|
Getting your Trinity Audio player ready... |
Un dato su tutti traccia la rotta strategica del Fondo assistenza sanitaria integrativa (Fasi): il 64% degli iscritti convive con una o più patologie croniche, come ipertensione, diabete o scompensi cardiaci. «Questa elevata diffusione di malattie croniche, unita a una già diffusa familiarità con gli strumenti digitali – il 63% ha usato app per la salute -, evidenzia la necessità di soluzioni più mature e clinicamente validate». A parlare è il presidente Fasi, Daniele Damele, commentando i risultati dello studio realizzato dal Fondo in collaborazione con l’Osservatorio Life Science Innovation della School of Management del Politecnico di Milano.
«Questi dati sono un elemento chiave per orientare la strategia operativa del Fondo in vista dell’introduzione delle terapie digitali (DTx) nel paniere di tutele» dice. «Le DTx non sono una semplice estensione digitale, ma veri e propri interventi terapeutici. Sono un’opportunità concreta per rafforzare l’assistenza specifica e personalizzata offerta, rispondendo all’obiettivo strategico di aggiornamento e ampliamento continuo delle tutele».
L’indagine e i bisogni reali degli iscritti
Lo studio, condotto su un campione anonimo di iscritti Fasi (sia in servizio che in pensione), ha permesso di identificare gap assistenziali latenti, specialmente nella gestione continuativa delle patologie croniche e nel bisogno di un supporto terapeutico strutturato che vada oltre il semplice monitoraggio.
Nonostante il 63% degli intervistati abbia utilizzato almeno una volta un’app per la salute (principalmente per monitorare l’attività fisica o controllare i parametri clinici), solo il 20% di coloro che usano le app conosce la differenza tra queste soluzioni e le DTx. In ogni caso, gli iscritti mostrano aspettative molto chiare riguardo le vere e proprie terapie digitali (DTx), che, a differenza delle app, devono dimostrare un vantaggio clinico e seguire un approccio evidence based.
«Le aspettative degli assistiti, che influenzeranno direttamente le scelte strategiche del Fasi – spiega Damele – sono focalizzate su tre elementi essenziali». Il primo è la validazione clinica: la necessità di garanzie tramite studi clinici. Il secondo, la prescrizione medica: la raccomandazione da parte di personale medico o sanitario è considerata requisito essenziale per efficacia e affidabilità. Infine, la sicurezza dei dati: una forte attenzione alla tutela dei dati personali e all’affidabilità dei provider. Inoltre, il 64,5% dei rispondenti considera “molto importante” la possibilità di comunicare con un medico durante l’utilizzo di strumenti digitali.
La strategia del Fondo: innovazione guidata e selettiva
Di fronte a queste evidenze, Fasi si orienta verso un modello di introduzione delle DTx selettivo e guidato. Il Fondo intende privilegiare soluzioni evidence based, regolamentate e integrate con una chiara governance clinica, evitando approcci sperimentali non sufficientemente strutturati.
L’integrazione delle terapie digitali nel paniere di tutele potrà avvenire attraverso: l’adozione di DTx clinicamente validate mirate a gestione, prevenzione o trattamento delle principali patologie croniche, supporto alla continuità di cura attraverso funzionalità di monitoraggio e analisi dei dati e il rafforzamento del rapporto medico-paziente, attraverso strumenti che facilitino la comunicazione e l’interazione con il curante.
Il quadro normativo e lo scenario europeo
Oggi, le terapie digitali sono già accessibili e rimborsate in Paesi come Germania, Francia e Belgio. In Italia, la Commissione Affari Sociali della Camera sta lavorando attivamente a un disegno di legge unificato per disciplinare la valutazione e l’inserimento delle DTx nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), basandosi su evidenze scientifiche.
Fasi segue con attenzione l’iter normativo, pronto a cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie non appena il quadro normativo lo consentirà. Non è un caso che il 45% dei medici specialisti in Italia si dichiari già pronto a prescriverle non appena ne sarà autorizzato l’utilizzo.
E l’ascolto strutturato degli iscritti consente al Fondo di progettare interventi coerenti con i bisogni reali, posizionandosi come attore proattivo nell’evoluzione dell’assistenza sanitaria.
In questo scenario, l’approccio di Fasi alle terapie digitali agisce come un filtro di qualità: perché come chiarisce Damele, intende introdurre nel proprio paniere di tutele solo quelle DTx che hanno superato rigorose validazioni cliniche e che sono integrate in un percorso di cura chiaro, garantendo efficacia e sicurezza per tutti gli assistiti.


