Digital Health

Il punto di vista di Francesco Caio sulla digitalizzazione in Italia

Perché ne stiamo parlando
In sanità e non solo, la trasformazione digitale pone sfide tecnologiche e sociali, ancora più complesse in un paese con un sistema sanitario strutturato su base regionale e con gap culturali da colmare. Di come indurre un “nuovo rinascimento italiano” trattano anche un nuovo libro e un evento il 23 gennaio.

Il punto di vista di Francesco Caio sulla digitalizzazione in Italia
Francesco Caio, Chairman Caio Digital Partners

La trasformazione tecnologica e digitale porta con sé la necessità di un cambiamento culturale profondo, capace di valorizzare gli strumenti a disposizione per una sanità equa, accessibile e capace di intercettare i bisogni reali delle persone. Il nostro Paese, pur avendo già ottenuto alcuni risultati significativi in chiave di digitalizzazione, deve ancora riuscire a superare le barriere dovute alla frammentazione regionale del Sistema Sanitario, definendo magari standard di riferimento per l’utilizzo dei dati e per la gestione delle infrastrutture immateriali su tutto il territorio nazionale. E chiunque sia del settore sa quanto tutto ciò sia fondamentale anche per un utilizzo virtuoso dei dati e per rendere le informazioni e i servizi più interoperabili.

Abbiamo approfondito l’argomento per Innlifes con il manager Francesco Caio, chairman di Caio Digital Partners, commissario straordinario del Governo per l’attuazione dell’Agenda digitale tra il 2013 e 2014 e già amministratore delegato di Poste Italiane, Olivetti, Omnitel, Avio e Saipem, presidente del CdA di ITA (Italia Trasporto Aereo) nonché consulente per il Governo britannico. Nel suo libro Digitalizzazione. Per un nuovo rinascimento italiano (edito da Vita e Pensiero), scritto a quattro mani con il giornalista Pierangelo Soldavini, chiarisce l’importanza dei nuovi strumenti digitali per creare prodotti e servizi su misura, generando valore per la società. Tra telemedicina, cybersecurity, smart working, cultura digitale e nuovi paradigmi sociali, la trasformazione tecnologica implica un cambiamento nelle abitudini quotidiane delle persone e un adeguamento culturale.

Francesco Caio è anche ospite dell’evento di Doorway Innovate & Invest – Empowering the future of AI, in programma martedì 23 gennaio dalle 18:30 presso Milano Meeting Experience 42 (via De Amicis 42), per una serata dedicata all’intelligenza artificiale e al suo ruolo nel campo dei big data.

Francesco Caio, quanto valore può portare la digitalizzazione nel sistema paese e, in particolare, nel mondo della sanità?

La digitalizzazione è un vettore fondamentale per una nuova fase di sviluppo sociale e industriale: porta efficienza, trasparenza e accelerazione dei tempi dell’innovazione tecnologica. Non è così azzardato il paragone con innovazioni del calibro del motore a scoppio o dell’elettricità, in quanto si tratta di una tecnologia pervasiva e orizzontale, potenzialmente in grado di trasformare ogni settore produttivo. Affinché diventi possibile usufruire di tutti i benefici indotti dalla digitalizzazione, è necessario uno sforzo corale che coinvolga cittadini, istituzioni, aziende pubbliche e private. Di fatto, si tratta di una sfida sistemica simile a quella avvenuta durante il boom economico post-bellico: la differenza è che allora le infrastrutture necessarie alla trasformazione erano facilmente visibili e riconoscibili, oggi sono immateriali e difficilmente comprensibili. Forse per questo c’è anche una questione di gap culturale che non permette di comprendere il valore dei dati e gli strumenti abilitanti di questo cambiamento.

Il nostro Paese ha delle peculiarità che possono favorire o rallentare il processo di digitalizzazione, in ambito healthcare e oltre?

Non siamo in una posizione di particolare brillantezza a livello europeo, ma il nostro Paese ha dato prova di essere in grado di creare delle piattaforme digitali di valore pubblico nell’ambito della digitalizzazione. Alcuni esempi sono il sistema di anagrafe della popolazione, il meccanismo di identità digitale che sta aiutando le pubbliche amministrazioni a offrire servizi in rete e il processo di fatturazione elettronica, che nell’insieme dimostrano una valida competenza del nostro Paese in ambito gestionale e amministrativo. Rimane il fatto che non su tutte le piattaforme digitali abbiamo raggiunto un livello sufficiente di standardizzazione, nazionale o europeo. Del resto, una delle sfide più complesse riguarda l’articolazione regionale dei piani di digitalizzazione. Un esempio concreto riguarda il Fascicolo Sanitario Elettronico, che è una realtà tutt’ora più regionale che nazionale.

