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Il 2025 segna un punto di svolta per il venture capital che investe in healthcare: dopo anni di mercati contratti e cautela diffusa, l’ecosistema ha iniziato a stabilizzarsi aprendo la strada a un 2026 più costruttivo, seppur ancora selettivo sul dispiegamento di capitale. È quanto emerge dall’HSBC 2026 Venture Healthcare Outlook, che fotografa un ritorno di fiducia graduale ma concreto, sostenuto dalla riapertura (parziale) delle finestre di quotazioni (Initial public offering, IPO) e di operazioni di aggregazione (M&A e da una maggiore attività degli investitori di lungo periodo.
A dare una spinta al comparto c’è anche un po’ di Italia. Fra le corporate più attive negli investimenti nel periodo di studio c’è infatti Angelini Ventures, l’unica connazionale in mezzo a colossi come Lilly, Sanofi e Abbvie.

Ruolo crescente dei Corporate Venture Capital
«In Angelini Ventures non siamo solo investitori di capitali – commenta Fabrizio Calisti, medical director di Angelini Ventures -. Costruiamo valore attivando il nostro network globale, che oggi si estende dall’Europa agli Stati Uniti fino al nuovo avamposto strategico di Singapore. Un pilastro della nostra value proposition è la competenza clinica e regolatoria: supportiamo le startup nel navigare la complessità dei percorsi approvativi, cercando di creare vantaggio competitivo. Far parte di un gruppo industriale più ampio ci permette di offrire al nostro portfolio un accesso privilegiato a expertise che vanno oltre il supporto finanziario».
Per Calisti la menzione è anche un segnale che «il Corporate Venture Capital non è più un semplice osservatore tecnologico, è diventato un partner strategico imprescindibile». Se un tempo i CVC erano percepiti infatti come meno agili, oggi attori come Angelini Ventures offrono una proposta di valore doppia: capitale finanziario e una profonda competenza industriale. «La nostra evoluzione – sottolinea – sta nell’essere agnostici ma sinergici: cerchiamo innovazione capace di stare in piedi autonomamente sul mercato, alla quale possiamo però dare un’accelerazione decisiva grazie al know-how e alla rete di Angelini Industries».
Nel complesso, aggiunge Calisti, «il report di HSBC conferma che il sentiment degli investitori è finalmente virato al positivo. Il 2025 è stato un anno complesso, caratterizzato da una stabilizzazione delle valutazioni e da un ritorno strategico verso operazioni di qualità. I segnali di ripresa nelle exit, specialmente nelle M&A biotech, dimostrano che l’innovazione continua a godere di un mercato d’uscita solido, pur in un contesto di selettività del capitale oggi più rigorosa rispetto al biennio 2021-22».
Il rimbalzo del venture healthcare
Nel dettaglio del report, dopo il picco post-pandemico e una fase di correzione caratterizzata da rallentamento dei deal, poche quotazioni e round guidati soprattutto da insider, il sentiment ha iniziato a cambiare nella seconda metà del 2025. Gli investimenti complessivi nel venture healthcare sono saliti a 60 miliardi di dollari distribuiti su 2.167 operazioni, rispetto ai 45,4 miliardi del 2024, il livello più alto dal 2022. Il quarto trimestre 2025 è stato il migliore degli ultimi tre anni per volumi investiti, segnale di una liquidità in miglioramento e di una fiducia crescente verso l’innovazione in ambito life sciences.
Un driver chiave della dinamica sono stati i mega-round: nel 2025 i finanziamenti da 100 milioni di dollari in su hanno rappresentato circa il 43% del capitale investito nel settore, confermandosi come motore centrale del dispiegamento di capitali in un contesto che resta altamente selettivo. In parallelo, anche il mercato delle exit ha dato segnali di risveglio: operazioni di M&A private e alcune IPO hanno riaperto percorsi di liquidità che erano rimasti in gran parte chiusi negli anni precedenti.
