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La Ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha firmato il decreto per il nuovo finanziamento del Fondo Italiano per la Scienza (FIS). Nato sul modello dello European Research Council (ERC), il bando è destinato a ricercatori sia emergenti sia esperti, e assegna stanziamenti per un totale di 330 milioni a valere su due annualità: 2022 e 2023. Rispetto al precedente decreto, il MUR arriva a triplicare le risorse a disposizione e decide di accorpare le domande di finanziamento su due anni invece che su uno, in modo da garantire con un’unica procedura la valutazione delle proposte. Così ha commentato la Ministra Anna Maria Bernini dopo la firma del decreto: “Non c’è futuro se non c’è ricerca. È per questo che noi vogliamo, dobbiamo, investire nella ricerca. E vogliamo farlo con investimenti stabili, che diano prospettiva, certezza e che mirino all’eccellenza. Il Fondo Italiano per la Scienza va in questa direzione. Parla di futuro, di crescita, di sviluppo”.
Che cosa è il FIS e come sono ripartiti i fondi
Il Fondo Italiano per la Scienza (FIS) è un programma di finanziamento per progetti di ricerca che nasce sul modello dello European Research Council (ERC). È stato istituito per la prima volta nel 2021 dal DL 73/2021 (Decreto Sostegni Bis, art. 61) con una dotazione di 50 milioni per il primo anno e 100 milioni a decorrere dal 2022. Con il decreto firmato il 1° agosto, il MUR ha scelto di incrementare le risorse a favore del Fondo, che ha l’obiettivo di finanziare la ricerca d’eccellenza, ossia progetti pioneristici, che affrontano campi di ricerca nuovi ed emergenti o che introducono approcci innovativi non convenzionali e/o invenzioni scientifiche. I tre macrosettori di ricerca finanziati dal Fondo sono: Life Sciences, Physical sciences and engineering, Social Sciences and Humanities.
I progetti del 2021
Come anticipato, il FIS esiste in Italia dal 2021: per il primo anno il finanziamento previsto era di 50 milioni, e da poco è stata comunicata dal MUR la ripartizione delle risorse. A partire dall’inizio delle attività, la durata prevista per la realizzazione dei progetti è di tre anni; questi vengono scelti dai Comitati di Valutazione, che attribuiscono punteggi ai progetti sulla base di diverse valutazioni tecnico-scientifiche sul profilo dei soggetti promotori e sulla qualità della proposta.
La validità del progetto viene valutata a seconda del suo grado d’innovatività rispetto allo stato dell’arte, della capacità intellettuale e delle competenze necessarie per portarlo a termine, e dell’impatto potenziale sulla società e sul territorio.
Tre ambiti di ricerca
Durante il primo anno di finanziamento del Fondo, le risorse a disposizione sono state suddivise dal MUR in seguito alla presentazione delle domande in questo modo: circa 19 milioni a progetti di ricerca in ambito Life Sciences, altri 19 per quelli dedicati a Physical sciences and engineering, e restanti 12 per Social Sciences and Humanities.
Le domande presentate, però, sono state 1912, e prevedevano richieste di finanziamenti per un totale di più di 1 miliardo e 800 milioni, a testimonianza del grande fermento in ambito di ricerca e innovazione nel nostro Paese. Probabilmente anche per questo motivo il MUR ha deciso di incrementare le risorse del Fondo, che si alimenta anche da finanziamenti di Next Generation EU (PNRR).
Ricercatori emergenti e ricercatori esperti
In linea con due dei cinque schemi di finanziamento previsti dallo European Research Council, il bando del FIS per il 2021 prevedeva l’assegnazione delle risorse per progetti di ricerca presentati da due tipologie di ricercatori:
- Starting Grant: progetti di ricerca condotti da ricercatori emergenti, che hanno conseguito un dottorato (o la specializzazione medica per il macrosettore Life Sciences) da almeno 2 anni e da non più di 7. Si tratta di ricercatori a inizio carriera che però dimostrano già un valido potenziale in ambito di innovazione;
- Advanced Grant: progetti di ricerca, anche ad alto rischio, potenzialmente in grado di aprire nuove prospettive in ambito interdisciplinare, coordinati da ricercatori affermati attivi nella ricerca da almeno 12 anni. Vengono dunque considerati profili leader nel settore di ricerca nel quale la proposta progettuale si colloca.
