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Agevity è il convegno promosso da Assolombarda e da Silver Economy Network, che si è tenuto a Milano il 24-25 settembre, destinato a riflettere sull’evoluzione della nostra società in termini di invecchiamento. Il trend attuale è purtroppo ormai noto. Per ogni 100 persone in età lavorativa, ci sono 38 anziani a carico e questo valore è destinato a crescere fino a 63 entro il 2050. Da qui l’esigenza di “coinvolgere il mondo della ricerca e dell’Università ed il mondo delle imprese” come sottolinea Felice Lopane, Segretario Generale di Silver Economy Network, nella sessione “Longevity Innovation Forum: opportunities for changing societies” che ha aperto la seconda giornata.
Silver economy e startup: una collaborazione strategica
Perché parlare di startup in questo contesto? Giorgio Ciron, Direttore di InnovUp, ha stimolato l’uditorio, mettendo a fuoco nel suo intervento i forti collegamenti tra silver economy e startup. Innanzitutto per la necessità di sostenere tutte le soluzioni di startup che possano supportare la longevità nella parte senior della vita: non solo quelle in Life Science, settore sicuramente strategico, ma anche negli ambiti della domotica o dei device. Sottolineato un problema molto sentito anche dai clinici, quello dell’accessibilità, di cui si deve tener conto fin dalla nascita delle tecnologie stesse, nella consapevolezza che “spesso le startup nella loro visione e costruzione nascono già in quest’ottica”.
Da non sottovalutare inoltre la capacità del link tra i due soggetti di realizzare un ponte intergenerazionale nel flusso di ricchezza: “Attualmente la ricchezza privata è nelle mani soprattutto dei profili senior; bisogna trovare come mobilitarla prima che perda valore o possa venir usata, prelevata dai nostri conti, per coprire il debito pubblico”. Le startup rappresentano dunque un’ottima opportunità di investimento di questa ricchezza, per poter garantire una sostenibilità del nostro paese nel lungo periodo.
Il salto quantico del progetto Age-it
“Un partneriato esteso finanziato dal PNRR, per riunire i migliori enti di ricerca; una realtà nuova, pubblico-privato, per una società che deve essere sostenibile e inclusiva e per poter poi costruire un invecchiamento in salute e attivo”. Racconta così il progetto Age-It Claudio Lucifora, membro del consiglio di amministrazione, Partenariato Age-It, che prevede il coinvolgimento di 800 tra ricercatori e nuovi assunti, dottorandi e assegnisti di ricerca. La dotazione è di 13 milioni di euro, tra nord e sud, che verranno assegnati attraverso bandi a cascata competitivi.

Bandi articolati su più piani che vanno dall’analisi delle cellule biologiche e dei fenomeni a livello cellulare su ciò che crea invecchiamento nella singola persona, al livello sociale e agli aspetti demografici propri della comunità. Ciascuno spoke affronterà un tema specifico, ma è prevista un’organizzazione a rete, in un’ottica multidisciplinare che possa affrontare l’ecosistema da un unico punto di vista.
L’Italia al centro della Ricerca
Un progetto imponente, “mai uno sforzo così grande in Italia”, che vuole “fornire idee per policy maker e Governi, e vuole mettere l’Italia (il paese che invecchia più velocemente) al centro della ricerca e delle soluzioni per l’invecchiamento, per porsi come esempio a livello internazionale sulla ricerca biomedica e il trasferimento tecnologico”. Quest’ultimo si conferma come uno dei punti principali della missione, anche se il progetto non sviluppa business “ma escono prodotti che possono essere poi adottati dal mondo del mercato”.
Dalla ricerca all’impresa
Un ecosistema già attivo quello italiano, in cui emerge il ruolo di CDP Cassa Depositi e Prestiti, con 19 programmi operativi e il 20esimo in partenza. Già accelerate più di 340 startup su tutto il territorio nazionale, con progetti anche nell’ambito sanitario e legati alla longevità. Per Next Age, l’acceleratore verticale sulla Silver economy, primo in Europa dedicato in maniera specifica agli over 50, la sede scelta è Ancona, già sede di centri di ricerca rilevanti e per questo preferita ad altri luoghi, e il focus il settore Health, con un’attenzione particolare a progetti di applicazione dell’AI in ambito sanitario.
