Biotech Francia-Italia: ecosistemi a confronto. Il punto con Frédéric Girard (France Biotech) e Graziano Seghezzi (Sofinnova Partners)

Biotech Francia-Italia: ecosistemi a confronto. Il punto con Frédéric Girard (France Biotech) e Graziano Seghezzi (Sofinnova Partners)

di Laura Morelli
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Laura Morelli

Perché ne stiamo parlando
I due paesi condividono percorsi simili tra resilienza imprenditoriale e investimenti pubblici, ma la Francia guida con 2.800 imprese e 1 miliardo in VC contro i 303 milioni italiani del 2024. Ma il biotech è un business internazionale e le sfide da affrontare richiedono un approccio europeo per attrarre capitali e scaleup.

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La Francia e l’Italia del biotech condividono traiettorie simili, con ecosistemi maturi sostenuti dall’alto valore tecnologico, early access efficaci e un focus sull’internazionalizzazione. Entrambi lottano con clinical trials lenti e tematiche legate ad HTA e pricing. Ma la Francia vanta un ecosistema più compatto e soprattutto interventi pubblici sostanziosi che negli anni hanno davvero saputo dare una svolta al settore. Stando ai dati dell’associazione France Biotech, parliamo di 2.800 imprese (900 biotech, 1.400 medtech), 80mila posti di lavoro, VC a 1 miliardo di euro  (+15%). 

Per fare un paragone, in Italia, stando al report LISTUP, l’Osservatorio di ricerca realizzato da Indicon Società Benefit (società editrice di INNLIFES), nel 2024 esistevano 1.600 imprese innovative nate dal 2019 al 2024, pari all’11,4% dell’intero ecosistema italiano dell’innovazione (quota che nel frattempo nel primo semestre 2025 è salita al 13%) e 303,3 milioni di euro investiti nel 2024, di cui 122,5 milioni nel secondo semestre. 

Cifre ridotte rispetto al vicino d’oltralpe, che indicano che abbiamo ancora strada da fare se vogliamo essere rilevanti a livello internazionale. Oltre ai numeri però, alcune caratteristiche dei due mercati fanno capire che le difficoltà del settore sono molto più comuni di quelle che possiamo pensare. E per superarle per davvero, il focus dovrebbe essere europeo, più che orientato alle singole nazioni.

Peculiarità del sistema francese

Partendo dalla Francia, Frédéric Girard, presidente di France Biotech, racconta un’evoluzione esplosiva. «Da 1.700 imprese nel 2019 siamo passati a 2.800 oggi, grazie a una ricerca pubblica produttiva e imprenditori resilienti». L’ecosistema si presenta variegato, tra 900 biotech focalizzate su gene e cell therapy oltre ad anticorpi, 1.400 medtech, 400 soluzioni digitali e 40 TechBio che sfruttano l’intelligenza artificiale per la scoperta di farmaci.

Il fatturato medio, spiega, si attesta a 5,1 milioni di euro per impresa (in calo), mentre l’R&D assorbe il 64% delle spese totali (il 75% nelle biotech), a supporto di 80mila posti di lavoro, con due terzi delle aziende che hanno assunto personale nel 2025.

Tra le peculiarità del panorama francese spiccano un efficiente tech transfer dall’accademia, tramite «una forte collaborazione tra le università più grandi, di varie facoltà, e gli ospedali», ma soprattutto investimenti pubblici sostanziali, come quello lanciato nel 2021, l’Health Innovation Plan 2030, da 7,5 miliardi di euro oltre che agevolazioni come un rimborso cash del 30% sulle spese R&D. «La stragrande maggioranza delle tecnologie sviluppate proviene dal France publich research, che è piuttosto produttiva, e dalla resilienza degli imprenditori nel settore sanitario» spiega Girard.

«La Francia ha pipeline in tutte le tecnologie emergenti: terapie geniche, cellulari, anticorpi monoclonali e bispecifici; circa un terzo dei progetti è in terapie geniche e cellulari più anticorpi. Oltre il 10% dei progetti mira all’oncologia, poi disturbi neurodegenerativi, salute mentale e anti-infettivi».

E il sistema attira l’interesse degli investitori. «Nel 2025 abbiamo visto un alto interesse di chi investe per le tecnologie e i team francesi – puntualizza Girard – con tre finanziamenti oltre 50 milioni di euro nelle non quotate, sei oltre 30 milioni, e tre oltre 100 milioni nelle quotate; oltre che 27 partnership strategiche firmate». Questo nonostante «l’instabilità politica che impatta sull’attività delle aziende del settore». Tanto che «nel 2025 solo il 20% è riuscito a raccogliere capitali, metà del 2024».

