Andrea Celli (Philips): Sanità, innovazione a rischio senza certezze su fondi e incentivi

Andrea Celli (Philips): Sanità, innovazione a rischio senza certezze su fondi e incentivi

di Laura Morelli
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Laura Morelli

Perché ne stiamo parlando
Il CEO di Philips Italia avverte: fondi PNRR e Transizione 5.0 sono cruciali per innovare la sanità. Senza certezze e procedure snelle, il sistema resta indietro.

 

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Entro il 29 luglio le commissioni parlamentari italiane (Affari UE e Difesa di Camera e Senato) sono chiamate a votare la proposta di regolamento che recepisce il piano ReArm EU, alias “Readiness 2030”, che punta a dirottare parte delle risorse stanziate per progetti di coesione territoriale e del PNRR in investimenti in difesa. In mezzo al calderone rischiano di finire anche i fondi di Transizione 5.0, un sistema di incentivi introdotto nel 2024 e dedicato alle imprese che intendono avviare progetti di ammodernamento dei propri impianti produttivi tra il 2024 e il 2025, comprese quelle sanitarie. 

Ne abbiamo parlato con Andrea Celli, Amministratore delegato e Managing director di Philips Italia, Israele e Grecia, azienda che fornisce «le grandi tecnologie per le strutture diagnostiche private e pubbliche – come risonanze, TAC e sistemi cardiovascolari – con investimenti medi che superano il milione di euro».

In questi mesi, dice, «abbiamo seguito circa 80 clienti privati, ma la nuova transizione resta molto più complessa rispetto alle precedenti. Prima bastava dimostrare che l’apparecchiatura fosse integrata in un sistema digitale per ottenere l’incentivo. Ora la procedura è lunga, complicata, e senza garanzia di risultato. Questo è un problema serio se vogliamo davvero innovare il sistema sanitario».

Dott. Celli, il Parlamento europeo ha approvato una proposta destinata a segnare un passaggio delicato nelle politiche comunitarie: l’autorizzazione a spostare parte delle risorse di PNRR verso la spesa militare. Qual è la sua posizione in merito, soprattutto considerando gli effetti potenziali sull’innovazione tecnologica e sull’ammodernamento del sistema sanitario?

«I sistemi sanitari in tutto il mondo – e in particolare quello italiano – sono sottoposti oggi a grandi sfide a partire dall’invecchiamento della popolazione. L’Italia, ha riportato di recente l’ISTAT, conta oggi più over 80 che under 10 in numero e per fare un esempio nel Duemila i bambini under 10 erano più del doppio degli anziani. Un dato che racconta il cambiamento demografico in atto e che, per forza di cose, richiede un sistema di cura diverso, a intensità maggiore, malattie croniche, multimorbidità ecc. Inoltre, il nostro sistema è affetto da un sottofinanziamento cronico e da una carenza di risorse cliniche.

Queste tre sfide insieme hanno bisogno di una risposta. In questo scenario, i fondi del PNRR hanno rappresentato una prima risposta concreta, contribuendo al rinnovamento delle infrastrutture tecnologiche e del parco macchine ospedaliero. Un dirottamento non è certo positivo per il settore. In alternativa ci sarebbero le risorse del piano Transizione 5.0, che avrebbe dovuto accelerare ulteriormente questo processo, ma a oggi ha prodotto risultati ben al di sotto delle attese: su oltre 6 miliardi di euro disponibili, è stato speso meno di un miliardo. Questo è critico perché Transizione 5.0 e PNRR dovrebbero essere i due canali per innovare l’SSN da un lato e la parte privata dall’altro».

Come mai non sono stati pienamente utilizzati?

«Il problema principale non è la quantità di fondi ma l’eccessiva complessità delle procedure di accesso e l’assenza di certezze. Bisogna comprare le apparecchiature, installarle e valutare i consumi energetici a cinque anni se si vuole ottenere l’incentivo. Per fare uh esempio, se la tua macchina consumava 100 e la nuova 85, si accede un beneficio fiscale del 35%, con un massimo del 40-50%.

Ma è una misurazione soggetta a molte variabili, banalmente riguardo ai diversi stati della della macchina, se è in standby, se è spenta, se sta conducendo un esame ogni ora o ogni ora. Questa necessità di misurare i consumi energetici senza però una garanzia sull’incentivo fiscale frena le decisioni di investimento. Si creano delle variabilità insomma che creano incertezza e questo rallenta il processo».

Quali tecnologie stanno contribuendo oggi a ridurre il divario tecnologico in Italia secondo il vostro osservatorio? E che ruolo ha l’intelligenza artificiale?

