Prevenzione metabolica: Dally porta lo screening e la cultura della salute nelle aziende

Prevenzione metabolica: Dally porta lo screening e la cultura della salute nelle aziende

di Giulia Toniutti
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Giulia Toniutti

Perché ne stiamo parlando
Attraverso screening clinici e formazione, la startup Dally Therapeutics trasforma il luogo di lavoro in uno spazio di salute. L’obiettivo è prevenire il diabete di tipo 2 e monitorare i rischi tramite dati aggregati per il welfare e il bilancio ESG.

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«Il progetto nelle aziende ci permette di entrare in un luogo ricettivo, con una popolazione giovane propensa al cambiamento e a capire meglio i propri fattori di rischio per agire con proattività». Emanuele Abbate, CFO, CMO e co-fondatore di Dally Therapeutics, sintetizza così l’evoluzione della startup verso il welfare aziendale, un ambito in cui l’attenzione alla salute metabolica delle e dei dipendenti può diventare parte integrante della cultura d’impresa.

Dopo aver realizzato oltre 3mila screening nelle piazze e nelle farmacie italiane, Dally Therapeutics ha esteso il proprio raggio d’azione all’ambiente professionale. Il passaggio al contesto aziendale è stata un’evoluzione naturale, nata dallo spunto di un imprenditore che, dopo aver partecipato a un evento pubblico di Dally, ha chiesto: “Perché non portate questa iniziativa anche nella mia azienda?”.

Dalla diagnosi alla startup

Dally è una startup a impatto sociale che sviluppa dispositivi medici software per la prevenzione e la gestione delle malattie metaboliche, a partire dal diabete. Ne avevamo parlato qui, descrivendo le origini del progetto nato dall’esperienza personale del CEO Andrea Balestra: a 20 anni gli è stato diagnosticato il diabete di tipo 1.

Attraverso l’app di Dally, la persona può costruire un diario quotidiano raccogliendo informazioni su alimentazione, attività fisica, farmaci, parametri e abitudini di vita. A partire da questi dati, Dally offre contenuti, promemoria e indicazioni validate per aiutare le persone ad aumentare la propria consapevolezza e adottare comportamenti più sani nella vita di tutti i giorni: dal bilanciamento dell’alimentazione al movimento, fino alla costruzione di routine più sostenibili nel tempo.

Oggi la startup integra la sua missione sociale originale con un servizio strutturato per le imprese. «La nostra visione è chiara: vogliamo contribuire alla ricerca per arrivare, un giorno, a una cura definitiva del diabete. Nel frattempo, portiamo la prevenzione nei luoghi di lavoro, aiutando le persone a conoscere meglio i propri fattori di rischio e a costruire abitudini più sane nella vita quotidiana».

Questa iniziativa, spiega Balestra, risponde a quella che viene definita una “pandemia silenziosa“: in Italia si contano infatti 9 milioni di persone in prediabete senza saperlo, oltre a 1,5 milioni con diabete di tipo 2 non ancora diagnosticato. E come sottolinea la Società italiana di diabetologia (SID), intervenire precocemente, innanzitutto con modifiche importanti nello stile di vita, quali incremento del movimento e dieta adeguata, è fondamentale per cambiare il futuro: perché il rischio di sviluppare diabete non è un interruttore ‘on-off’ ma è un processo continuo e graduale. Da qui l’urgenza di interventi personalizzati in base al rischio reale.

Il luogo di lavoro come spazio di prevenzione

Il percorso di Dally si apre con lo Screening Day, un’attività dedicata ai dipendenti. «È il primo passo per portare in azienda un’attività concreta, semplice e accessibile di prevenzione e consapevolezza sulla salute metabolica».

Attraverso Dally Screening, dispositivo medico software certificato di classe I, ogni dipendente può ricevere in pochi minuti una fotografia chiara del proprio profilo di rischio metabolico. L’attività è svolta in forma individuale con il supporto di un operatore sanitario: vengono raccolti alcuni parametri e informazioni utili a valutare il rischio.

