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Investimenti VC 2023: bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

Perché ne stiamo parlando
Il secondo semestre è stato incerto. In Italia è stato registrato -37% rispetto al 2022, ma nelle ultime settimane si sono registrati segnali di miglioramento. Il settore life science rimane uno dei fiori all’occhiello italiano. Ad aprile potrebbe arrivare la svolta decisiva con lo Startup Act.

Investimenti VC 2023: bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
Francesco Cerruti, Direttore Generale, Italian Tech Alliance

La fotografia degli investimenti di VC (Venture Capital) italiani del 2023 non è a colori ma in bianco e nero. In nero perché lo scorso anno sono diminuiti del 37% rispetto al 2022. È quanto emerge dall’Osservatorio sul Venture Capital in Italia, realizzato da Growth Capital, in collaborazione con Italian Tech Alliance. La raccolta ha registrato per startup e scaleup solo 1,17 miliardi di euro in 325 round di finanziamento rispetto a 1,86 miliardi e 339 round dell’anno precedente. Ma la timida ripresa generale europea nei mesi a cavallo tra il 2023 e il 2024 e le ultime novità sul fronte Startup Act fanno ben sperare. Ne abbiamo parlato con Francesco Cerruti, Direttore Generale di Italian Tech Alliance.

Quali sono le prospettive per il 2024?

«Innanzitutto facciamo un passo indietro. Rispetto all’ultimo triennio è evidente che si è registrato un calo. Bisogna andare al di là dei numeri. È stato un fenomeno non solo italiano ma europeo anche se rimane un enorme divario con i paesi competitor. In Spagna, con 1,7 miliardi di euro raccolti in 668 round, il 2023 ha registrato un calo del 50% per ammontare raccolto e del 32% per numero di round rispetto al 2022. I cugini francesi, con 6,8 miliardi di euro raccolti in 1.463 round, il 2023 hanno registrato un calo del 32% per ammontare raccolto e del 25% per numero di round rispetto al 2022. Infine, con 15,9 miliardi raccolti in 3,141 round, il 2023 britannico ha registrato un calo del 52% per ammontare raccolto e del 40% per numero di round rispetto al 2022. Nonostante ciò, ci aspettiamo un ritorno della crescita e un consolidamento. Abbiamo assistito a livello europeo a una fase decrescente. Nell’ultima parte del 2023, invece, c’è stata una ripartenza. I numeri sono tornati a crescere a cavallo tra la fine dello scorso anno e l’inizio di quello attuale».

Il 2024 potrebbe rappresentare la svolta decisiva?

«Sì. Potrà entrare in vigore lo Startup Act 2.0, che potrebbe dare una forte spinta alla modernizzazione del nostro Paese. Voglio sottolineare che il testo unico sulle startup risale all’ormai lontanissimo 2012 e che ci consentirebbe di fare il salto di qualità. Il MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) è al lavoro. Il Ministro Urso più volte lo ha ricordato più volte pubblicamente. Speriamo, quindi, che alle parole seguano i fatti. L’idea è presentare la proposta tra aprile e maggio. Questo potrebbe portare enormi benefici su tutto l’ecosistema delle startup: sulle agevolazioni per la raccolta di investimenti; assunzioni da parte delle startup, rimodulazione del credito d’imposta e ricerca e sviluppo. Ricadute positive possono registrarsi nei confronti di investitoti istituzionali, come le casse previdenziali o gli agenti assicurativi che ancora oggi sono molto timidi quando si tratta di investire in innovazione. Nel momento in cui dovesse vedere un interesse concreto del Governo verso questo ambito, ci auguriamo come avvenuto in altri paesi, che possano iniziare a contribuire maggiormente anche dal punto di vista finanziario».

C’è qualche altro elemento decisivo?

«La ripresa delle attività di CDP (Cassa Depositi e Prestiti) Venture Capital. C’è stato un cambio di leadership e questo ha rallentato di fatto l’operatività dell’Ente. Il nuovo Piano industriale sarà presentato verso aprile. Speriamo che sia solido e possa contribuire alla ripartenza. Un altro fattore chiave nel comparto, più strettamente legato agli investimenti, è l’aumento di interesse da parte di investitori internazionali. Questi, non sempre hanno guardato con attenzione il mercato italiano».

