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Numerosi sono stati gli interventi alla presentazione “L’Occhio della Tigre – Startup, imprenditori coraggiosi e investitori lungimiranti per cambiare l’Italia”, il nuovo libro di Giancarlo Rocchietti, che si è tenuta l’1 febbraio presso Talent Garden a Milano. Ospiti tra cui Davide Dattoli, Giuseppe Donvito, Marco Gay (Presidente Esecutivo Digital Magics), Letizia Goretti, Marco Ogliengo, Paola Pozzi e Diana Saraceni (Founder di Panakès Partners) hanno animato un dibattito interessante, che ha restituito una fotografia dell’imprenditoria italiana, con particolare attenzione dedicata al settore healthcare.
Giancarlo Rocchietti ha definito l’imprenditore dall’occhio di tigre come colui che, oltre ad avere coraggio e ambizione, è veloce nel cambiare modello di business. “Il business plan non serve, almeno all’inizio”, spiega. Ed è anche in grado di interagire con 10, 20 investitori. “Una volta si andava in banca; oggi si parla con chi investe su di te”.
I casi di Talent Garden e Jet HR: strabismo e fiducia
“La capacità di agire dell’imprenditore di fronte ai problemi fa la differenza. La difficoltà è pianificare a medio lungo termine”. Davide Dattoli è chiaro a riguardo, lui che, nel 2011, appena ventenne, fonda Talent Garden, piattaforma leader in Europa per la comunità del business della tecnologia digital. “Bisogna essere strabici per poter guardare sia nel brevissimo termine sia per capire cosa può succedere all’azienda nei successivi 4 anni”.
Marco Ogliengo, già Fondatore di Prontopro, marketplace per servizi professionali, si era affidato all’epoca al fundraising. “Era il 2015, l’epoca e l’ecosistema erano molto diversi rispetto ad oggi, dove ci sono molti più player attivi. Questa competizione oggi fa sì che ci sia un atteggiamento più founder friendly, veloce”. Quando nel 2023, dopo aver venduto Prontopro, lancia Jet HR, piattaforma per pagare stipendi e automatizzare i processi, i più importanti innovatori italiani arrivano. Exor Ventures e l’Italian Founders Fund sono i lead investors di questa operazione, affiancati da imprenditori lungimiranti, fra cui Luca Ascani (Founder di Lambda Alpha), Dario Brignone e Alberto Dalmasso (Co-Founder di Satispay), Luca Ferrari (Founder di Bending Spoons). Ogliengo raccoglie 4,7 milioni, il più alto round pre-seed, che in Italia sono di 100-150 mila euro.
Healthcare: “Biology is eating the world”
Per Rocchietti la metà degli investimenti oggi avvengono nell’healthcare, in particolare, nelle biotecnologie. Un trend in crescita dettato anche dalla volontà di migliorare la qualità della vita. La questione apre non pochi dilemmi etici, legati ai rischi della manipolazione genetica e all’ulteriore allargamento della forbice fra chi potrà accedere a soluzioni terapeutiche innovative e chi no.
Molte le protagoniste donne in questo ambito. Fra queste, Letizia Goretti, CEO di Alia Therapeutics, prima azienda italiana specializzata nello studio di biotecnologie destinate alla cura di malattie geneticamente rare e all’oncologia. Si concentra sull’editing genomico avvalendosi del sistema CRISPR, tecnologia di genetic editing che permette la correzione di sequenze di DNA al fine di eliminare o sostituire quelle dannose. Un taglia e cuci del DNA.
Sviluppato nel 2012, il CRISPR/Cas9 – questo il nome completo – ha portato al Premio Nobel per la Chimica nel 2020 le due ricercatrici che hanno contribuito alla sua creazione. Il sistema di editing genomico funziona secondo un meccanismo per il quale si guida un enzima che taglia la doppia elica del DNA in un punto specifico del genoma, fornendo alla cellula la sequenza donatrice per riparare il danno ed effettuare la correzione della sequenza stessa. “Poiché la complessità nella genetica umana del DNA e delle malattie geneticamente rare è alta, c’è sempre bisogno di innovare e sviluppare sistemi precisi e accurati”, spiega Goretti. “Alia si è agganciata al CRISPR, cercando di perfezionarlo continuamente per portarlo all’applicazione terapeutica”.
Per Paola Pozzi, Partner di Sofinnova Partners, una delle principali società europee di Venture Capital nel settore delle scienze della vita, investire in Alia Therapeutics significa “Finanziare la migliore ricerca italiana con un impatto tecnologico innovativo forte. Il nostro scopo è portare queste realtà a poter competere su scala globale”.
Integrazione fra innovazione, finanza e imprenditorialità
Le startup sono essenziali per cambiare l’Italia per molti motivi: creano posti di lavoro – “20% all’anno, il quadruplo del miglior settore IT delle aziende tradizionali”, precisa Rocchietti – e perché il fatturato delle scaleup italiane è raddoppiato in tre anni. Tutto ciò crea un ecosistema, favorendo anche il rientro dei “cervelli in fuga”. A far incontrare startup e investitori ci pensano realtà come Italian Tech Alliance, nata come venture capital per poi espandersi al mondo delle startup. “Creiamo quella cultura che fino al 2018-2019 non c’era”, spiega Giuseppe Donvito, Presidente di Italian Tech Alliance, associazione italiana del venture capital, degli investitori in innovazione e delle startup e PMI innovative. “Stiamo parlando di un sistema venture europeo per colmare i gap, anche dal punto di vista dei governi”. Può diventare l’Italia una tech nation? “Sì, ma aumentando la qualità. Nel 2019 in Italia i venture capital investivano 80 milioni; nel 2023 si è scesi a 1,2 milioni, ma più focalizzati su aziende con un livello tecnologico più alto”, conclude Donvito.