«Storicamente, l’Italia ha sofferto per l’obsolescenza tecnologica delle apparecchiature ospedaliere. Con il PNRR, si è avviato un rinnovamento importante: stimiamo che circa il 30-35% delle apparecchiature più obsolete siano già state sostituite. E il processo è ancora in corso: oggi installiamo in media tra le 30 e le 40 nuove macchine al mese. Ma accanto alla sostituzione delle tecnologie fisiche serve una spinta forte sulla digitalizzazione e sull’interoperabilità tra strutture e regioni. L’intelligenza artificiale, in questo, può fare molto. Le sue applicazioni principali sono tre».

Quali?

«La prima è la produttività delle macchine: le soluzioni AI possono migliorare le prestazioni e ridurre le dosi di radiazioni, anche fino all’80%, come nel caso delle nostre TAC. La seconda è l’accesso dei cittadini: il 20% degli esami prenotati in Italia non viene effettuato per mancata presentazione. Sistemi intelligenti di prenotazione e recall possono ridurre drasticamente questo fenomeno e, di conseguenza, le liste d’attesa.

La terza applicazione è l’analisi delle basi dati cliniche, per identificare correlazioni tra salute, stili di vita, ambiente, territorio. Su questo abbiamo sviluppato una piattaforma, una sorta di “Apple Store dell’AI sanitaria”, che seleziona e rende disponibili in modalità SaaS le migliori soluzioni di intelligenza artificiale da tutto il mondo. Le strutture ospedaliere non devono più cercare queste soluzioni: gliele proponiamo noi, già validate, certificate e pronte all’integrazione».

Philips investe il 10% del suo fatturato globale in ricerca e sviluppo. Su quali innovazioni siete orientati?

«Su circa 20 miliardi di euro di fatturato globale, investiamo 2 miliardi all’anno in R&S, con una quota crescente destinata al software. Il mercato oggi richiede apparecchiature affidabili, veloci, che riducano i tempi di diagnosi e migliorino la qualità dei risultati clinici. Le richieste più forti riguardano TAC, risonanze, ecografi cardio e monitor per la terapia intensiva.

Una delle innovazioni più importanti è la nostra risonanza magnetica “zero elio”. Un tempo erano necessari fino a 1500 litri di elio per mantenere il magnete a temperatura costante. Oggi, grazie a un sistema chiuso, ne bastano sette. Questo riduce drasticamente costi, manutenzione e impatto ambientale. Inoltre, consente di installare le risonanze anche al primo piano o in edifici storici, evitando lavori civili invasivi».

E sul fronte del ricondizionamento e della sostenibilità lungo tutto il ciclo di vita? Il sistema sanitario italiano è pronto?

«Il tema della sostenibilità sta perdendo priorità a livello globale, ma per noi resta centrale. Siamo già carbon neutral nelle nostre fabbriche, riutilizziamo oltre il 90% dei rifiuti industriali e riduciamo i consumi d’acqua da più di dieci anni. Il 20% delle nostre vendite globali proviene da soluzioni di economia circolare. Sul fronte del ricondizionato, cerchiamo sempre di recuperare le apparecchiature dismesse – nostre o dei competitor – per rimettere in circolo componenti o sistemi interi, riducendo fino al 40% l’impatto in termini di CO₂ rispetto al nuovo.

Purtroppo, però, il sistema pubblico fatica ad assorbire queste innovazioni: ogni nuova metrica o criterio introduce ulteriore burocrazia. È nostro compito, come industria, portare soluzioni che siano insieme clinicamente efficaci, sostenibili dal punto di vista ambientale e accessibili economicamente. Solo così la sostenibilità potrà diventare una priorità reale anche per chi acquista».

Keypoints

  • Intervista ad Andrea Celli, CEO di Philips Italia, Israele e Grecia, sul futuro della sanità e i rischi legati al dirottamento dei fondi PNRR e Transizione 5.0.

  • La complessità delle procedure e l’incertezza sugli incentivi stanno rallentando gli investimenti in tecnologie sanitarie, soprattutto nel privato.

  • L’intelligenza artificiale gioca un ruolo chiave: migliora le performance diagnostiche, riduce le radiazioni, ottimizza le agende e analizza dati clinici.

  • Philips investe 2 miliardi l’anno in R&S e punta su innovazioni come la risonanza “zero elio”, che riduce costi e impatto ambientale.

  • La sostenibilità per il ceo resta centrale, ma il sistema pubblico è lento ad adottare tecnologie ricondizionate e soluzioni circolari a causa della burocrazia.

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