I quattro segnali chiave nel 2026
Nella sua valutazione, HSBC individua quattro takeaway principali per leggere la fase che si apre.
Intanto, l’attività di investimento è cresciuta anno su anno, con un’accelerazione marcata nel quarto trimestre. La maggior parte dei sotto-settori ha visto un miglioramento della raccolta, sostenuto da mercati azionari più stabili e da minori pressioni macroeconomiche. Inoltre, i mercati delle exit si sono riaperti in modo selettivo, migliorando liquidità e sentiment: M&A privati e IPO hanno ripreso quota nel 2025, segnando una discontinuità rispetto agli anni precedenti.
Al contempo, il comportamento degli investitori è passato da una logica difensiva a un deployment più convinto: i round guidati da insider restano frequenti, ma le aziende con tecnologia realmente differenziante, dati clinici robusti e percorsi di commercializzazione ben definiti riescono sempre più ad attrarre nuovi investitori con rivalutazioni positive.
La previsione per il 2026 è “cautamente ottimista”: valutazioni in via di stabilizzazione, condizioni macro più favorevoli e mercati delle exit più attivi dovrebbero sostenere un’ulteriore crescita degli investimenti e un contesto di uscita migliore per le società meglio posizionate.
Guardando avanti, HSBC Innovation Banking stima che nel 2026 gli investimenti nel venture healthcare possano raggiungere i 65-70 miliardi di dollari, trainati da finestre IPO in progressivo miglioramento, maggior attività di M&A e un coinvolgimento continuativo di growth e crossover investors.
I quattro settori di interesse nel 2026
Sul 2026, la lettura di Angelini Ventures è in linea con il tono “cautamente ottimista” tracciato da HSBC, ma con un accento forte sul ritorno alla crescita.
«Il 2026 – spiega il medical director – si prospetta come l’anno del ritorno convinto alla crescita. Per Angelini Ventures il nuovo anno si apre con una pipeline estremamente forte, rafforzata anche dall’accordo con la European Investment Bank. I dati HSBC evidenziano una solida riserva di capitale non ancora allocato pronta a essere riversata sul mercato: noi siamo pronti a guidare questa fase, focalizzandoci esclusivamente su asset di alta qualità e alto potenziale trasformativo».
Nel dettaglio, aggiunge Calisti, ci sono quattro pilastri che guideranno l’interesse, supportati dalle tendenze del report. Il primo sono le neuroscienze, «che stanno vivendo il loro ‘momento oncologico’. Nuove scoperte su target come i canali ionici e la neuro-infiammazione stanno aprendo frontiere terapeutiche impensabili fino a pochi anni fa». Poi c’è l’oncologia: una nuova generazione di farmaci mirati promette di migliorare significativamente la sopravvivenza in condizioni che ad oggi restano difficili da trattare. Non può mancare poi tutto ciò che è TechBio & AI-driven drug discovery.
«L’integrazione tra dati e biologia è la chiave per accorciare i tempi della ricerca – dice -. La sfida sarà dimostrare l’impatto clinico reale di questi modelli». Infine, spazio a Medtech & digital health ad alto impatto. «Puntiamo su dispositivi medici e soluzioni digitali che cambiano la gestione delle cronicità, rispondendo a bisogni medici ancora profondamente insoddisfatti. Inoltre, crediamo che modelli via via più sofisticati di hybrid care diverranno sempre più rilevanti e presenti nel modo in cui accediamo alle cure».
Al di là delle metriche di mercato, per Angelini Ventures il nodo centrale è il significato di “capitale paziente” in un contesto di profonda trasformazione tecnologica delle scienze della vita. «La sfida principale rimane la complessità macroeconomica e il gap di finanziamento tra Seed e Series A in Europa e non solo, temi che richiedono grande disciplina finanziaria. Tuttavia, l’opportunità che abbiamo davanti è senza precedenti in quanto la convergenza tra biologia, tecnologia e intelligenza artificiale sta scrivendo un nuovo capitolo della medicina».


