Bill Gates: intelligenza artificiale e sanità, la relazione umana deve restare centrale

Bill Gates: intelligenza artificiale e sanità, la relazione umana deve restare centrale

di Simona Regina
Immagine di Simona Regina

Simona Regina

Perché ne stiamo parlando
Dalla perdita di posti di lavoro alle minacce per sicurezza, sviluppo sociale e pensiero critico, fino alle opportunità per accelerare ricerca e migliorare assistenza sanitaria, Bill Gates analizza rischi e potenzialità dell’IA e sottolinea l’urgenza di un piano globale per governarne l’impatto sulla società. Quale l’impatto sulla sanità? Parliamone.

Getting your Trinity Audio player ready...

L’IA per la prima volta può sostituire e persino superare alcune capacità cognitive umane. Abbiamo bisogno di un piano per garantire che il bene superi il male, per fare in modo che gli aspetti positivi prevalgano su quelli negativi. E al momento non ci stiamo preparando adeguatamente per affrontare la transizione innescata dall’intelligenza artificiale, dall’accelerazione nei progressi tecnologici dell’ultimo decennio. Anche nelle condizioni migliori, la transizione verso questa nuova era sarà uno dei periodi più turbolenti della storia dell’umanità. Lo scrive Bill Gates in un’analisi dei rischi e benefici dell’IA.

Partiamo dai rischi.

Gates indica essenzialmente tre ambiti: il primo riguarda il lavoro, il secondo la capacità di nuocere attraverso l’IA e il terzo l’impatto su infanzia e adolescenza, sulle relazioni e sull’apprendimento.

«Molti lavori scompariranno per sempre». Alcuni compiti sono già affidati all’IA e in futuro la tecnologia potrebbe essere utilizzata anche per attività che richiedono personale qualificato, dal valutare le richieste di prestito al triage dei pazienti (ne abbiamo parlato qui). Entro la fine del decennio, secondo Gates, anche i robot «intelligenti» potrebbero competere con le persone in alcune attività fisiche, dall’edilizia all’ospitalità. E, in definitiva, l’IA ostacolerà l’accesso dei giovani al mercato del lavoro (su questo punto può essere interessante consultare la ricerca dello Stanford Digital Economy Lab e il sondaggio del Pew Research Center condotto negli Stati Uniti su professioni più vulnerabili e preoccupazioni della popolazione).

«L’IA aumenterà anche la capacità di fare del male»: creare  e utilizzare bombe, armi biologiche, virus informatici. E ancora, frodi, disinformazione, deepfake: monitorare e manipolare l’opinione pubblica sarà più facile, più economico e anche più efficace. Per non parlare degli attacchi informatici.

E Gates sottolinea che gli ospedali sono tra le infrastrutture che saranno particolarmente vulnerabili, insieme a istituzioni finanziarie, sistemi idrici, reti elettriche, servizi pubblici. E in caso di attacco, le conseguenze ricadrebbero direttamente su cittadini e cittadine.

Lo stesso vale per il bioterrorismo. Anche se l’IA potrà contribuire allo sviluppo di farmaci e vaccini salvavita, renderà anche più facile progettare nuovi agenti patogeni (ne abbiamo parlato qui).

L’IA, ammonisce ancora Gates, «potrebbe ostacolare lo sviluppo dei bambini e sostituire le relazioni umane».

Gates mette in guardia dagli effetti dell’IA sullo sviluppo dei più giovani. I rischi, già associati all’uso compulsivo di internet e dei social media, dai disturbi del sonno al cyberbullismo e all’esposizione a contenuti dannosi, potrebbero essere amplificati dall’intelligenza artificiale. La tecnologia potrebbe inoltre ridurre alcune delle esperienze necessarie per sviluppare le capacità sociali e avere conseguenze sull’apprendimento e sul pensiero critico.

