L'European Life Sciences Coalition chiede riforme urgenti per la crescita del settore in Europa

L’European Life Sciences Coalition chiede riforme urgenti per la crescita del settore in Europa

di Simona Regina
Immagine di Simona Regina

Simona Regina

Perché ne stiamo parlando

Come chiarisce Otello Stampacchia, managing director di Omega Funds e tra i fondatori della coalizione, i cambiamenti geopolitici in corso impongono un intervento immediato: servono più capitali e regole più efficienti. Senza misure concrete, l’Europa (e ancora di più l’Italia) rischia di perdere innovazione, imprese biotech e posti di lavoro.

Getting your Trinity Audio player ready...

Sono necessarie riforme urgenti per la crescita delle scienze della vita in Europa. È questo l’appello lanciato dall’European Life Sciences Coalition, nata dall’iniziativa di Cooley (UK), Covington & Burling, Forbion, HealthCap, Novo Holdings, Omega Funds, Sofinnova Partners, Van Lanschot Kempen e il Flanders Institute for Biotechnology, insieme a Invest Europe, la più grande associazione mondiale di operatori del capitale privato, con l’intento di rafforzare l’ecosistema europeo del venture capital nelle scienze della vita e nelle biotecnologie (leggi qui l’intervista a Otello Stampacchia, tra i fondatori)

In una lettera indirizzata ai vertici dell’Unione Europea, il network – che riunisce oltre 200 investitori life sciences, aziende farmaceutiche e biotech europee che gestiscono complessivamente capitali per oltre 25 miliardi di euro – chiede misure concrete per rafforzare la competitività del settore e facilitare l’accesso ai capitali.

Pur ospitando alcune delle migliori università e producendo ricerca scientifica avanzata, di livello mondiale, l’European Life Sciences Coalition denuncia il fatto che il continente fatica a trasformare questa eccellenza in investimenti domestici, rimanendo fortemente dipendente da capitali esteri, soprattutto statunitensi.

L’UE rappresenta infatti solo il 7% degli investimenti globali di venture capital nelle life sciences, contro il 63% degli Stati Uniti e il 14% della Cina, e gli investimenti europei nel settore ammontano a circa 5-7 miliardi di euro l’anno, circa dieci volte meno rispetto agli USA. «Trasformare l’eccellenza scientifica in prodotti approvati richiede capitali consistenti e pazienti e, troppo spesso, gli innovatori europei devono fare affidamento su investitori e capitali esteri per crescere».
La richiestaindirizzata alla Presidenza della Commissione Europea, del Consiglio e del Parlamento – è chiara: è necessario mobilitare fondi pensione e investitori istituzionali, rimuovere gli ostacoli all’impiego dei capitali e semplificare il quadro normativo. Altrimenti, è come se stessimo «combattendo con una mano legata dietro la schiena» commenta Otello Stampacchia, managing director di Omega Funds e tra i fondatori della coalizione, con il rischio concreto di perdere ulteriore terreno.

Il valore economico del comparto e gli ostacoli alla crescita

Il settore delle scienze della vita rappresenta una risorsa strategica per l’economia europea, contribuendo per circa il 9,4% al Prodotto Interno Lordo dell’Unione. Il valore aggiunto generato è stimato in quasi 1.500 miliardi di euro. Un asset industriale, ma non solo: il comparto garantisce ai pazienti l’accesso a nuove terapie e risponde alle preoccupazioni relative alla carenza di farmaci.

La competitività europea, si legge nella lettera, è frenata però da inefficienze regolatorie e tempi di approvazione lunghi o imprevedibili e la quota di studi clinici globali condotti in Europa è in calo, segno che le aziende tendono a preferire altre aree per lo sviluppo clinico. LEuropean Life Sciences Coalition identifica nella frammentazione dei mercati dei capitali un ostacolo alla crescita delle imprese, che faticano a trovare risorse all’interno dei confini europei per scalare le proprie attività.

Propone quindi di mobilitare capitali pubblici e privati per finanziare l’innovazione biotech: dall’incentivare fondi pensione e investitori istituzionali ad allocare capitali nel settore, nell’ambito della Savings and Investment Union; all’utilizzo strategico dei finanziamenti pubblici come l’European Competitiveness Fund per attrarre investimenti privati; dall’integrazione dei mercati dei capitali europei alla semplificazione normativa attraverso l’EU Biotech Act per accelerare l’iter dalla ricerca al paziente, razionalizzando le procedure transfrontaliere ed eliminando le frammentazioni che rallentano le sperimentazioni cliniche, le autorizzazioni regolatorie e la crescita delle imprese. Un altro punto riguarda il sostegno ai talenti e alle infrastrutture per permettere che le scoperte scientifiche siano effettivamente sviluppate e poi commercializzate in Europa.

