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Il Venture Capital nelle Life Science diminuisce a livello globale, e cresce in Italia

Perché ne stiamo parlando
Il Venture Capital (VC) oggi sembra rappresentare un’opportunità per le aziende emergenti italiane, in particolare nel settore life science. Gli investimenti sono in crescita: cielo sereno, dunque, per le startup italiane operanti in questo settore? Ne abbiamo parlato con Anna Gervasoni, DG dell’AIFI.

Il Venture Capital nelle Life Science diminuisce a livello globale, e cresce in Italia
Anna Gervasoni, Direttore Generale AIFI

Il Venture Capital sta diventando sempre più importante per le startup del settore Life Science in Italia, grazie anche all’attenzione crescente verso questo settore in seguito alla pandemia. Ad affermarlo sono anche i dati del Rapporto di ricerca 2022 del Venture Capital Monitor: nel 2022 le start-up italiane attive in ambito Biotech e Healthcare hanno ricevuto 270 milioni di Euro da VC domestici ed esteri, cifra triplicata rispetto al 2021.L’Italia sta superando la contrazione degli investimenti in venture capital che si sta verificando a livello mondiale.

“Non avremmo avuto i vaccini contro il Covid se non ci fossero stati da un lato i bravi scienziati e tanta innovazione, dall’altro i finanziamenti di Venture Capital”. Lo ricorda Anna Gervasoni, Direttore generale dell’Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private debt (AIFI), e Professore ordinario di economia aziendale all’Università LIUC – Università Cattaneo, che sottolinea l’importanza che il Venture Capital (VC) sta assumendo nei confronti delle startup nel settore life science. Non solo all’estero, ma anche in Italia. I Venture Capitalist investono in startup con forti prospettive di crescita ma che potrebbero non ancora generare vendite o profitti significativi; forniscono capitale corposo per aiutare queste aziende a sviluppare i loro prodotti o servizi.

È il momento dell’Italia

“Penso sia veramente un gran momento in questo settore in Italia, per diversi motivi. Dopo il forte impulso ad investire nel digitale, negli ultimi anni con la pandemia c’è stato un accresciuto interesse nei confronti del settore della salute. L’Italia ha diverse incredibili eccellenze in questo campo, sia nella ricerca farmaceutica sia nel mondo dei medical device. Fondi di capitali internazionali hanno iniziato a guardare con grande interesse al nostro paese”.

Il Rapporto di ricerca 2022 del Venture Capital Monitor (che non tiene conto dei Business Angels, gli investitori informali) sembra confermarlo: nel 2022 le start-up italiane attive in ambito Biotech e Healthcare hanno ricevuto 270 milioni di Euro da VC domestici ed esteri, cifra triplicata rispetto al 2021. Una performance ancora più brillante degli investimenti generali di VC nelle startup italiane, peraltro già positivi: nel 2022 ci sono state 370 operazioni, con un aumento del 17% rispetto all’anno precedente, e un ammontare investito di circa 1,9 miliardi di euro, praticamente raddoppiato rispetto al 2021.

Alcune delle principali operazioni di VC del 2022 hanno riguardato 3 startup fondate tra il 2015 e il 2017: Medical Microinstruments,  società pisana di robotica dedicata al miglioramento dei risultati clinici per i pazienti sottoposti a microchirurgia, (inserita nella prestigiosa lista annuale delle aziende più innovative al mondo di Fast Company per il 2023, guadagnando il secondo posto nella categoria Dispositivi Medici); InnovHeart, una startup milanese che si occupa di sviluppare soluzioni innovative per la sostituzione della valvola mitrale;  Sibylla Biotech, un’azienda veronese che sta sviluppando una nuova classe di farmaci basata su un tecnologia innovativa, in grado di interferire con il ripiegamento delle proteine.

Nel settore life science investimenti raddoppiati rispetto al 2021, grazie a VC e Business Angels

Il numero di operazioni dei VC nelle start up è pressoché stabile rispetto al 2021, ma se si guarda solo a cinque anni fa, è raddoppiato.“Aggiungendo anche gli investimenti fatti dai cosiddetti Business Angels, si superano nettamente i 2 miliardi di Euro”, precisa il direttore generale di AIFI. I Business Angels sono investitori individuali che forniscono capitale alle startup in fase iniziale garantendo anche tutoraggio e direzione strategica, e sono numerosi i casi in cui investono in aziende anche in una fase leggermente precedente. Il numero di Business Angels che investono in Italia sta aumentando: secondo il rapporto 2022 del Social Innovation Monitor (SIM) i Business Angels operanti in Italia hanno superato quota 1500 (quasi 200 investono dall’estero), di cui il 68% investono in Italia settentrionale. Il gruppo del SIM, composto da ricercatori e professori di diverse università italiane, sottolinea che la Lombardia è la regione in cui opera il maggior numero di Business Angels, seguita dal Piemonte e dal Lazio. Il 14% del totale sono donne.

