mantenere una quotidianità lavorativa e sociale che prima era sacrificata ai ritmi delle terapie infusionali.
La voce dei pazienti: vivere di più, vivere meglio
Per le associazioni dei pazienti, il progresso clinico deve camminare di pari passo con l’umanizzazione delle cure. Bruno Aratri, presidente di IPOP (Insieme per i Pazienti di Oncologia Polmonare), sottolinea quanto sia vitale che queste innovazioni arrivino a tutti. «Questa nuova terapia riaccende una speranza importante per tutte le persone che convivono con questa forma di tumore: non parliamo solo della possibilità di vivere più a lungo, ma soprattutto, di poterlo fare con una migliore qualità di vita».
La sfida ora si sposta sull’equità, affinché l’accesso a queste molecole sia garantito uniformemente su tutto il territorio nazionale, eliminando le barriere regionali che ancora oggi condizionano le sorti di molti malati. La salute, insomma, non deve essere condizionata dal CAP.
Cancer interception
Dietro questo traguardo, l’investimento nella ricerca scientifica globale. Alessandra Baldini, direttrice medica di Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia, riferisce per esempio che il gruppo, nel 2025, ha investito 32 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo.
L’obiettivo dichiarato, racconta Baldini, «è rendere questo, e tutte le malattie oncologiche delle nostre aree di ricerca, malattie intercettabili e curabili. Questa visione, definita “cancer interception”, mira a intervenire in fasi sempre più precoci, bloccando lo sviluppo tumorale prima che la malattia diventi devastante».


