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Nel secondo trimestre del 2023, rispetto al primo, gli investimenti in startup e PMI innovative sono cresciuti, ma rispetto ai numeri da sogno dell’anno scorso (quasi due miliardi di euro) siamo ben lontani perché il primo semestre 2023 ha registrato investimenti pari a poco meno di 500 milioni di euro, quindi, a meno di grandi sorprese, nei prossimi sei mesi sarà difficile ripetere la performance 2022. Però non va così male, perché questo calo di investimenti rispetto al 2022 il nostro paese lo sta assorbendo meglio rispetto agli altri big player europei e non solo. E in tutto questo, il settore Life Science sta spiccando il volo, piazzandosi al secondo settore in termini di investimenti rispetto allo scorso anno, merito del grande round di 61 milioni registrato da Aavantgarde, finanziato da Sofinnova Telethon e altri investitori stranieri.
Questo è il quadro che emerge dall’Osservatorio Trimestrale sul Venture Capital in Italia, realizzato da Growth Capital, la prima banca di investimento tech nell’ecosistema Venture Capital, in collaborazione con Italian Tech Alliance, l’associazione italiana del Venture Capital, degli investitori in innovazione e delle startup e PMI innovative. L’Osservatorio – giunto alla sesta edizione – analizza trimestralmente l’andamento degli investimenti e i trend nell’ecosistema del Venture Capital in Italia, confrontando i dati anche con quanto accade in Europa.
Fabio Mondini de Focatiis, Founding Partner di Growth Capital, ha commentato: “Nel primo semestre del 2023, come avevamo previsto, l’Italia ha subito l’impatto del generale contesto di incertezza macroeconomica in modo meno significativo rispetto all’Europa. I risultati complessivi di quest’anno dipenderanno dalla presenza di mega round e dalla volontà degli investitori di impiegare l’elevato livello di Dry Powder attualmente a disposizione. Prosegue inoltre la tendenza di consolidamento nel Venture Capital in Italia, dove ci aspettiamo per il 2023 il record storico nelle operazioni di M&A”. Per Mondini questi sono segnali positivi che nel nostro paese sono comunque arrivati in ritardo, a causa di diverse ragioni, tra cui: “I talenti sono arrivati dopo altri paesi che li hanno saputi attrarre prima; inoltre, da noi la national promotional bank è arrivata tre anni fa (CDP Venture Capital) mentre in altri paesi c’è da almeno dieci anni. Diciamo che oggi l’ecosistema degli attori dell’innovazione inizia a far vedere i risultati, è un circolo virtuoso che non si può creare in un giorno e ha bisogno di tempo”.
Francesco Cerruti, Direttore Generale di Italian Tech Alliance, ha sottolineato come l’Italia continui a essere distante dai principali bacini di investimento in innovazione in Europa. Come già aveva fatto in una delle nostre interviste, Cerruti ha evidenziato l’importanza di un maggior coinvolgimento di soggetti come grandi corporate e investitori istituzionali, tra cui casse di previdenza, fondi pensione, fondazioni bancarie e assicurazioni, al fine di ridurre il divario esistente. Ha inoltre sottolineato la necessità di sbloccare lo stallo nel rinnovo delle nomine dei vertici di CDP Venture Capital per sostenere l’ecosistema dell’innovazione.

I dati del secondo quarter 2023
Nonostante una leggera diminuzione nel numero di round (70 rispetto agli 89 del primo trimestre), la raccolta nel secondo trimestre del 2023 è salita del 34% raggiungendo i 273 milioni di euro, superando i 204 milioni del trimestre precedente. Nel complesso del primo semestre del 2023, sono stati registrati 159 round con una raccolta complessiva di 477 milioni di euro, dati in linea con la media degli ultimi 5 anni. Il settore Lifestyle si è distinto per il maggior numero di round, mentre il settore Life Sciences ha raccolto la cifra più alta in termini di fondi. In particolare, la startup biotech AAvantgarde Bio ha concluso il trimestre con il round di finanziamento più consistente, pari a 61 milioni di euro.
I round Pre-seed e Seed si confermano come la tipologia più comune (55 round, pari a oltre il 78% del totale), mentre i round Serie A rappresentano la tipologia più rilevante in termini di ammontare (59%), nonostante più di un terzo del totale investito sia attribuibile solo al round di AAvantgarde Bio. Rispetto al primo trimestre del 2023, si è verificato un aumento nella raccolta nei round Pre-seed (+56%), Serie A (+93%) e soprattutto Serie B (+131%), ma una diminuzione nei round Seed (-45%).
Tuttavia, l’assenza di mega round rappresenta la principale ragione per una raccolta limitata per il terzo trimestre consecutivo. Escludendo i mega round dall’analisi, il secondo trimestre del 2023 risulta in linea con la media degli ultimi due anni, ammontando a 241 milioni di euro.
Nonostante l’assenza di mega round, la raccolta nel secondo trimestre si è avvicinata alla media degli ultimi due anni.