Per il 2021 sono stati assegnati circa 20 milioni alla linea di finanziamento Starting Grant e 30 milioni a quella Advanced Grant, suddivisi tra i diversi macrosettori in questo modo:

Le novità del 2023
Come anticipato, le principali novità del 2023 sono da un lato l’aumento delle risorse a disposizione per il FIS, dall’altro un’unica procedura per selezionare i progetti di ricerca di due annualità: in totale sono destinati 338 milioni a valere sugli anni 2022 e 2023.
Il Consolidator Grant
Non solo, le novità non finiscono qui e interessano anche le linee di finanziamento previste dal nuovo decreto. Insieme con le già citate Starting Grant e Advanced Grant, è stata attivata una terza linea di finanziamento, intermedia rispetto alle precedenti, denominata Consolidator Grant. I tre diversi schemi di finanziamento sono già previsti anche dallo European Research Council, che prevede inoltre le linee Proof Of Concept e Synergy Grant. La nuova sezione attivata dal MUR, il Consolidator Grant, valuta il finanziamento di progetti coordinati da ricercatori in carriera che hanno conseguito un dottorato da almeno 7 anni e da non più di 12.
Più valore ai ricercatori emergenti
Il MUR, secondo decreto, ha previsto di ripartire le risorse del 2022 e del 2023 in questo modo:
- 164 milioni per la linea di finanziamento Starting Grant;
- 82 milioni per la linea di finanziamento Consolidator Grant;
- 82 milioni per la linea di finanziamento Advanced Grant.
Un’altra novità, dunque, rispetto al 2021. Il MUR ha deciso infatti di assegnare la metà delle risorse a disposizione per progetti presentati da ricercatori emergenti: nel precedente decreto la ripartizione per lo Starting Grant era prevista invece per il 40% del totale.
Ogni finanziamento a un singolo progetto viene erogato secondo dei limiti già previsti: si va dal minimo di 1,2 milioni al massimo di 1,5 milioni per lo Starting Grant fino al minimo di 2 milioni al massimo di 2,5 milioni per lo schema Advanced Grant.
Rimangono invece confermati i tre macrosettori citati in precedenza, ma non possiamo essere ancora a conoscenza di come verranno ripartite le risorse, visto che la presentazione delle domande è fissata nel periodo che va dal 10 ottobre 2023 al 9 novembre 2023. Solo dopo la valutazione dei diversi Comitati si conoscerà la suddivisione dei fondi nei tre diversi ambiti di ricerca.
Gli enti coinvolti
Il Ricercatore principale, che propone il progetto di ricerca, deve indicare una sede primaria dell’attività correlata al progetto di ricerca, indicata dal MUR tra diverse categorie: università, enti pubblici e soggetti giuridici di ricerca e gli Istituti di Ricovero e Cura a carattere scientifico (IRCCS) sia pubblici sia privati.
La scelta delle diverse categorie di Host Institution – così definite dal decreto – va nella direzione corretta di incentivare la ricerca innovativa attraverso la collaborazione e una migliore sinergia tra Università e soggetti privati.
Il valore della ricerca e dell’Innovazione
Le novità che riguardano il bando del Fondo Italiano per la Scienza 2022-2023 sono senza dubbio apprezzabili. In primo luogo, l’incremento delle risorse a disposizione consentirà un finanziamento di un numero maggiore di progetti e, considerando le domande presentate nel 2021, è evidente che le proposte di ricerca e innovazione nel nostro Paese non mancano. Scegliere, inoltre, di accorpare in un’unica procedura l’assegnazione dei fondi di due annualità permetterà di avviare le attività più velocemente.
In secondo luogo, la scelta di destinare una quota molto consistente dei finanziamenti a progetti coordinati da ricercatori emergenti è un aspetto decisamente positivo nell’ottica di trattenere giovani talenti nel nostro Paese. Infine, il Decreto del MUR afferma esplicitamente che la valutazione per l’assegnazione dei finanziamenti terrà conto dell’impatto che i progetti di ricerca potranno avere sulla società e sul territorio, testimoniando l’approccio concreto e di reale innovazione che caratterizza il Fondo Italiano per la Scienza.
È chiaro che un solo bando non può risolvere i problemi di finanziamento che purtroppo caratterizzano il mondo della ricerca nel nostro Paese da anni, ma il nuovo decreto del MUR relativo al FIS sembra seguire logiche coerenti con l’obiettivo di valorizzare l’innovazione italiana e metterla a disposizione della società. Questo non può che essere un fattore positivo che, si spera, possa guidare anche le scelte future in questo campo, auspicando una destinazione di fondi sempre maggiore a progetti che possono incidere realmente nel presente e nel futuro del nostro Paese.


