Congresso IGIBD: multidisciplinarietà, diete e farmaci per le malattie Infiammatorie Croniche Intestinali

Congresso IGIBD: multidisciplinarietà, diete e farmaci per le malattie Infiammatorie Croniche Intestinali

di Simona Regina
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Simona Regina

Perché ne stiamo parlando
Si è svolto a Riccione “A bridge to the future”: il Congresso Nazionale IGIBD sulle malattie infiammatorie croniche intestinali, utile per tracciare percorsi innovativi e sempre più multidisciplinari e rinnovare l’impegno a sostegno dei pazienti.

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In Italia, di malattie croniche intestinali ne soffrono 250 mila persone e l’incidenza sta aumentando tra i bambini. La dieta di esclusione potrebbe aiutare a controllare l’infiammazione intestinale e nell’ambito dei farmaci immunomodulanti occorre valutare il rischio di reazioni paradosse, come psoriasi e artrite. Di questo e molto altro si è discusso al XIV Congresso dell’Italian Group For The Study Of Inflammatory Bowel Disease, tenutosi a Riccione la scorsa settimana. Gli esperti hanno evidenziato progressi chiave nelle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), hanno sottolineato l’importanza di nuovi approcci terapeutici e di una collaborazione stretta tra specialisti. Infine, il documento di Consensus Delphi, presentato in collaborazione con la Società Italiana di Reumatologia, ha delineato linee guida multidisciplinari per gestire MICI associate a malattie reumatologiche.

Malattie infiammatorie croniche intestinali: malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa

“Le malattie infiammatorie croniche intestinali sono malattie di carattere autoimmunitario che interessano l’apparato digerente” spiega Flavio Caprioli, past secretary IGIBD e professore al Dipartimento di fisiopatologia medico-chirurgica e dei trapianti dell’Università di Milano.

“Causano infiammazioni in particolare nell’intestino tenue e nell’intestino crasso, quindi nel colon. Sono la rettocolite ulcerosa e la malattia di Crohn: la prima interessa solo il colon, determina sanguinamento rettale e sensazione di urgenza alla defecazione fino a sintomi sistemici come febbre e dimagrimento; mentre la malattia di Crohn può interessare tutto l’apparato digerente e determinare perdita di peso, diarrea e dolore addominale, ma anche alcune complicanze come restringimenti intestinali e formazioni infiammatorie addominali che portano il paziente a intervento chirurgico”.

“In Italia – continua Caprioli – si stima che queste malattie interessino 250mila persone, ma è un dato approssimato per difetto. Interessano entrambi i sessi e colpiscono a qualunque età, ma più frequentemente insorgono nel giovane adulto. Sta aumentando però l’incidenza nel bambino” denuncia Caprioli. Molto probabilmente l’aumento delle nuove diagnosi è da collegare a fattori ambientali che possono influenzare il microbioma: in particolare l’elevata assunzione di antibiotici in età pediatrica.

“Vista l’incidenza nella popolazione pediatrica, abbiamo una partnership con la Società Italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica (SIGENP) e, insieme all’associazione di pazienti AMICI Italia, stiamo portando avanti una campagna di sensibilizzazione – Enzo Iacchetti ne è il testimonial – per cercare di far uscire dall’ombra queste malattie”. Inoltre, Caprioli ricorda l’impegno per accrescere sul territorio la presenza di centri che si occupano di queste patologie per evitare la cosiddetta migrazione sanitaria da una regione all’altra.

IGIBD e SIR per una gestione condivisa dei pazienti

Nel corso della tre-giorni a Riccione, è stato presentato il documento di Consensus Delphi, realizzato dall’Italian Group For The Study Of Inflammatory Bowel Disease insieme alla Società italiana di Reumatologia, per la gestione dei pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali associate a malattie reumatologiche.

Le malattie infiammatorie croniche intestinali – spiega infatti Caprioli – possono associarsi a manifestazioni extraintestinali: in particolare articolari, quindi infiammazioni delle articolazioni. Questa comorbidità necessita un approccio multidisciplinare dei pazienti, perché differente può essere il percorso diagnostico e terapeutico”.

