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Angelini e Chiesi Farmaceutici sono due dei casi di successo di esperienze di open innovation in Italia indicati nel nono Osservatorio sull’Open Innovation e il Corporate Venture Capital.
Promosso da InnovUp, l’associazione che rappresenta e unisce la filiera dell’innovazione italiana, e Assolombarda, l’Osservatorio fa il punto sul fenomeno del Corporate Venture Capital italiano: quantifica gli investimenti delle corporate nelle startup e, più in generale, l’attività di Open Innovation delle aziende, dando visibilità a esempi concreti al fine di sensibilizzare sull’importanza della contaminazione tra industrie mature e giovani imprese innovative per introdurre innovazione e talenti nelle imprese consolidate e aprire nuovi mercati, quindi creare opportunità di crescita, per le imprese emergenti.

Il Corporate Venture Capital in Italia
Il Corporate Venture Capital (CVC) è considerato uno strumento centrale nelle strategie innovative delle grandi aziende e al contempo un’importante fonte di finanziamento per le startup. E negli ultimi anni sta prendendo piede anche nell’ecosistema dell’innovazione italiano. Lo confermano i dati raccolti grazie alla collaborazione scientifica di InfoCamere e degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano.
L’investimento totale delle corporate nazionali (139 milioni di euro +89% rispetto al 2023) e internazionali (196 milioni di euro +689% rispetto al 2023) in startup è stato di 335 milioni di euro nel 2024.
Come si legge nel report dell’Osservatorio, il CVC è sempre più visto dalle imprese mature come una componente chiave della strategia di innovazione e, in questo senso, rientra tra gli strumenti di Open Innovation: quel processo di innovazione, cioè, aperto e diffuso in cui avviene uno scambio di conoscenze reciproco tra corporate e impresa innovativa. A beneficio dell’ecosistema.
Da una parte, infatti, le imprese corporate creano un ecosistema favorevole all’innovazione, anche all’esterno della propria struttura aziendale; dall’altra, le imprese innovative beneficiano del know-how di imprese più mature, oltre che del loro sostegno in termini di capitali.
L’ecosistema dell’innovazione in Italia
Circa 15.900 startup e PMI innovative con un fatturato complessivo di 11,1 miliardi di euro: questo il valore del mercato dell’innovazione italiano secondo i dati dell’Osservatorio. Per il secondo anno consecutivo si contrae il numero di startup registrate (circa 1.000 in meno rispetto al 2023), ma le PMI innovative aumentano dell’11,2% e il 75,6% delle startup uscite dal registro nel corso dell’ultimo anno sono ancora attive e il 10,3% di queste sono diventate PMI innovative.
Un’impresa innovativa su tre è partecipata da aziende: si tratta di 5.300 startup e PMI che generano 5,3 miliardi di euro di ricavi (quasi la metà del totale). «Un fenomeno cruciale per il nostro tessuto imprenditoriale – commenta Giovanni Baroni, presidente di Piccola Industria Confindustria – tenendo anche conto che a investire sono soprattutto realtà di piccole dimensioni: il 65% dei soci investitori ha meno di 10 addetti».
«Questo testimonia una crescita e una maturazione dell’ecosistema» puntualizza Chiara Petrioli, presidente di InnovUp. «Maturazione testimoniata anche dal dato degli investimenti in venture capital da parte delle corporate, pari a 313 milioni di euro, il 21% del totale degli investimenti registrati nel 2024 (1.493 milioni di euro), con una crescita del 190% rispetto al 2023».
Dall’indagine condotta dal Politecnico di Milano su 90 medie e grandi corporate coinvolte in oltre 70 accordi con startup italiane tra il 2023 e il 2024, emerge che sta cambiando l’approccio agli investimenti. Le corporate italiane sempre più si stanno concentrando sulle startup in fase early-stage (nei propri settori o in ambiti adiacenti).
Le corporate sono presenti in un round di investimento ogni quattro. Tuttavia, delle principali 50 società italiane solo il 36% svolge attività di investimento in startup e solo il 20% dispone di un Fondo di CVC (il 40% di questi gestito da fondi di VC indipendenti).
I ticket medi di investimento sulle oltre 70 operazioni mappate sono inferiori al milione nel 78% dei casi, con una media di 346.000€ e una mediana di 100.000€. Si nota, infine, come gli obiettivi delle attività di CVC siano prevalentemente di natura strategica, come l’accesso a nuovi prodotti/servizi o tecnologie emergenti, piuttosto che di natura finanziaria. A testimonianza di ciò, il 92% degli investimenti avviene all’interno del settore di appartenenza delle corporate o in settori adiacenti.
In Italia il settore che più degli altri è stato oggetto di CVC in startup è AI (50%), seguito da Software (40%), Climate Tech (33%) e Life Science e biotech(22%).
Le migliori pratiche di open innovation in Italia: Angelini e Chiesi Farmaceutici
Nell’ambito Life Science due le esperienze di successo indicate dall’Osservatorio sull’Open Innovation e il Corporate Venture Capital: Angelini e Chiesi.
L’approccio di open innovation adottato da Angelini Industries, fondata ad Ancona nel 1919, rappresenta una risposta strategica alla necessità di innovare rapidamente e accedere a nuove tecnologie, integrando competenze interne con risorse e conoscenze esterne.
Un modello che si sviluppa attraverso collaborazioni con startup innovative, ma anche con università e istituti di ricerca, per favorire lo scambio di tecnologie, idee e competenze e alimentare un ecosistema dinamico e fertile per l’innovazione. Per accelerare lo sviluppo tecnologico e aprire nuove opportunità di mercato, a ottobre 2022 il gruppo ha istituito Angelini Ventures (leggi qui l’intervista al ceo Paolo di Giorgio), veicolo di CVC con una dotazione fino a 300 milioni di euro da investire in aziende innovative basate tra Europa e Stati Uniti attive nei settori Biotech, Digital Health, Connected Health Devices e Hybrid CarePlatforms. 16 gli investimenti finora in portfolio e due Venture Studios, uno in Francia, uno in Italia.
Fondata invece nel 1935, Chiesi Farmaceutici è dotata del “Center of Open Innovation and Competence” (COI&C, The Impulse by Chiesi) che ha implementato un progetto strategico chiamato Chiesi Foresight per identificare trend e sfide che possono diventare obiettivi di attività di Open Innovation. Il progetto ha consentito di identificare opportunità tecnologiche su cui investire internamente o con collaborazioni esterne, competenze da sviluppare e gap da colmare per restare competitivi.