Il settore Life Science cresce
Finalmente anche in Italia il settore delle scienze della vita sta crescendo. In altri paesi cresce da anni, da noi inizia a muoversi qualcosa in questi ultimi tempi. Il caso Aavantgarde non è appunto un caso, perché ha raccolto investimenti non solo italiani ma anche esteri. Sofinnova, francese, ha scelto da tempo di investire in Italia, insieme a lei ci sono fondi dedicati alle life science come Panakes – italiano – e negli ultimi anni ne sono nati altri. Se fino all’anno scorso il settore life science era al terzo posto pari merito – in termini di ammontare investito – dopo i settori smart city e fintech, in questo primo semestre è al secondo posto.

Il VC Index: l’Italia prende un “quattro”
Durante la presentazione è stato introdotto anche il primo VC Index, sviluppato da Growth Capital in collaborazione con Italian Tech Alliance. Questo indicatore, calcolato semestralmente su una scala da 1 a 10, fornisce informazioni sullo stadio di sviluppo dell’ecosistema VC in Italia e sul sentiment degli attori coinvolti. Il VC Index tiene conto di dati di mercato e di feedback qualitativi forniti dagli operatori del VC, inclusi startup e investitori. L’Italia a questo primo giro si posiziona con un poco ottimistico 4, nella fase di steadiness (stabilità).
Questo voto è giustificato da diversi fattori:
- Lato start up oggi è mediamente difficile raccogliere capitale sia in equity e sia a debito (in egual misura) dato l’attuale contesto, incidendo in maniera lieve ma non sostanziale, sulla scelta di posticipare l’inizio delle attività di fundraising e sulla convinzione che il tempo medio per completare un round non aumenterà nei prossimi 12 mesi
- Ciò può rappresentare una possibile causa della mancanza nel 2023 di round sostanziosi, tipicamente Late Stage, impattati dal calo delle valutazioni
- Molte società che hanno completato un round Series A+ negli ultimi 12 mesi stanno allungando il runway per iniziare il fundraising in contesti di mercato più favorevoli
- Vi è un generale ottimismo verso la facilità di attrazione di talenti mentre non incide particolarmente l’evoluzione del contesto regolatorio
- Lato investitori vi è un deciso ottimismo nella possibilità di accesso agli investimenti in un contesto a loro più favorevole del 2021 o del 2022 insieme alla conferma che le decisioni di investimento non sono state influenzate in maniera sostanziale dall’attuale situazione del mercato
Questo si traduce in un sentiment tra gli investitori di evoluzione positiva del contesto di mercato, al contrario dei founders che prevedono invece una generale stabilità nei prossimi 6-9 mesi.
Come spiega Mondini, però, bisogna pure vedere il bicchiere mezzo pieno: “Se fossimo fuori dall’Italia questo indice sarebbe più basso di 4: ricordiamoci che non stiamo valutando il 2022, l’anno migliore per noi, ma il 2023, cioè l’anno in cui dobbiamo registrare un sistema solido, che regge certi numeri. Il nostro è un ecosistema che sta crescendo bene, in un momento in cui a livello globale si registra un aumento dell’inflazione e dei tassi, noi in Italia stiamo reggendo tra queste due forze contrapposte, altri paesi avanzati come il nostro, invece, non ce la stanno facendo”.
Gli investitori istituzionali: i grandi assenti dal sistema
Se da una parte sta aumentando l’interesse da parte degli investitori internazionali, dall’altra però gli investitori italiani istituzionali continuano a investire poco: casse di previdenza professionali, fondazioni bancarie, sistemi contrattualistici complementari (Fondi pensioone per esempi), compagnie assicurative…questi soggetti investono meno del 15% nelle start up innovative, mentre il grosso è fatto dagli investitori sovrani come CDP Venture Capital o lo European Investment Found (EIF) che si attestano al 50% mentre la parte restante è investita da banche e corporate.
E se CDP Venture Capital ha in qualche modo dato il via alla crescita degli investimenti in innovazione di questi ultimi anni, il suo presente e futuro è incerto perché ad oggi il CDA, scaduto ad aprile, non è stato ancora rinnovato. “Segno che probabilmente questo governo non ha interesse a questo settore – conclude Cerruti – e per questo chiediamo che venga presa una decisione il prima possibile, o si rinnova il Cda o si conferma, così non si può andare avanti”.

