«Vieni in Silicon Valley a imparare il mindset»: parla Alberto Acito, Managing Director di Innovit

Innovit, avamposto italiano in Silicon Valley per accelerare lo sviluppo internazionale di startup e Pmi (anche) life science

di Tiziana Tripepi
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Tiziana Tripepi

Perché ne stiamo parlando
È il punto di riferimento per le iniziative imprenditoriali innovative, per accelerarne lo sviluppo internazionale. L’hub italiano di innovazione a San Francisco ha compiuto da poco tre anni. Un primo bilancio: 374 imprese accelerate e 684 imprenditrici e imprenditori coinvolti. Il 21 aprile scade la Call 4 Innovit per Pmi e startup life science.

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«Visitare la Silicon Valley, avamposto dell’innovazione nel mondo, fa riflettere sulla distanza che esiste nel nostro Paese tra l’inventiva e la capacità degli italiani e l’incapacità del nostro sistema di capire e accompagnare le iniziative imprenditoriali innovative».

Queste le parole che Sergio Mattarella rivolse nell’ottobre 2019 agli innovatori italiani durante la tappa a San Francisco della sua visita di stato negli Stati Uniti. Parole importanti, che servirono a dare la spinta finale a un progetto in divenire da tanti anni e a quei tempi non ancora portato a compimento: la creazione di Innovit, l’hub italiano di innovazione e cultura a San Francisco.

Nato nell’ottobre 2022 su iniziativa del Governo, e in particolare del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), Innovit costituisce un punto di riferimento per gli italiani in Silicon Valley e per quelle startup e Pmi italiane che partecipano ai suoi programmi di accelerazione. Ne abbiamo parlato con il suo managing director Alberto Acito. 

Come nasce l’idea di Innovit?

«Innovit nasce per promuovere l’Italia come Tech Nation nel luogo che è per antonomasia l’epicentro dell’innovazione. È una partnership pubblico-privata, l’operatività infatti è demandata a Fondazione Giacomo Brodolini, think and do tank specializzato in politiche per l’innovazione e lo sviluppo locale, e all’incubatore e acceleratore Harmonic Innovation Xcelerator (già Entopan Innovation)».

Qual è la sua caratteristica?

«L’hub ha una forte connotazione operativa, che si esprime nelle “Call 4 Innovit”, il programma di accelerazione gratuito (ai partecipanti è richiesto di coprire solo le spese di viaggio e soggiorno, ndr) che ogni anno porta a San Francisco decine e decine di startup e Pmi italiane per confrontarsi con il mercato americano. Sono sei i programmi che attiviamo ogni anno, in diverse industrie: Defense Tech e Space, Cybersecurity/Quantum computing, Logistica e mobilità, Life science, Cleantech, Sport Tech. Le ultime quattro sono ancora aperte, la scadenza per il programma life science è il 21 aprile. Ognuno di questi programmi è ideato e disegnato da un esperto di quel settore».

Come si svolge la Call 4 Innovit?

«In tre fasi. La prima, da remoto, dura due settimane. Vi partecipano 40 startup e 25 Pmi, dalle quali sono selezionate 20 startup, 15 scaleup e 15 Pmi per la seconda fase: due settimane (una nel caso delle Pmi) a San Francisco tra sessioni di formazione, mentorship, networking, incontro con investitori della Silicon Valley e con potenziali clienti, che culminano con un demo day. Infine la terza fase, di nuovo online, di una settimana, per rafforzare le relazioni e i contatti istituiti durante l’esperienza in Silicon Valley».

Qual è il bilancio dopo tre anni di attività?

«A oggi sono state accelerate 374 imprese e coinvolti 684 imprenditori. Ma soprattutto si è formata una community di più di 900 persone, formata dagli italiani (ma non solo) che vivono e lavorano in Silicon Valley. Sono loro che si rendono disponibili per le sessioni di mentorship (ne sono state attivate a oggi 1.100), mettendo a disposizione pro bono l’asset più importante che hanno generato stando all’estero: l’accesso alle relazioni e le informazioni».

Una sorta di give back?

«Innovit in questi anni è diventato anche il loro luogo di aggregazione: vengono ai nostri eventi, si incontrano, discutono del futuro delle nuove tecnologie. Organizziamo eventi quasi ogni settimana».

Cosa impara una startup che partecipa ai programmi di Innovit?

«La cosa più preziosa che una startup si porta a casa da questa esperienza è il mindset della Silicon Valley, la mentalità tipica di quest’area, basata sull’ottimismo, sulla disponibilità ad assumersi dei rischi e fallire, sullo scambio di conoscenze. Confrontarsi e capire come funziona questo modello crea delle grandi occasioni di cambiamento per le imprenditrici e gli imprenditori, che ritornano in Italia ispirati e con tanta voglia di provarci».

