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Che le startup fondate da donne ricevano solo il 2% del Venture Capital è un fatto ormai risaputo. Il dato, del 2023, è calcolato da PitchBook globalmente, ma anche a livello europeo le cose non cambiano: una recente ricerca condotta su circa 1.800 startup di Francia, Regno Unito, Spagna, Germania e Svezia rileva che sul totale dell’ammontare di VC raccolto in questi paesi, una percentuale minima, tra l’1 e il 5%, è andata a team di sole donne, mentre il 22% è stato destinato a team misti e tra il 77 e il 91% a team unicamente maschili. E non è tutto, perché il gap tra finanziamenti erogati a team solo maschili e team solo femminili si acuisce con il passare degli anni, diventando 10 volte più grande in nove anni (Sista per BCG, giugno 2023). Ma, nonostante queste notizie non proprio incoraggianti, non mancano i segnali positivi.
Maggiori ritorni sugli investimenti e aumento del numero dei deal
Un report del 2018 di Boston Consulting Group rilevava che i ricavi che le startup fondate da donne ottengono per ogni dollaro investito sono più del doppio rispetto a quelle fondate dagli uomini. I risultati arrivano dall’analisi dei dati raccolti su cinque anni di investimenti e ricavi da MassChallenge, una rete di acceleratori con sede negli Stati Uniti che dalla sua fondazione nel 2010 ha sostenuto più di 1.500 imprese, di cui il 42% ha una donna tra i suoi fondatori. “A fronte di un investimento medio più basso nelle aziende fondate o cofondate da donne (935mila dollari contro i 2,1 milioni di dollari per quelle fondate da imprenditori uomini)” si legge sul report “le prime hanno generato il 10% di ricavi cumulativi in più nei cinque anni (730mila dollari contro 662mila) ma anche un miglior rendimento finanziario, più del doppio di quelle maschili: più precisamente, per ogni dollaro di finanziamento ricevuto, le startup fondate da donne hanno generato 78 centesimi, contro i 31 centesimi di quelle fondate da uomini”.
Questa tendenza è stata confermata di recente da Anu Duggal, fondatrice di Female Founders Fund, il più grande fondo di investimenti seed dedicato a startup fondate e cofondate da donne (100 milioni di dollari in gestione). Ospite all’ultima edizione di Tech Emotion a Milano il 28 e 29 maggio, ha detto: «Il fatto che stiamo restituendo ai nostri investitori il capitale con dei multipli è un segno che esistono opportunità reali. Abbiamo avuto quattro exit per circa 850 milioni di dollari in valore».
PitchBook ha rilevato che in Europa tra il 2008 e il 2024 il numero dei deal delle startup fondate solo da donne è cresciuto a un tasso doppio rispetto a quello delle startup fondate da uomini: l’incidenza è passata dal 2,7% al 5% (negli Stati Uniti l’aumento è stato dal 3,8% al 5,4%). Mentre Boston Consulting Group per Heidrick & Struggles, Società di Consulenza in tema di leadership, afferma che le aziende tecnologiche con almeno il 30% delle donne dirigenti registrano un aumento del 15% della redditività (un margine di profitto netto superiore di oltre un punto percentuale) rispetto a imprese simili senza leader donne.
Le possibili cause del gender gap negli investimenti (e i rimedi)
Ma allora per quale motivo le donne fanno così tanta fatica a raccogliere capitali? Il report del 2018 di BCG evidenzia tre possibili cause:
- Quando le donne presentano le loro startup agli investitori, ricevono attacchi ai quali non sempre riescono a fare fronte. Capita, per esempio, che sia loro chiesto di dimostrare di aver conoscenze tecniche. Ma è anche vero che a fronte di critiche o commenti negativi, a differenza degli uomini, tendono a “incassare” e a non reagire adeguatamente.
- Gli uomini sono più propensi a fare proiezioni audaci e sovrastimare la loro startup durante i pitch, mentre le donne, al contrario, sono generalmente più conservative e chiedono meno soldi.
- Le donne tendono a creare startup intorno a prodotti e servizi di cui hanno esperienza (bellezza, problemi femminili, servizi per l’infanzia). Ma il 92% dei partner dei fondi vc sono uomini e fanno fatica a capire il potenziale delle loro idee. Anche in Europa le donne tendono a creare startup nel campo dei beni di consumo, soprattutto nel settore moda e benessere, rileva il report europeo. «Ma questo non dev’essere visto come un problema, perché quello dei consumi femminili è un mercato enorme, e come tale rappresenta una grande opportunità» ha affermato Duggal.
I fondi che investono nelle donne
Come superare questa situazione? Secondo il report di BCG, da una parte le donne dovrebbero imparare a enfatizzare gli aspetti positivi del loro business, essere pronte a potenziali attacchi e non aver paura di chiedere investimenti alti. Insomma, osare di più. Dall’altra gli investitori dovrebbero essere consapevoli del fatto che le loro decisioni di investimento sono viziate da pregiudizi.
A ovviare a questa disparità, intervengono le società di Venture Capital che decidono di focalizzare i loro investimenti su startup create da donne. Abbiamo parlato nelle scorse settimane dell’iniziativa di Serena Williams (https://www.innlifes.com/business/serena-williams-venture-capital/), ma nel mondo ci sono circa 50 fondi che investono in maniera prioritaria o esclusiva in società guidate o possedute da donne. Tra questi, oltre a Female Founders Fund, Rethink Impact, società di Venture Capital guidata da donne che investe in società con leader donna e “non binario” che utilizzano la tecnologia per generare un impatto sociale. Con 292milioni di dollari raccolti a oggi, Rethink è la più grande società di VC negli Stati Uniti a utilizzare una prospettiva di genere negli investimenti.