In che modo il rapporto tra sanità pubblica e privata incide sui processi di trasformazione del mondo healthcare che sono in corso?

A livello costituzionale il nostro Paese assicura a tutti i cittadini un livello di assistenza sanitaria accettabile. Questo, però, non toglie che le persone che hanno la possibilità economica decidano di affidarsi sempre più spesso ai servizi del privato, con gli indubbi vantaggi che ne derivano. Il tema di fondo che emerge è il livello di inclusività a cui il nostro sistema sanitario mira, e con questo la ricerca del bene comune, che non può prescindere dall’assestarsi su un giusto equilibro tecnologico.

Nel suo più recente libro si fa riferimento esplicito a un rinascimento dell’Italia legato all’innovazione digitale: su quali pilastri si dovrebbe fondare, a suo parere, questo processo virtuoso?

Ho sempre considerato il digitale come uno strumento abilitante, anche se non sempre è chiaro il fine di questo processo di digitalizzazione, nonché quali siano i reali obiettivi a cui si ambisce attraverso questa trasformazione. Avere chiara la destinazione possibile, e descrivere questa città ideale a cui si ambisce, può essere la chiave per dare concretezza alle tantissime competenze che il Paese ha a disposizione. Nel libro diamo un esempio concreto del rinascimento nell’ambito della transizione energetica, dove l’abbandono dei combustibili fossili e la ricerca di soluzioni a basso impatto ambientale sono essenziali per tutelare il pianeta in cui viviamo e, soprattutto, noi stessi come collettività umana. Lo stesso principio dovrebbe valere per la sanità, in cui l’intelligenza artificiale e l’innovazione tecnologica aprono le porte a un’enorme quantità di opportunità per il miglioramento del sistema sanitario su scala globale. Riuscire a fare chiarezza sugli obiettivi che si intendono perseguire permette non solo di indirizzare al meglio gli sforzi, ma di porre le basi per una maggiore coesione sociale. A proposito dei pilastri su cui fondare tutto ciò, da un lato occorre investire nelle competenze necessarie allo sviluppo tecnologico in chiave digitale e dall’altro ribadisco la necessità di fare chiarezza sulla destinazione a cui si ambisce, per coadiuvare l’interesse di tutti verso un obiettivo condiviso.

A proposito di competenze, quali professionalità ritiene siano importanti affinché questo auspicato rinascimento avvenga in maniera rapida ed efficace?

Le competenze matematico-statistiche, insieme alla capacità di interpretare le connessioni semantiche riguardo il significato delle scelte, sono due elementi essenziali della trasformazione digitale. Da un lato sono essenziali i tecnologi, per le loro conoscenze specifiche nell’ambito della progettazione, così come i manager per indirizzare le scelte di mercato, ma dall’altro i filosofi sono in grado di comprendere il significato di quello che facciamo e le implicazioni etiche delle scelte tecnologiche. Nell’ottica di perseguire il bene comune, è necessario che queste figure professionali collaborino e che generino valore condiviso e trasferibile. Del resto, in un momento di transizione come quello attuale, il ruolo della scuola e della formazione è basilare per potere sfruttare le potenzialità tecnologiche e indirizzare il progresso. Vale a dire, il punto imprescindibile è avere una visione completa delle implicazioni del processo di trasformazione digitale, cercando di utilizzare gli strumenti a disposizione per migliorare la condizione delle persone, in termini di salute e non solo. Lo esplicito con un esempio concreto riguardante l’intelligenza artificiale: il timore diffuso è che queste tecnologie possano determinare una riduzione del numero dei posti di lavoro, ma al contempo possono anche potenziare la formazione e generare nuove opportunità occupazionali, aiutando a colmare anche alcuni degli annosi gap culturali che caratterizzano il nostro Paese.

Keypoints

  • La digitalizzazione pervade ogni settore produttivo, inducendo ma anche richiedendo un cambiamento culturale
  • Il rinascimento italiano attraverso il digitale è possibile anzitutto definendo obiettivi comuni per favorire uno sforzo condiviso
  • Anagrafe, identità digitale e fatturazione elettronica sono esempi virtuosi di digitalizzazione in Italia
  • Nel processo di digitalizzazione sanitaria, il Fascicolo Sanitario Elettronico è ancora una soluzione più regionale che nazionale
  • Superare la frammentazione regionale della digitalizzazione in sanità, creando uno standard nazionale, abilita l’interoperabilità dei dati
  • Mantenere un equilibrio tecnologico è necessario per trovare un giusto compromesso tra sanità pubblica e privata
  • Colmare il gap culturale sulla digitalizzazione non può prescindere da una ristrutturazione dei modelli formativi

Ti è piaciuto questo articolo?

Share

Registrati per commentare l’articolo

News

Raccolte

Articoli correlati