Per le startup che hanno partecipato al programma sono nate opportunità concrete?

«Ci son diversi esempi virtuosi. BionIT Labs, medtech che applica le tecnologie informatiche alla bionica, ha aperto una sede operativa in Tennessee, per sviluppare il mercato americano. Monokee, piattaforma di identity access management (gestisce le identità digitali degli utenti), e Fluentis, software ERP che consente di gestire tutte le aree aziendali dalla produzione alla contabilità, hanno invece avviato le proprie attività a Miami. Ed è proprio questa l’idea delle Call 4 Innovit: supportare le startup italiane nel processo di internazionalizzazione, sia commerciale che di raccolta di capitali».

Cosa pensano gli investitori americani delle startup italiane?

«Il feedback è consistente, c’è un enorme interesse e apprezzamento del talento. Ma non dimentichiamo che il nostro è un programma di formazione, non di equity. Non sappiamo se riusciremo a convincere gli investitori a investire nelle nostre startup, ma sicuramente li convinceremo a considerare l’Italia come il luogo a cui guardare».

Che consiglio dare a una startup italiana?

«Il consiglio è sempre quello di pensare in ottica globale. Uno degli errori delle nostre startup è quello di sviluppare prodotti troppo locali, perché il nostro mercato è sufficientemente grande e ci si accontenta. In Silicon Valley nessun imprenditore sviluppa un prodotto per il mercato della California, e neanche per il mercato americano: lo concepiscono fin da subito per una scala globale. Ed è ciò che i venture capital richiedono, e che quindi attrae più capitali».

Quali sono i trend della Silicon Valley?

«San Francisco è l’epicentro dell’intelligenza artificiale, e ora sempre più quello della Physical AI, la branca dell’intelligenza artificiale che consente alle macchine di percepire, comprendere e interagire con il mondo fisico. Poi c’è il biotech. Infine, tutto il mondo che si sta aprendo ora: la cybersecurity, il quantum computing e il dual use, software e tecnologie che possono avere un uso sia civile che militare».

Che ruolo assume il life science in questo panorama?

«La Silicon Valley è oggi uno dei principali hub globali per il life science, grazie a una combinazione unica di ricerca accademica, capitale e imprenditorialità. È un ecosistema dove la scienza si trasforma rapidamente in impresa. Ed è proprio qui, sui loro modelli di trasferimento tecnologico che l’Italia può trarre spunti per fare altrettanto. Inoltre stiamo assistendo a una convergenza sempre più forte tra biologia e tecnologie digitali, in particolare intelligenza artificiale, che sta accelerando lo sviluppo di nuove terapie. Per non parlare dell’ultimo trend: robotica e Physical AI. Si pensi alla sua importanza per l’automazione dei processi di produzione di terapie di prossima generazione come le terapie cellulari e geniche».

Che tipo di interesse hanno suscitato tra gli investitori le startup e Pmi life science che hanno partecipato ai programmi di Innovit?

«Le startup life science italiane si distinguono per un’elevatissima qualità scientifica e forte base di ricerca, competitiva a livello globale. Ciò che vediamo in Silicon Valley è un interesse concreto da parte di investitori e industria, soprattutto quando le nostre aziende riescono a combinare l’eccellenza scientifica con una strategia di sviluppo internazionale. Il nostro ruolo è proprio aiutarle a fare questo passaggio: trasformare innovazione scientifica in opportunità globale».

Keypoints

  • Innovit è l’hub italiano di innovazione a San Francisco. È stato aperto nell’ottobre nel 2022 su iniziativa del Governo e in particolare del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI). Si trova nel cuore del quartiere finanziario di San Francisco.
  • L’hub promuove l’Italia come Tech Nation nel luogo che è per antonomasia l’epicentro dell’innovazione
  • Attiva ogni anno sei programmi di accelerazione, in diverse industrie tra cui life science (per il quale la scadenza è il 21 aprile).
  • A oggi sono state accelerate 374 imprese e coinvolti 684 imprenditori e imprenditrici. E si è formata una community di più di 900 persone, che vivono e lavorano in Silicon Valley.
  • Tra gli esempi virtuosi di startup che hanno beneficiato di opportunità concrete a seguito della partecipazione al programma, quello della medtech BionIT Labs, che ha aperto una sede operativa in Tennessee
  • La cosa più preziosa che una startup si porta a casa da questa esperienza, riferisce Alberto Acito, è il mindset, la mentalità tipica di quest’area, basata sull’ottimismo, sulla disponibilità ad assumersi dei rischi e fallire.

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