Tra le criticità, come nel mercato italiano, evidenzia Girard, «l’early stage funziona, ma non appena entri in fase clinica è più difficile trovare i capitali». Il presidente France Biotech evidenzia inoltre che «tre quarti delle aziende hanno una strategia internazionale e il 40% delle biotech francesi con più di dieci anni di vita ha una filiale all’estero, principalmente negli USA».

La regolamentazione è poi una delle sfide principali. In Francia, per esempio, «è difficile anticipare la posizione di regolatori, valutatori e pagatori: le istituzioni per HTA e prezzi sono separate, a differenza della Germania. Servirebbe maggiore agilità e velocità nei trial clinici, ed è un problema europeo», nota, aggiungendo che «il governo francese sta lavorando su alcune semplificazioni».

E l’Italia? Nella giusta traiettoria

E l’Italia? Per Graziano Seghezzi, managing partner di Sofinnova Partners, è importante vedere il percorso del nostro paese negli ultimi 15 anni. «L’Italia è un paese ricchissimo di scienza, ma era meno ricco di società biotecnologiche. Per farla crescere in questi anni abbiamo messo insieme i tre ingredienti visti in Francia, Inghilterra e USA: la grande scienza, i capitali dedicati e la figura centrale della biotecnologia, gli imprenditori, senza i quali non ci sono le aziende».

Così se «nel 2015 si raccoglievano 2-10 milioni nel Venture Life Sciences Biotech, nel 2025, secondo il rapporto IFE o ITA, siamo arrivati a quasi 400 milioni». L’ecosistema, inoltre, «è migliorato tantissimo negli ultimi dieci anni: operatori locali in crescita, più venture capital internazionali e aziende con investimenti early stage significativi. Ora dobbiamo spingere il later stage – cioè le fasi 2/3 – senza fermare l’early. Ci vuole tempo».

Il nostro paese ha dunque tutte le carte in regola per essere competitivo con la Francia ma soprattutto col Regno Unito, che «da solo vale come mezza Europa». «Elementi positivi ci sono – evidenzia Seghezzi – come un ecosistema che sta formandosi; i capitali che stanno arrivando, sia locali sia internazionali, e una spinta istituzionale nazionale all’innovazione, con Cassa depositi e prestiti che inietta capitali e ascolta gli operatori».

L’Italia per il manager «ha superato la Spagna e nei prossimi 5-10 anni sarà equivalente alla Francia. Abbiamo trovato la nostra via e dobbiamo seguirla, mobilitando i capitali privati accanto allo Stato». Certo non mancano le sfide. Fra queste ci sono un tech transfer accademico frammentato; istituzionali poco partecipativi «che andrebbero incentivati come fatto proprio in Francia», e una ricerca clinica con «tempi lentissimi», che per una startup «può essere questione di vita o morte».

Biotech, sfide europee

Così come in altri settori, anche il biotech è un business internazionale. Lo sviluppo futuro del settore non può che essere dunque comunitario e le sfide europee, non nazionali. «L’Europa era il secondo polo mondiale dietro agli USA, ora siamo stati superati dalla Cina, che avanza rapidamente», osserva Seghezzi, citando dati Stifel: nel 2025, circa il 50% degli asset concessi in licenza dalle aziende farmaceutiche proveniva da biotech cinesi (rispetto allo 0% nel 2019, all’11% nel 2022 e al 44% nel 2024).

«Paragoni Italia-Francia sono perdenti», concorda Girard, che auspica a modelli europei e semplificazioni. In questa direzione vanno iniziative come l’European Life Sciences Coalition, lanciata da Sofinnova Partners assieme a Cooley (UK), Covington & Burling, Forbion, HealthCap, Novo Holdings, Omega Funds, Van Lanschot Kempen e il Flanders Institute for Biotechnology, insieme a Invest Europe, che chiede per esempio efficienza regolatoria e la riduzione dei tempi per l’avvio delle sperimentazioni cliniche ma anche mercati più liquidi.

Keypoints

  • In Francia, l’ecosistema biotech conta 2.800 imprese – tra cui 900 biotech e 1.400 medtech –, 80mila posti di lavoro e venture capital salito a 1 miliardo di euro con un +15% nel 2025.
  • L’Italia vede 1.600 startup innovative nate dal 2019 al 2024, pari al 13% dell’ecosistema nazionale, con 303 milioni investiti nel 2024: numeri in crescita ma ancora lontani dal vicino francese.
  • Entrambi i paesi affrontano trial clinici lenti e nodi su HTA/pricing, spingendo le scaleup verso gli USA. 
  • Un confronto e una riflessione su due ecosistemi assieme con Frederic Girard, presidente di France Biotech, e Graziano Seghezzi, partner di Sofinnova Partners. 
  • Servono soluzioni europee come l’European Life Sciences Coalition, per semplificare e facilitare l’innovazione. 

 

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