Di fatto, dal documento emergono nuove raccomandazioni pratiche per la presa in carico dei pazienti: dai criteri di sospetto diagnostico, alle terapie che possono trattare entrambe le problematiche. “Per esempio, focalizziamo l’attenzione sull’utilizzo di un marcatore fecale, la calprotectina fecale, che può essere prescritto dal reumatologo per riscontrare il sospetto diagnostico di un’infiammazione intestinale”.

Di fatto, il documento presenta linee guida utili sia per i gastroenterologi sia per i reumatologi, che nella pratica clinica collaborano nell’assistenza dei pazienti.

Malattia di Crohn: dieta di esclusione per ridurre l’infiammazione

Nel corso dei lavori, ampio spazio al confronto sul ruolo dell’alimentazione nel percorso terapeutico che  ha un ruolo chiave nella terapia dei pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali. “Nel corso degli ultimi mesi si è assistito a un cambio di paradigma: passando dal concetto di curare la malnutrizione spesso associata a queste malattie – si pensi a dimagrimento e calo di peso e al ritardo di crescita del bambino – a quello di controllare l’infiammazione attraverso la dieta di esclusione”. Se finora si puntava alla supplementazione per curare la malnutrizione, ora si sta iniziando a osservare l’effetto di alcune diete nel ridurre l’infiammazione intestinale. In particolare si è parlato della Crohn’s Disease Exclusion Diet: “probabilmente riesce a migliorare i sintomi e ridurre l’infiammazione modificando la flora batterica. È una dieta che procede per fasi: all’inizio vengono esclusi alcuni tipi di alimenti, come carni rosse, carboidrati complessi; prevede in particolare il consumo di carni bianche, di alcuni tipi di verdure e successivamente la possibile integrazione di altri alimenti”.

Farmaci immunomodulanti: quando valutare la sospensione della terapia

Sul fronte della terapia farmacologica, è stata discussa la criticità di alcuni farmaci immunomodulanti prescritti per queste patologie: “Parliamo di farmaci molto importanti, con cui riusciamo a controllare l’infiammazione intestinale nel circa 2/3 dei pazienti. Tuttavia, queste terapie possono determinare un’infiammazione secondaria in altri organi (detta paradossa). “Quindi la loro somministrazione deve essere raccomandata valutando l’opportunità di affiancare altri farmaci in combinazione per controllare l’effetto paradosso o, se necessario, la sospensione della terapia”.

Tra le reazioni paradosse: la psoriasi e lartrite indotte dai farmaci immunomodulanti. “Sono eventi rari” spiega Daniela Pugliese, gastroenterologa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ancora non è nota la causa primaria, sebbene il meccanismo patogenetico sembra essere correlato a uno sbilanciamento tra citochine infiammatorie.

Inoltre, l’alterazione del sistema immunitario e l’uso di terapie immunosoppressive espongono i pazienti con MICI al rischio maggiore di sviluppare l’Herpes Zoster. La riattivazione del virus si potrebbe prevenire on un vaccino ricombinante approvato anche per le persone in terapia immunosoppressiva. Al termine del Congresso è stato nominato il nuovo segretario generale IGIBD, Massimo Claudio Fantini.

Il XIV Congresso Nazionale IGIBD è stato un appuntamento di confronto per la comunità scientifica per fare il punto su nuovi approcci diagnostici e terapeutici e l’importanza di un approccio sempre più multidisciplinare e una stretta collaborazione tra specialisti diversi.

Keypoints

  • In Italia oltre 250000 persone soffrono di malattie croniche intestinali
  • L’incidenza di questa malattia sta aumentando anche tra i bambini
  • L’IGIBD e la Società Italiana di Reumatologia hanno presentato un documento di Consensus Delphi per la gestione condivisa dei pazienti
  • Per la malattia di Crohn è stata presentata una dieta di esclusione per migliorare sintomi e ridurre l’infiammazione
  • Sicuri ed efficaci sono i farmaci immunomodulanti, ma la loro somministrazione è da valutare in caso di comparsa di reazioni paradosse

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