“L’Italia è stata sicuramente atipica,” fa notare Anna Gervasoni, “perché in tutto il mondo nel 2022 si è visto una contrazione degli investimenti del venture capital che sta continuando anche quest’anno. In questi primi mesi del 2023 invece il nostro paese, in controtendenza, sta ancora migliorando e non vediamo questo rallentamento che c’è a livello mondiale.” Certo si partiva un po’ in svantaggio rispetto ad altri paesi. “Si. C’è da dire che il governo italiano ha investito tantissimo nel venture capital, e in modo intelligente. Lavorando come fondo di fondi, quindi, ha aiutato nuovi fondi, e ha assistito vecchi fondi a crescere ed avere più risorse”.

Lo scorso anno il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha stanziato 2,5 miliardi di euro, per sostenere e rafforzare gli investimenti che CDP Venture Capital potrà effettuare in startup e Piccole e Medie Imprese innovative. CDP Venture Capital è una società di gestione del risparmio controllata al 70% dal Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, che è una società per azioni controllata a sua volta dal Ministero dell’Economia e Finanze. Tra le azioni che CDP Venture Capital sta svolgendo, c’è la creazione di 20 acceleratori verticali per le startup.

Acceleratori verticali, cosa sono

L’acceleratore è un luogo dove la startup entra, viene anche in contatto con aziende; quindi ha la possibilità di sperimentare e poi può trovare finanze. Un fenomeno recente per l’Italia che non può che aiutare il nostro mercato”, spiega Gervasoni. Di fatto, l’acceleratore verticale nel settore Life Science offre un programma specifico alle startup di questo settore, dalla consulenza e affiancamento, all’accesso a risorse economiche e competenze, a opportunità di networking e di finanziamento. Lo scopo è di permettere alle startup di crescere e svilupparsi più rapidamente. VITA, uno degli acceleratori verticali della Rete Nazionale degli Acceleratori CDP e ora al suo secondo anno di attività, mira a sostenere lo sviluppo di startup che operano nel settore della salute digitale e in grado di fornire soluzioni innovative per la trasformazione digitale del settore sanitario e del sistema sanitario (come terapie digitali, telemedicina, diagnostica e monitoraggio a distanza, soluzioni per la salute mentale e supporto nella gestione della terapia, sistemi innovativi di distribuzione dei farmaci).

Il mercato italiano è pronto per attrarre grandi fondi

L’Unione europea nel 2013 ha emanato il regolamento sui fondi di Venture Capital europei per creare un mercato di venture capital paneuropeo. A 10 anni dalla sua emanazione quali sono stati i risvolti?

Ad un certo punto l’Europa ci ha detto che dovevamo avere tutti le stesse regole”, ricorda il Direttore Generale AIFI. “Per noi è stato molto positivo, perché fino a quel momento avevamo diversi modi di fare questo mestiere, di raccogliere capitali, di attrarre capitali, quello che noi chiamiamo tecnicamente fundraising. Ciò ha dato la possibilità ad alcuni player di crescere e di diventare grandi e di diventare effettivamente paneuropei, quindi di poter lavorare in Francia come in Spagna, come in Germania. È molto importante che ci sia convivenza di investitori locali piccoli e cioè sul territorio dell’Italia con operatori paneuropei grandi.” Facendo un esempio legato al settore life science, si può pensare a due scienziati che si mettono insieme, che incominciano a brevettare soluzioni, magari più di una. Hanno bisogno di poco capitale; possono ricorrere al “bootstrapping”, dove loro stessi utilizzano le proprie risorse per finanziare l’idea al suo nascere. Ad un certo punto però hanno bisogno di essere sostenuti da un fondo piccolo, locale, che gli dà un po’ di capitale, probabilmente quel che basta nelle fasi iniziali. Se le cose vanno bene, la startup cresce e i due scienziati diventano i produttori di un vaccino, che a questo punto diventa anche un prodotto europeo. In quel momento gli scienziati hanno bisogno di una grande iniezione di capitale, di un fondo più grande, che in genere è un fondo di venture capital che lavora in Italia, ma anche in altri paesi europei. “Oggi ci troviamo in questo punto: il mercato italiano, dopo che ha investito tanto a livello di piccole startup, è pronto per essere attraente per i grandi fondi che cercano la fase che noi chiamiamo C, cioè la fase di sviluppo più grande.”

Oggi, a quanto dicono i numeri e gli esperti, ci sarebbero i presupposti per renderlo possibile.

Keypoints

  • Il Venture Capital (VC) sta assumendo un ruolo importante nel settore delle startup life science in Italia, grazie agli investimenti finanziari significativi forniti da VC domestici ed esteri.
  • Nel 2022, le startup italiane nel settore biotech e healthcare hanno ricevuto 270 milioni di euro di finanziamenti da VC, triplicando rispetto all’anno precedente.
  • Gli investimenti nel settore life science in Italia sono aumentati del 17% nel 2022, con un ammontare totale investito di circa 1,9 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto al 2021.
  • Oltre ai VC, anche i Business Angels stanno giocando un ruolo importante nel sostenere le startup italiane

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