L’obiettivo delle richieste è creare un ecosistema finanziario e normativo coerente con le ambizioni scientifiche del continente. E a tal fine, lEuropean Life Sciences Coalition si dichiara pronta a collaborare con le istituzioni europee e gli Stati membri per accelerare il passo.

Perché questo appello ora

«La tempistica – chiarisce a INNLIFES Stampacchia – è dettata, almeno in parte, dagli enormi cambiamenti dello scenario geopolitico degli ultimi 12-15 mesi. Non possiamo più dare per scontato che i mercati dei capitali statunitensi continueranno a essere disponibili per finanziare la crescita delle nostre aziende. Allo stesso tempo, la politica industriale della Cina ha favorito un’ondata di farmaci “me-better”, sviluppati in modo più rapido e a costi inferiori (ne abbiamo parlato qui), che stanno attirando una quota crescente dell’interesse delle aziende farmaceutiche per accordi di licensing. Se vogliamo preservare il nostro ecosistema di straordinario valore, il momento di agire è adesso».

È prioritario garantire «un maggiore afflusso di capitali verso le imprese innovative, idealmente convogliando gli investimenti verso fondi di venture capital altamente specializzati e con un solido track record, insieme a processi regolatori più rapidi ed efficienti. Questi sono gli interventi che avrebbero l’impatto più significativo sulla competitività europea» spiega Stampacchia.

Se non si agisce subito, «l’Europa potrebbe entrare in un circolo vizioso. Le aziende farmaceutiche e biotech potrebbero smettere di lanciare nuovi farmaci nel continente, a causa delle politiche di prezzo e delle difficoltà legate alla remunerazione dell’innovazione, ridurre gli investimenti nello sviluppo di nuovi trattamenti e nella conduzione di sperimentazioni cliniche in Europa, per spostare progressivamente ricerca, sviluppo e produzione negli Stati Uniti. Parallelamente, la Cina continuerà a imitare rapidamente e su larga scala queste innovazioni, sottraendo alle aziende europee importanti ricavi derivanti da partnership e accordi di licensing».

Stampacchia traccia un quadro nitido del rischio che corre l’Europa. «In tempi relativamente brevi, l’Europa rischierebbe di perdere la propria infrastruttura per la ricerca clinica, gli esperti delle diverse patologie e i principali key opinion leader del settore e, inevitabilmente, anche le proprie biotech e le grandi aziende del comparto. Ogni posto di lavoro nel settore delle biotecnologie in Europa genera circa 167mila euro di valore aggiunto lordo. Perdere centinaia di migliaia di questi posti significherebbe rinunciare a competenze strategiche che sarebbe praticamente impossibile ricostruire».

Un monito, in particolare, per l’Italia. «Credo che l’Italia affronti sfide ancora maggiori rispetto a Svizzera, Regno Unito, Danimarca e altri ecosistemi europei di successo. Questi Paesi sono riusciti a preservare un’intera catena dell’innovazione, che va dalla ricerca accademica allo sviluppo clinico, dalle startup biotech fino alle grandi aziende farmaceutiche, sostenuta da un bacino di talenti con una lunga esperienza nello sviluppo di farmaci. In Italia, invece – conclude Stampacchia – gli ultimi segmenti di questa catena del valore – le piccole biotech, le grandi aziende farmaceutiche e il bacino di professionisti esperti nello sviluppo di farmaci – si sono purtroppo in larga parte assottigliati».

Keypoints

 

  • In una lettera indirizzata ai vertici dell’UE, l’European Life Sciences Coalition chiede riforme urgenti per rafforzare il settore.
  • L’Unione europea pesa solo per il 7% degli investimenti globali di venture capital nelle life sciences, contro il 63% degli Stati Uniti e il 14% della Cina.
  • La Coalizione sollecita più capitali per le biotech, mercati finanziari più integrati e regole più semplici e rapide.
  • Per Otello Stampacchia, i cambiamenti geopolitici rendono questo il momento decisivo per intervenire.
  • Senza riforme, l’Europa rischia di perdere ricerca, sperimentazioni cliniche, imprese e occupazione qualificata.
  • In questo contesto l’Italia affronta criticità maggiori rispetto ai principali ecosistemi europei nelle scienze della vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri articoli

Iscriviti alla nostra newsletter

Rimani aggiornato su tutte le novità