Al termine, ogni dipendente riceve un’interpretazione dei risultati e indicazioni pratiche sui possibili passi successivi, come eventuali approfondimenti con il proprio medico, visite specialistiche o azioni utili per migliorare le proprie abitudini quotidiane.

I dati raccolti invece a livello aggregato e anonimo permettono all’azienda di ottenere un report sull’incidenza dei fattori di rischio nella propria popolazione. «Così la dirigenza aziendale è nelle condizioni di capire dove si potrebbe intervenire, dove e come si potrebbe migliorare concretamente l’ambiente di lavoro».

Il valore per l’impresa risiede nella capacità di trasformare questi dati in strategie HR e contenuti per il bilancio di sostenibilità, agendo su tre fronti: l’impatto sociale (empowerment dei dipendenti), l’impatto economico (riduzione dell’assenteismo e dei costi indiretti delle malattie croniche) e l’impatto ambientale (grazie alla digitalizzazione dei processi sanitari).

«Uno dei dati più lampanti è l’aspetto di familiarità», osserva Abbate. «Circa il 50% della popolazione che ha fatto lo screening ha familiarità di primo o secondo grado con persone con diabete. Questo sensibilizza gli imprenditori e le imprenditrici sull’importanza di creare un ambiente di lavoro sano, che promuova stili di vita sani».

Oltre il test: formazione e strumenti digitali

Il percorso può essere ampliato con moduli formativi e consulenze mirate, su alimentazione, attività fisica, salute metabolica, prevenzione, con il coinvolgimento di  nutrizionisti, diabetologi, psicologi e medici dello sport, per dare continuità allo screening e trasformare il primo momento di consapevolezza in azione.

Un esempio? I workshop sulla nutrizione e i laboratori di «cucina didattica» coordinati dalla biologa nutrizionista e divulgatrice Elsa Panini. L’obiettivo è fornire strumenti pratici per migliorare le abitudini alimentari, come la preparazione di un pasto equilibrato per la pausa pranzo. «Un team di 20 persone o più che mette “le mani in pasta”, per creare un piatto salutare con i macronutrienti bilanciati al meglio tra grassi, proteine e fibre, è anche, tra l’altro, un’attività divertente, ideale per il team building».

Tra le prime realtà ad aver adottato questo modello figurano aziende come Fresia Alluminio, BTREES e Marcopolo. «In tutti i casi, l’attività ha registrato un coinvolgimento dell’80% dei dipendenti, producendo dati utili per il bilancio di sostenibilità e il reporting ESG».

A supporto del cambiamento interviene l’app Dally, un dispositivo medico certificato che accompagna l’utente nel tempo. Abbate spiega così la funzione dell’alleato digitale: «l’app Dally si mette al tuo fianco, conosce i tuoi parametri e ti accompagna per lavorare su quelle leve di prevenzione primaria. Capiamo come mangi, quanto ti muovi e proviamo a stimolarti». La sfida principale resta superare l’inconsapevolezza di chi non percepisce un rischio immediato, aiutando le persone ad agire in anticipo rispetto a una potenziale diagnosi. «Con questo percorso la prevenzione non rimane così un evento isolato che si ferma allo screening e alle avvertenze iniziali, ma diventa un percorso per innescare un cambiamento duraturo, che il dipendente si porta a casa nella propria quotidianità».

Dally opera oggi con oltre 150 partner in più di 18 regioni italiane, portando avanti il messaggio del World Diabetes Day a livello globale: “Diabete e posti di lavoro – Sapere di più. Fare di più”.

Keypoints

  • Dally Therapeutics porta lo screening metabolico nelle aziende come strumento di welfare e responsabilità sociale.
  • Il modello integra test clinici in sede, formazione su nutrizione e movimento, e monitoraggio continuo tramite app.
  • I dati aziendali indicano che il 50% dei lavoratori coinvolti ha familiarità con patologie diabetiche.
  • Le attività sono somministrate da operatori sanitari e utilizzano dispositivi medici certificati per il calcolo del rischio.
  • Il servizio genera report aggregati utili per le strategie HR e il bilancio di sostenibilità ESG

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