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Il Lazio vuole consolidare la propria posizione tra gli ecosistemi europei più dinamici nelle scienze della vita. Per farlo punta su un modello che integra innovazione scientifica, venture capital, trasferimento tecnologico e collaborazione internazionale. In questo percorso un ruolo centrale è svolto da Lazio Innova, la società della Regione che supporta startup, imprese e centri di ricerca nello sviluppo di progetti innovativi e nella loro connessione con chi investe.
La strategia mira a rafforzare l’intera filiera: ricerca, nascita di nuove imprese deep tech e crescita internazionale. Come? Scopriamolo con Francesco Marcolini, presidente di Lazio Innova – con cui parliamo di capitali, startup e trasferimento tecnologico – e Ilaria Corsi, coordinatrice dell’Ufficio Progetti Europei e Sportello Rete Enterprise Europe Network.
Presidente, nel panorama italiano ed europeo delle scienze della vita, qual è il ruolo che Lazio Innova intende giocare nei prossimi anni per consolidare e attrarre innovazione, capitali e talenti in regione?
«Il nostro obiettivo è rendere il Lazio un ecosistema sempre più riconoscibile e competitivo nel panorama europeo e Lazio Innova intende svolgere un ruolo di abilitatore e connettore, lavorando su più livelli: dal supporto alla ricerca applicata e al trasferimento tecnologico, fino all’attrazione di capitali e competenze internazionali.
Vogliamo valorizzare le eccellenze già presenti sul territorio – università, centri di ricerca, imprese innovative – creando le condizioni perché idee ad alto potenziale possano trasformarsi in imprese solide, capaci di crescere e competere sui mercati globali. In questo senso, il nostro impegno è quello di accompagnare l’innovazione lungo tutta la filiera, riducendo le distanze tra ricerca, impresa e finanza».
In questa direzione, l’Investor Day4Life science ha portato startup e Pmi a confrontarsi con investitori di venture capital e private equity. Quali risultati concreti avete visto emergere da questa prima edizione, e quali insegnamenti potete trarre per future edizioni dell’iniziativa?
«Hanno partecipato all’Investor Day 14 investitori, 30 startup e Pmi con 150 incontri organizzati. Questa prima edizione ha quindi confermato quanto fosse necessario creare un momento strutturato di incontro tra imprese innovative e investitori specializzati nel settore Life Science. Abbiamo visto un elevato livello di interesse, numerosi confronti diretti e l’avvio di dialoghi che, in alcuni casi, stanno già evolvendo in percorsi di approfondimento e valutazione.
Al di là dei singoli esiti, il risultato più importante è aver rafforzato la consapevolezza delle startup rispetto alle aspettative del mercato dei capitali. L’insegnamento principale è chiaro: iniziative come questa funzionano quando non si limitano ai pitch, ma sono inserite in un percorso più ampio di preparazione, selezione e accompagnamento. È su questo che intendiamo investire ancora di più nelle prossime edizioni».
In che modo Lazio Innova e i suoi programmi, come Spazi Attivi o i fondi di Innova Venture e Lazio Venture, aiutano le startup del settore Life science ad accedere ai finanziamenti pubblici ma anche a rendersi appetibili agli investitori privati?
«La Regione Lazio ha messo in campo una nuova strategia per il venture capital, progettata e gestita da Lazio Innova, che vede una dotazione complessiva di oltre cento milioni di euro, a valere sul PR FESR 2021-2027. Il nostro approccio è integrato. Attraverso gli Spazi Attivi offriamo luoghi fisici di contaminazione, servizi di accompagnamento, mentoring e supporto allo sviluppo del modello di business.
Con i fondi Lazio Venture 2 intendiamo aumentare la disponibilità di capitale di rischio, stimolare la nascita di fondi radicati sul territorio e attrarre nuovi investitori internazionali. Innova Venture 2 è dedicato invece a investimenti diretti in startup selezionate nell’ambito delle attività di scouting di Lazio Innova. Il Programma Technology Transfer Lazio (TT Lazio) sostiene, infine, la trasformazione dei risultati della ricerca in nuove iniziative imprenditoriali, accompagnando i progetti in un percorso strutturato di formazione, tutoraggio, validazione di mercato, networking e accesso a premi, contributi a fondo perduto e investimenti destinati alle idee più promettenti.
L’obiettivo non è solo facilitare l’accesso ai fondi pubblici, ma aiutare le startup a parlare il linguaggio degli investitori privati: chiarezza sul valore tecnologico, solidità del team, sostenibilità del business e visione di mercato. In questo modo il capitale pubblico diventa un moltiplicatore, non un’alternativa, rispetto agli investimenti privati».