“Un’area strategica quella del Life Science e della Health” commenta Stefano Molino, Responsabile Fondo Acceleratori Venture Capital SGR di CDP sottolineando il ruolo sempre più rilevante della Digital Health e la necessità di attrarre nuovi capitali e investitori dall’estero, visto il crescente interesse nel mercato italiano rilevato negli ultimi tempi.
Dalla ricerca all’impresa: il ruolo degli incubatori
Partecipa alla tavola rotonda sugli incubatori Francesco Senatore, Direttore di sviluppo commerciale di Bio4Dreams (nostro incubatore di maggio, leggi qui l’intervista Bio4Dreams ha messo radici al MIND – INNLIFES), specializzata nelle startup nella fase di early development, a cui forniscono servizi e competenze manageriali, facendo piccoli investimenti iniziali: 47 le startup incubate nell’ecosistema e 17 le partecipate economicamente.
Paolo Borella, Managing Partner di Vita Accelerator, nostro incubatore di giugno (leggi qui la nostra intervista Paolo Borella: VITA Accelerator – INNLIFES) pone l’accento sulla necessità di formare ed educare gli studenti con programmi che diano crediti per la laurea in modo da far crescere l’attitudine all’imprenditoria e così facilitare e supportare il percorso dei ricercatori nel creare delle spinoff nate in ambito universitario.
Matteo Bina, General Manager AC75, ha evidenziato il profondo radicamento con il territorio di AC75 Startup Accelerator, che con Ancona ha sviluppato un legame forte, portando in territorio marchigiano startup provenienti da Singapore o dall’MTI di Boston.
Un approccio glocal che grazie ad un progetto pilota con il Comune di Ancona permette alle startup di sperimentare le innovazioni direttamente sul territorio, nelle cooperative e i centri anziani. Il plus è quello di poter “fare sviluppo con la popolazione stessa, tastando sul terreno reale l’efficacia, raccogliendo feedback dagli utenti su come hanno interagito con l’innovazione”.

Prevenzione o cura: le diverse anime delle Startup
Idee diverse, accomunate dalla passione, quelle raccontate dalle startup presenti.
Con Christian Salvatore, Ceo e founder DeepTrace Technologies, primo spin-off della Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia, si parla di un dispositivo medico capace, grazie all’Intelligenza Artificiale, di leggere al meglio la risonanza magnetica del cervello, permettendo una diagnosi precoce dell’Alzheimer e una presa in carico in tempi più rapidi.
Aldo Padova, CEO e founder di Dico Technologies porta l’innovazione in terapia intensiva, permettendo una migliore comunicazione ai pazienti non in grado di parlare (e possibile allargamento poi a una platea molto più ampia). Con benefici di sostenibilità economica anche sul nostro servizio sanitario nazionale.
Beatrice Riva, CEO di ChemiCare, fresca di nomina tra le 50 vincitrici del premio InspiringFifty a rappresentanza delle donne nel tech, spera di poter portare in fase clinica entro 1 anno il suo candidato farmaco brevettato per bilanciare il livello di calcio in diverse patologie, come distrofie, sclerosi multipla e patologie autoimmuni.
Michele Buffo, amministratore Unico Infocom, ci riporta all’importanza del territorio, con un sistema di telemonitoraggio sanitario diffuso (come gli alberghi!) per rendere fruibile a chiunque gli strumenti che vengono solitamente usati da personale sanitario.
L’intervento conclusivo della sessione di apertura è stato affidato a Andrea Severino, CEO & Founder di Healthy Virtuoso, app che mette al centro la prevenzione e propone sfide come camminate o corse, in modo da incentivare le buone abitudini e raggiungere quindi un migliore benessere personale.