Ma il fondatore della Microsoft presenta anche l’altro lato della medaglia. I potenziali benefici, secondo Gates, sono infatti altrettanto rilevanti. Con la capacità di sintetizzare conoscenze provenienti da diversi campi del sapere, l’IA può accelerare ricerca e innovazione e contribuire ad affrontare sfide che vanno dalla produzione di energia pulita alla sicurezza alimentare, fino alla cura delle malattie.

La sanità è proprio uno dei settori in cui Gates vede un impatto concreto. L’IA potrebbe portare competenze specialistiche dove oggi non sono disponibili, migliorando diagnosi, gestione delle emergenze e continuità dell’assistenza. Molti piccoli ospedali statunitensi, scrive, non dispongono di specialisti presenti sul posto in grado di diagnosticare rapidamente un paziente in caso di emergenza. L’IA potrebbe contribuire, per esempio, a riconoscere tempestivamente un infarto o un ictus e a coordinare l’assistenza.

Gates cita Viz.ai, che supporta il personale sanitario nell’interpretare le immagini diagnostiche e nel coordinare la presa in carico dei pazienti. Tecnologia utilizzata in quasi 2mila ospedali statunitensi.

L’intelligenza artificiale potrebbe inoltre aiutare anche mediche e medici di medicina generale a formulare diagnosi più accurate e a mantenere i contatti con i pazienti anche fuori dall’ambulatorio, oltre a rendere più comprensibili per i pazienti i risultati degli esami e le indicazioni relative alle terapie.

L’IA potrebbe inoltre semplificare l’accesso ai servizi sanitari, aiutando le persone a orientarsi tra procedure amministrative complesse.

E nonostante i rischi che Gates elenca per la salute mentale, ritiene che, con adeguate garanzie sulla privacy, gli strumenti di IA possano anche aiutare a individuare segnali di disagio e offrire strategie basate sulle evidenze, supportando i professionisti della salute.

Ma c’è bisogno di un piano per governare questa transizione, che non può e non deve essere gestita solo dalle big tech.

Gates chiede un processo democratico che coinvolga governi, decisori pubblici, operatori sanitari, insegnanti, aziende tecnologiche e comunità e ritiene necessaria una nuova architettura nazionale e internazionale per governare l’IA. Le istituzioni esistenti non sono state progettate per gestire una tecnologia che si diffonde così rapidamente e impatta contemporaneamente su occupazione, istruzione, energia, elezioni, salute pubblica, finanza, trasporti e sicurezza. Gates propone la creazione di una nuova organizzazione internazionale sull’IA.

Gates propone inoltre che un insieme di attività siano riservate alle persone anche quando la tecnologia sarebbe in grado di svolgerle. Parla di «Human Reserved». In altre parole, alcuni lavori dovrebbero essere solo nelle mani degli umani. L’idea nasce anche dalla sua esperienza personale. Il padre di Gates è morto di Alzheimer nel 2020 e, negli ultimi anni della malattia, è stato assistito da professionisti che riuscivano a comprenderlo anche quando non era più in grado di esprimersi chiaramente. Secondo Gates, quella componente umana dell’assistenza non potrebbe e non dovrebbe essere sostituita da un robot.

Questo principio solleva una serie di interrogativi che hanno a che fare con la medicina del futuro: quanto possiamo automatizzare la cura senza compromettere la relazione umana che ne è alla base? Se l’IA sarà in grado di diagnosticare, spiegare, assistere e persino curare, cosa dovrà essere riservato alle persone?

Il suo messaggio ai leader è chiaro: agire ora, prima che la transizione produca effetti difficili da governare. Insieme. Governi, imprese, istituzioni scientifiche e società civile.

La sua posizione non è «fermiamo l’IA», ma «prepariamoci ora a governarla». Perché una tecnologia senza precedenti richiede, secondo Gates, una risposta globale, altrettanto ampia e coordinata, senza precedenti.

Parliamone.

 

 

 

 

 

Immagine di Augusto Ordóñez da Pixabay

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri articoli

Iscriviti alla nostra newsletter

Rimani aggiornato su tutte le novità