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1,735 miliardi di euro investiti dal venture capital in startup e imprese innovative in Italia. 436 round.
E così il 2025 ha superato il 2024 sia in termini di ammontare investito che di operazioni. Il quarto trimestre è stato il migliore in assoluto, con 901 milioni raccolti rispetto ai 316 del trimestre precedente, trainato da 10 round maggiori di 25 milioni di euro. Ma rimane il nodo delle exit, principale fattore critico per l’ecosistema venture capital italiano.
Questi in sintesi i risultati dell’Osservatorio sul Venture Capital in Italia, realizzato dalla banca di investimento tech Growth Capital in collaborazione con Italian Tech Alliance, l’associazione del venture capital, degli investitori in innovazione e delle startup e Pmi innovative. I risultati relativi all’intero anno e al quarto trimestre del 2025 sono stati presentati questa mattina al Palazzo delle Stelline di Milano.
Ecosistema sempre più solido e in crescita
I cinque round più importanti di quest’anno hanno impegnato i 2/3 del capitale investito: si tratta di Bending Spoons (234 milioni), AAvantgarde (122 milioni), Exein (100 milioni), Nanophoria (83,5 milioni), Generative Bionics (70 milioni).
«I dati descrivono un ecosistema sempre più solido, in crescita e con round medi che si rafforzano» afferma Fabio Mondini de Focatiis, founding partner di Growth Capital. «Nel 2025 in Italia è stato investito più del triplo di cinque anni fa (vedi grafico), mentre l’Europa (66 miliardi di euro) ha fatto il 30% in più. Se guardiamo alla Francia gli investimenti (7,7 miliardi di euro) sono tornati al livello del 2020 (7,4 miliardi di euro)».

Ma c’è un altro dato sottolineato da De Focatiis: nell’ammontare investito in Italia sono assenti gli investimenti in IA, al contrario di quanto avviene negli Stati Uniti (dove i primi 8 round degli Usa sono tutti rigorosamente sull’intelligenza artificiale) e in Europa (lo sono 2 round su 5 dei top 5). «Questo rende il dato italiano ancora più importante. L’Italia sta mettendo piano piano tutti gli ingredienti per andare nella giusta direzione».

I fattori critici: exit e raccolta fondi
«Il bicchiere cominciamo a vederlo come mezzo pieno, ma rimane da sciogliere il nodo delle exit, che continuano a essere poche e stantie» sottolinea Davide Turco, presidente di Italian Tech Alliance. Le exit sono state 31, stesso numero del 2024. «Gli investitori istituzionali devono fare di più» aggiunge Claudio De Luca, founder e Ceo di Nanophoria. «Se non si attiva il ciclo delle exit il meccanismo rischia di incepparsi».
Negativa anche la raccolta dei fondi: in Italia un terzo in meno rispetto al 2024 (545 milioni contro 1,447 miliardi nel 2024), in Europa la metà (12 miliardi rispetto a 24 miliardi), mentre gli Usa hanno raccolto 5 volte di più.
«Le nostre società europee saranno finanziate da investitori americani?». È la provocazione lanciata da Paola Pozzi, partner di Sofinnova Partners – Telethon Strategy.

«Nel 2025 avevamo immaginato di legare le sorti del nostro ecosistema a tre elementi» ha dichiarato Francesco Cerruti, direttore generale di Italian Tech Alliance. «Il coinvolgimento degli investitori istituzionali (casse previdenziali e fondi assicurativi), che ancora non si è manifestato, anche se notiamo del fermento in queste prime settimane del 2026. La normativa del 28° regime, che rimane solo un proclama. E la maturazione dei founder, che invece è un elemento positivo. Ci sono stati più founder “famosi”, che permettono di far capire alle istituzioni pubbliche e ai grandi investitori che investire in startup e Pmi innovative è il miglior modo per contribuire al successo di un Paese».
Life science: 417 milioni di euro raccolti in 58 round
Con 417 milioni di euro raccolti in 58 round, il life science si posiziona al secondo posto per ammontare investito (al primo posto il software con 494 milioni) e al terzo per numero di round. Nel 2025 si sono concluse due importanti operazioni: quella di AAvantgarde (122 milioni) e Nanophoria (83,5 milioni), mentre tra il 2022 e il 2023 sono nati 6 fondi verticali focalizzati sul Life Science.

«Dall’estero guardano con curiosità il nostro settore», ha commentato Paola Pozzi. «In Italia abbiamo dimostrato di aver creato impresa da un’ottima ricerca scientifica, e non era scontato perché il trasferimento tecnologico da noi non è ancora maturo. È necessario puntare alla qualità: dell’investimento, dei team, del derisking del progetto. Quando costruiamo una società a livello seed occorre prevedere da subito che diventino player globali».


