|
Getting your Trinity Audio player ready... |
“Conosco Valentino Mercati da 30 anni e Aboca è una delle più belle società italiane, mi sarebbe sempre piaciuto fare delle cose insieme, ho sempre avuto un bel rapporto. Loro non amano il private equity perché è un sistema che rivende troppo rapidamente, ecco perché si sono rivolti a noi, che lavoriamo in modo diverso”.
Sintetizza così Giovanni Tamburi, Presidente Tamburi Investment Partners, la scelta di abbracciare il progetto di Apoteca Natura, con l’obiettivo di rafforzare la rete internazionale di queste farmacie “benefit” che promuovono un concetto di salute consapevole e si integrano completamente nella filiera sanitaria, puntando a essere quotati in borsa nei prossimi anni. Per Tamburi, che ha una solida esperienza nel comparto retail (pensate a come ha trasformato il marchio Oviesse in questi anni) la sfida adesso è entrare nel retail del mondo life science. “Quello che abbiamo fatto con Oviesse lo possiamo fare anche per e farmacie!” tira dritto Tamburi con il solito ottimismo che lo contraddistingue. Non è la prima volta nel settore sanitario, perché TIP è da 15 anni il secondo azionista investitore di Amplifon SpA, azienda italiana che dal 1950 si occupa dell’applicazione e commercializzazione di apparecchi acustici, quotata alla Borsa di Milano dal 2001. Ma con le farmacie si cambia passo e si entra in modo più concreto nel settore salute a 360 gradi. Nel bel paese c’è una farmacia ogni 2.977 abitanti, solo la Spagna ci supera come numero di punti vendita in Europa.
L’investimento sarà realizzato attraverso un aumento di capitale da parte di TIP e della famiglia Mercati, nella nuova società Apoteca Natura Investment, che deterrà l’intero capitale di Apoteca Natura SpA. TIP acquisirà una quota del 28,57% in Apoteca, mentre la famiglia Mercati manterrà la maggioranza e la governance del gruppo. TIP è una public company quotata sul segmento Euronext Star Milan con una capitalizzazione di circa 1,9 miliardi di euro. Si tratta del più grande network di imprenditori italiani uniti da un progetto comune di valorizzazione e crescita delle imprese, con più di 100 family office che vi partecipano, con decenni di esperienza industriale sia in Italia, sia a livello internazionale. E, cosa non da poco, è indipendente dai grandi gruppi bancari e finanziari.
Abbiamo chiesto a Giovanni Tamburi di parlarci di questo progetto e del perché ha deciso di investire in un settore per loro nuovo come quello delle farmacie.
Come è nata l’idea di abbracciare questo progetto?
Qualche mese fa Massimo, il figlio di Valentino Mercati, ci ha parlato di questo progetto di espansione della parte farmacie, dicendo che ne avevano alcune in proprietà e altre in franchising. Volevano espandersi proponendo una nuova formula di adesione agli stessi farmacisti, diversa da quella brutale che va molto in voga tra i gruppi multinazionali del settore farmacie, cioè imporre la vendita del 100% della farmacia al gruppo, smettendo di fatto di essere farmacista imprenditore, oppure vendere ma rimanere all’interno come impiegato. Noi invece abbiamo pensato a una struttura che salvaguardi l’imprenditorialità del farmacista. Il nostro obbiettivo è aggregare le farmacie, non predarle come fanno i grandi gruppi.
Come funziona la struttura che proponete?
Noi proponiamo una struttura intermedia: il farmacista che vuole entrare in questo network può decidere di vendere una quota non totalitaria in modo da esserne ancora partecipe, così salva il patrimonio, ma continua allo stesso tempo a fare l’imprenditore. Può anche decidere di investire non solo nella sua farmacia, ma anche a livello più elevato, magari con altri colleghi, in altre farmacie del network.
Quale sarebbe l’approccio innovativo di questo modello?
Diciamo che le farmacie di solito non hanno bisogno di fare grandi operazioni di marketing, soprattutto se sono posizionate bene sul territorio. Guadagnano molto, generano fatturato sul passaggio, praticamente in automatico, non devono andare a rincorrere i clienti. Noi abbiamo voluto far fare un passo in più che non riguardasse solo intercettare nuovi clienti, ma proporre un nuovo modello di farmacia, fondato su una salute consapevole, e che si distingua con un arredamento accattivante. Anche altre farmacie si stanno muovendo in questo senso, ma lo stanno facendo in autonomia, noi proponiamo un approccio integrato con una linea nostra di prodotti.
Quanto vale questa operazione e quanto investirà TIP?
Abbiamo deciso di non fornire dati di valore su questa operazione in questo momento, anche perché siamo ancora all’inizio. Noi come TIP partecipiamo al 28,5%, una percentuale che possiamo sempre rivedere, anche considerando l’attività degli altri farmacisti.
Perché volete puntare alla quotazione in borsa?
Perché si dà più valore all’attività imprenditoriale che si gestisce, è un’opzione in più che possono avere i farmacisti che entrano in questo network.
Ci vorrà qualche anno prima di arrivare in Borsa, dipende da diversi fattori, e in Italia i tempi come noto sono molto dilatati. Credo molto in questo progetto, così come credo che questo sia un gran momento per investire del settore Life science.
Volersi differenziare rispetto ai grandi gruppi che stanno acquisendo le farmacie italiane, annientando di fatto l’imprenditorialità di chi le ha create da zero e proponendo, al contrario, un modello che aggreghi e rilanci lo spirito imprenditoriale dei singoli farmacisti, potrebbe essere un modello di successo in un paese come il nostro, dove la farmacia territoriale ha un valore non solo economico, ma soprattutto sociale e culturale. Salvaguardare le persone che vi lavorano, mettendo in risalto il loro valore gestionale e imprenditoriale, sottolinea quanto sia TIP sia Aboca conoscano bene il modello della farmacia italiana. La farmacia e il ruolo del farmacista hanno fatto la differenza durante la pandemia, sono stati presidi non solo medici, ma veri punti di riferimento territoriali. Un patrimonio che va salvaguardato non predandolo, ma mettendolo a sistema.