Quali sono, secondo lei, le principali barriere che ancora frenano l’ecosistema delle startup nel settore biotech e digital health, e come le politiche regionali e i vostri interventi cercano di rimuoverle?
«Le barriere principali sono note: tempi lunghi di sviluppo, complessità regolatoria, fabbisogni finanziari elevati e una non sempre sufficiente integrazione tra ricerca e impresa. A queste si aggiunge, talvolta, una difficoltà culturale nel dialogo tra mondo scientifico e mondo finanziario. Le politiche regionali e l’azione di Lazio Innova intervengono proprio su questi nodi, lavorando per semplificare i percorsi, rafforzare le competenze imprenditoriali e creare strumenti finanziari più adeguati alle specificità del settore. Il nostro impegno è quello di ridurre il rischio percepito, accompagnando le imprese nelle fasi più delicate del loro sviluppo».
Guardando al futuro, quali nuove iniziative, bandi o strumenti di sostegno state preparando per rafforzare l’ecosistema delle Life sciences nel Lazio?
«Strumenti come STEP_FRI e Filiere Tecnologiche 2026, con oltre 85 milioni di euro complessivi, puntano a rafforzare le tecnologie critiche e la collaborazione tra imprese, università e ricerca. Stiamo lavorando a un insieme di strumenti sempre più mirati, con particolare attenzione al trasferimento tecnologico, ai co-investimenti pubblico-privati e al sostegno alle scale-up. L’intento è rafforzare la continuità tra le diverse fasi di crescita delle imprese, evitando che progetti ad alto potenziale si fermino prima di raggiungere il mercato.
Nei prossimi mesi metteremo in campo nuove opportunità, anche in sinergia con i bandi regionali recentemente presentati, per consolidare un ecosistema che sia attrattivo non solo per le startup, ma anche per investitori, grandi imprese e talenti. Il Lazio ha tutte le carte in regola per essere un punto di riferimento nelle Life Sciences, e Lazio Innova continuerà a fare la sua parte in modo concreto e sistemico».
Se gli strumenti finanziari e le iniziative per startup e imprese rappresentano una leva fondamentale per la crescita dell’ecosistema regionale, un altro pilastro strategico è il collegamento con i programmi europei e con le reti internazionali dell’innovazione. Dottoressa Corsi, di cosa si occupa nello specifico l’Ufficio Progetti Europei e lo Sportello Enterprise Europe Network di Lazio Innova?
«L’Ufficio Progetti Europei e lo Sportello Enterprise Europe Network (EEN) di Lazio Innova aiutano imprese, startup, ricercatori e ricercatrici ed enti pubblici del Lazio a cogliere le opportunità offerte dall’Europa. In pratica, supportano chi vuole partecipare a bandi e programmi europei; sviluppare progetti innovativi; entrare in contatto con partner internazionali. L’Ufficio segue da vicino le principali iniziative europee e accompagna le realtà del territorio passo dopo passo: dalla ricerca delle opportunità più adatte, alla costruzione di collaborazioni con altri soggetti europei.
Attraverso incontri, eventi informativi e momenti di networking, Lazio Innova aiuta le imprese a orientarsi tra i programmi europei e a trasformare buone idee in progetti concreti. Grazie alla rete Enterprise Europe Network, le aziende possono inoltre trovare nuovi partner all’estero; avviare collaborazioni tecnologiche e commerciali; crescere e innovare guardando ai mercati internazionali».
Tra le varie iniziative, sono aperte le iscrizioni alla piattaforma di PRECISEU per raccogliere proposte progettuali sulla medicina di precisione che potranno essere finanziate nell’ambito del progetto europeo: quali sono le opportunità insite in questo progetto?
«Il progetto PRECISEU (PeRsonalised medicine Empowerment Connecting Innovation ecoSystems across EUrope) è una delle iniziative chiave dell’Unione Europea che guida la creazione delle nuove Regional Innovation Valleys (RIV) con l’obiettivo di connettere gli ecosistemi più innovativi in Europa e accelerare la transizione verso soluzioni terapeutiche avanzate con innovazioni ad alta intensità tecnologica basate su health data.
Con un budget complessivo di 22,7 milioni di euro e un consorzio di 28 partner, tra regioni, enti di ricerca, acceleratori, agenzie dell’innovazione, il progetto punta a rafforzare la competitività europea nelle scienze della vita e a favorire la collaborazione tra ecosistemi regionali. Attraverso PRECISEU il Lazio entra in una rete strategica europea e potrà sostenere, nella open call e attraverso Lazio Innova, la partecipazione delle proprie eccellenze a progetti interregionali su ambiti chiave come deep tech per la salute, terapie avanzate (ATMP), interoperabilità dei dati sanitari e medicina personalizzata con un budget complessivo di 1,1 milioni di euro».