Quali sono i nuovi trend di ricerca?

«È chiaro che il life science rimane uno dei settori trainanti dell’innovazione in Italia. Un altro segmento importante è il fintech, un’altra delle roccaforti delle eccellenze del nostro Paese. E poi tutto ciò che ruota attorno all’agri-fintech, wine-fintech, design-tech legati al made in Italy».

Quanto può incidere l’attuale situazione geopolitica europea e mondiale?

«Molto. Motivo per cui, si registra una forte attenzione da parte degli investitoti per la cybersecurity, il deep tech e altri ambiti che sono diventati ancora più centrali a causa della complessa situazione geopolitica. Nelle scorse settimane sono stato a Bruxelles per assistere alla presentazione del fondo Nato Innovation Fund. È evidentemente che andrà a insistere su startup che sono attive in ambiti di interesse dell’Alleanza Atlantica».

Quali sono i prossimi passi che il Governo deve mettere in campo?

«Sicuramente il progetto di legge 107 “Disposizioni per la promozione e lo sviluppo delle startup e delle piccole e medie imprese innovative mediante agevolazioni fiscali e incentivi agli investimenti”, relatore Giulio Centemero. Seguiamo con interesse e con piacere all’avanzamento del percorso normativo».

In Italia quanto si punta nella formazione per le nuove generazioni di nuove startup?

«Poco. Il nostro Paese è molto indietro. Voglio sottolineare che l’Italia è all’ottavo posto nell’Unione Europea per investimenti in imprese innovative. Bisogna lavorare molto, partendo innanzitutto dal cambio di narrazione che sta dietro il fare startup. Serve costruire una casa solida partendo proprio dalle fondamenta. Le parole d’ordine non possono non essere educazione e formazione, sia per i giovani che per gli investitori. Non si deve far passare il messaggio che investire in una startup non equivale soltanto a dare soltanto soldi a un imprenditore. Bisogna avere la consapevolezza di ciò che ruota attorno a una startup: il futuro del nostro Paese, il benessere sociale e la ricaduta occupazionale».

Il prossimo 26 febbraio sarà presentato il Primo Report LISTUP, frutto dell’osservatorio di ricerca pluriennale di Indicon Srl SB nato nel 2023, in collaborazione con Growth Capital, Italian Tech Alliance e Innovup, e con il patrocinio di A4W, Assolombarda, Club degli Investitori, Cluster Lombardo delle Scienze della Vita e IAB. L’obiettivo principale dell’osservatorio è condurre un’analisi dettagliata sull’ecosistema innovativo nel settore life science in Italia. Quanto è importante?

«Sarà bellissimo. Un momento di aggregazione ma, soprattutto, un momento di restituzione da parte di tanti professionisti rispetto a tutto quello che è stato fatto in questo comparto. Il settore è una delle spine dorsali dell’innovazione in tutto il mondo, in particolare in Italia. E sarà molto bello ritrovarsi con tante professionalità eccellenti in questo ambito».

Dopo anni di crescita, il Venture Capital frena. Servono nuove azioni e strategie. La crescita di interesse verso il Belpaese di investitori internazionali è un segnale positivo. Un cambio di passo importante può arrivare dallo Startup Act 2.0, un modo per conciliare made in Italy e innovazione.

Keypoints

  • Con 13 miliardi di euro raccolti in 2.327 round in Europa, il quarto trimestre 2023 ha registrato un -22% rispetto al terzo trimestre
  • La Francia è il paese che ha sofferto meno la frenata del VC
  • La Gran Bretagna rimane in valore assoluto il mercato europeo più grande e ospita più di un terzo degli unicorni europei (104 su 308)
  • La raccolta italiana lo scorso anno ha registrato per startup e scaleup solo 1,17 miliardi di euro in 325 round
  • Il life science rimane uno dei settori trainanti dell’innovazione in Italia
  • La timida ripresa generale europea tra il 2023 e il 2024 e le ultime novità sul fronte Startup Act fanno ben sperare

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