Venture capital in Italia: 367 milioni investiti nel primo trimestre. Nelle scienze della vita traina la salute digitale

Venture capital in Italia: 367 milioni investiti nel primo trimestre. Nelle scienze della vita traina la salute digitale

di Simona Regina
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Simona Regina

Perché ne stiamo parlando
Il settore delle life sciences ha generato flussi per 24 milioni di euro. Ecco i dati dall’Osservatorio trimestrale sugli investimenti di venture capital in Italia di Growth Capital e Italian Tech Alliance. Pochi round, ma capitali stabili. Cresce l’IA.

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Il mercato italiano del venture capital ha aperto il 2026 con una raccolta complessiva di 367 milioni di euro per 53 round di investimento. Sebbene il numero di operazioni risulti il più basso degli ultimi cinque anni, l’ammontare del capitale investito si mantiene stabile rispetto alla media trimestrale del triennio precedente. La tenuta del sistema è garantita dalla presenza di operazioni di dimensioni rilevanti che compensano la contrazione del numero totale di deal.

È ciò che emerge dall’Osservatorio trimestrale sugli investimenti di venture capital in Italia, realizzato da Growth Capital, la banca di investimento tech che ha sedi a Milano, Madrid e Londra, in collaborazione con Italian Tech Alliance, l’associazione italiana del VC, degli investitori in innovazione e delle startup e Pmi innovative, che monitora su base trimestrale l’andamento degli investimenti e i principali trend dell’ecosistema italiano dell’innovazione.

Scienze della vita: traina la salute digitale

Il settore delle scienze della vita si conferma uno dei pilastri dell’innovazione nazionale, posizionandosi al terzo posto per numero di operazioni con 9 round conclusi nel trimestre, a pari merito con il comparto smart city e preceduto dal software, settore più dinamico per numero di operazioni, sostenuto soprattutto dagli investimenti in intelligenza artificiale, machine learning e cybersecurity. Mentre il fintech guida per capitali raccolti.

In termini di capitali attratti, il settore life sciences ha generato investimenti per 24 milioni di euro. All’interno delle verticali tecnologiche, la digital health ha registrato 5 round, confermandosi un’area di forte interesse e riflettendo la tendenza del mercato verso l’integrazione di soluzioni tecnologiche applicate alla salute.

Operazioni strategiche e accordi di co-investimento

Il primo trimestre del 2026 ha visto sei exit nel panorama italiano. Tra queste, per il settore life sciences, l’acquisizione dell’85% della società Lambda, che produce tecnologia laser all’avanguardia (anche) per il settore dentale, da parte del gruppo svedese Röko. Operazione che indica la capacità delle realtà innovative italiane di attrarre capitali e interessi da parte di attori internazionali.

Da segnalare, inoltre, l’accordo di co-investimento da 150 milioni di euro siglato tra la Banca Europea per gli Investimenti e Angelini Ventures. L’intesa prevede l’impiego di 75 milioni di euro da parte di ciascun partner nell’arco di sei anni, con l’obiettivo di sostenere startup attive nelle biotecnologie e nella salute digitale in tutta Europa.

E la nascita di due nuovi fondi VC: Lumen II di Lumen Ventures e Ulixes Sgr, dedicato a investimenti nelle prime fasi di sviluppo di startup innovative nei settori insurtech, fintech, digital health e cybersecurity, e Poli360 2 di 360 Capital, dedicato al trasferimento tecnologico punta a investimenti in startup deep tech (robotica, industria 4.0, cybersecurity, intelligenza artificiale, IoT, sostenibilità, nuovi materiali…).

Lo scenario europeo

A livello europeo, con 2.805 round chiusi, il mercato del venture capital si mantiene in linea con gli ultimi due anni, mentre i capitali raccolti raggiungono i 22 miliardi di euro, segnando il miglior risultato dal secondo trimestre 2022. A sostenere questa performance è soprattutto il peso dei mega round, concentrati nei settori dell’intelligenza artificiale e del natural language processing.

L’impatto dell’IA e l’evoluzione degli strumenti finanziari

L’intelligenza artificiale continua a guidare le tendenze del mercato, con una quota che ha raggiunto il 61,3% del valore totale dei deal a livello europeo nel primo trimestre del 2026, segnando un incremento rispetto al 37,7% dell’anno precedente. In Italia questa tecnologia viene integrata nei processi di sviluppo per accelerare i cicli di innovazione e il lavoro dei team, permettendo alle startup di operare con maggiore efficienza di capitale.

Parallelamente, si osserva un interesse crescente per strumenti come il venture debt, una forma di finanziamento complementare all’equity che offre capitale non diluitivo per estendere l’autonomia finanziaria delle imprese in fase di crescita. Sebbene in Italia questa pratica sia ancora limitata, si prevede una sua progressiva espansione grazie all’ingresso di operatori istituzionali internazionali.

«Prevediamo che il venture debt, utilizzato frequentemente negli ecosistemi del venture capital avanzati , assumerà gradualmente un ruolo più rilevante anche in Italia» puntualizza Fabio Mondini de Focatiis, founding partner di Growth Capital.

Passi cruciali per la competitività dell’ecosistema

«L’ecosistema dell’innovazione italiano si conferma solido e capace di esprimere competenze e progettualità di alto livello. Tuttavia, il salto di qualità che attendiamo da molto richiede un cambio di passo da parte delle istituzioni italiane ed europee» puntualizza Davide Turco, presidente di Italian Tech Alliance, riferendosi in particolare all’atteso regolamento europeo per il mercato unico dell’innovazione.

«Abbiamo assistito a molti annunci e a una crescente attenzione sul tema, ma a questi non sono ancora seguiti interventi strutturali pienamente efficaci. In Italia, per esempio, resta irrisolta la questione della proroga dell’incentivo fiscale al 30% per gli investimenti in startup, un nodo cruciale per la competitività e l’attrattività del nostro ecosistema. Analogamente mancano ancora gli ultimi e fondamentali dettagli interpretativi per far decollare le importanti misure di incentivo contenute nella Legge Concorrenza.

A livello europeo, invece, iniziative come EU Inc, pur andando nella giusta direzione, risultano ancora troppo limitate rispetto alle ambizioni dichiarate con il 28° regime. Se vogliamo davvero competere a livello globale, è necessario passare dalla fase degli annunci a quella delle decisioni concrete, creando un contesto normativo e fiscale capace di sostenere la crescita delle imprese innovative e attrarre investimenti in modo stabile e credibile».

Keypoints

  •  L’osservatorio trimestrale realizzato da Growth Capital in collaborazione con Italian Tech Alliance  rileva 367 milioni di euro investiti in 53 round nel primo trimestre 2026.
  • Il numero di operazioni ha raggiunto il punto più basso degli ultimi cinque anni, ma il totale dei capitali investiti rimane stabile e in linea con le medie storiche.
  • Il settore Software è il più dinamico per numero di deal, mentre il Fintech guida il mercato per volumi finanziari grazie a operazioni di grandi dimensioni.
  • L’intelligenza artificiale si conferma il verticale tecnologico più attivo e si prevede una progressiva espansione del venture debt come strumento finanziario strategico.
  • Il life sciences si posiziona al terzo posto nazionale per numero di operazioni con 9 round conclusi e una raccolta complessiva di 24 milioni di euro.
  • La Digital Health traina il settore con 5 round d’investimento, mentre l’acquisizione della società Lambda da parte del gruppo Röko conferma l’attrattività internazionale del mercato italiano.

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