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La tecnologia sta trasformando radicalmente il panorama della sanità: migliora diagnosi, terapia e gestione delle malattie. Il mondo si avvia sempre più verso l’Healthcare 4.0. Ma i Paesi sono tutti pronti ad accogliere la rivoluzione tech? La risposta è no. Non sempre sono state messe in campo strategie per affrontare il cambiamento culturale e tecnologico. Rimanendo dentro i confini nazionali, l’Italia spende poco per le tecnologie digitali sanitarie, serve più collaborazione con i medici e più formazione. Questi alcuni dei nodi principali da sciogliere emersi durante il convegno Digital Health by Design svolto all’Auditorium “Cosimo Piccinno” al Ministero della Salute, nel panel “Digitalizzazione in Sanità: a che punto siamo? Insieme per innovare” moderato dal direttore di Wired Italia, Federico Ferrazza.
Più soldi e pensare a un modello di business sull’intelligenza artificiale generativa
«Dal punto di vista di digitalizzazione della sanità italiana, sia pubblica che privata, ci è riconosciuta all’estero una situazione molto interessante. Però spendiamo poco in tecnologie sanitarie rispetto ad altri Paesi. Una delle cause deriva dagli eccessi di ribasso nelle gare d’appalto – dichiara Paolo Colli Franzone, Presidente IMIS (Istituto per il Management Innovazione in Sanità) -. Grazie al PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) è stato fatto molto riguardo le tecnologie e l’intelligenza artificiale». Negli ultimi anni, i grandi produttori di apparecchiature diagnostiche del settore sanitario investono sugli algoritmi. Un fattore che non vuole sostituirsi alla classica figura del radiologo. «L’elemento dirompente è quello dell’intelligenza artificiale di tipo generativo, che può fare molte cose», Franzone, secondo cui deve ancora dimostrare di saperle fare, di riuscirci e di trovare anche un modello di business. «Bene la situazione di partenza. Mi riferisco soprattutto alla classe attuale, sia i manager che le direzioni strategiche». Il Presidente di IMIS ha sottolineato un aspetto su cui ancora bisogna lavorare molto. «Quando si parla di sanità digitale, spesso i medici mi riferiscono che c’è una discrasia tra loro e chi progetta soluzioni nel comparto: vorrebbero che ci si confrontasse prima per evidenziare ciò di cui si ha bisogno».
Parola d’ordine: formare i professionisti
Collaborazione e formazione. Questi i punti critici messi in evidenza da Manuela Orsini, Cardiovascular & Metabolism BU Head Recordati Italia. «Dal punto di vista della digitalizzazione le sfide per noi come aziende sono su due livelli: una verso l’interno e una verso l’esterno. Porto la nostra esperienza per quanto riguarda il primo caso. L’età media dei nostri team è sopra i 50 anni, più verso i 60 anni, e questo a volte non aiuta nel raggiungere rapidamente i nuovi processi tecnologici. In questo senso, i nativi digitali hanno sicuramente dei vantaggi». Per quanto riguarda l’esterno, secondo Orsini l’obiettivo è raggiungere i clienti esterni, nella fattispecie, la classe medica: «Stiamo cercando di costruire una serie di supporti che ruotano un po’ attorno al farmaco, utilizzando, per esempio, la nostra piattaforma healthverse recordati». La piattaforma consiste in uno spazio virtuale dedicato alla conoscenza e allo scambio con gli interlocutori di Recordati (pazienti, medici, informatori scientifici, farmacie, collaboratori, istituzioni, territorio). Un luogo aperto che offre contenuti di alta qualità che coprono diverse aree tematiche: articoli, lectures, corsi, webinar, digital health, servizi di intelligenza artificiale conversazionale. «Stiamo cercando, attraverso nuovi sistemi e nuovi strumenti, di avvicinarci non solo a chi è del settore, ma anche ai non addetti ai lavori».
AI generativa grande opportunità per il settore sanitario
Il connubio intelligenza umana e intelligenza artificiale possono aprire nuovi e importanti scenari. «Siamo dal mio punto di vista in un momento estremamente stimolante – commenta Riccardo Bevini, Market & Innovation Access – Customer Innovation Manager Bayer -. L’incredibile opportunità che oggi dà l’intelligenza artificiale, in particolare i large language models (LLMs), rendono questa tecnologia incredibile e alla portata di tutti». Bevini ha sottolineato l’importanza che oggi riveste l’intelligenza artificiale generativa nel comparto sanitario: «È uno strumento con una potenzialità incredibile e con delle capacità sorprendenti. Raro che tecnologie così avanzate relative al campo terapeutico siano facilmente accessibili dal punto di vista economico. Alcuni compiti vengono svolti in maniera impeccabile. Altri, invece, sono difficilmente prevedibili e vengono svolti con delle aree che possiamo definire di ambiguità. E l’ambiguità e l’errore – aggiunge – sono qualcosa di molto pericoloso, soprattutto nel settore sanitario». La soluzione, secondo il Market & Innovation Access – Customer Innovation Manager di Bayer, sarebbe sviluppare competenze per poter navigare la cresta di questa frontiera dove l’intelligenza umana e artificiale riescono a ottenere e dare il meglio di sé. «Per questo motivo, come Bayer, promuoviamo attività di formazione e di collaborazione tra management sanitario, servizio farmaceutico regionale e startup innovative».
Le Regioni hanno espresso un fabbisogno di 90mila postazioni di telemedicina
«In questo momento sulla parte di telemedicina posso dirvi che abbiamo raggiunto il target europeo per regione – ricorda Alice Borghini di Agenas, l’Agenzia Nazionale per i servizi sanitari Regionali -. Grazie ai fondi del PNRR, inoltre, sono state definite le IRT (Infrastrutture Regionali di Telemedicina), ovvero le piattaforme cosiddette software che, acquisite attraverso la gara di Regione Lombardia, andranno a erogare i servizi di telemedicina delle Regioni». Allo stato attuale, tredici Regioni acquisteranno tutti i software dalla gara della Regione Lombardia, cinque solo parzialmente e tre andranno ad adeguare le infrastrutture già presenti alle linee guida definite da Agenas, Ministero della Salute e decreto interministeriale del 21 settembre 2022. Le Regioni hanno già espresso un fabbisogno di 90mila postazioni. «Il 2024 sarà l’anno della messa a punto e dell’integrazione della piattaforma nazionale sviluppata da Agenas nel 2023 – aggiunge Borghini – attraverso una gara di partenariato tra pubblico e privato. Quindi quest’anno ci sarà l’integrazione tra le infrastrutture nazionali di telemedicina e quelle regionali. Questo sarà il primo step per rendere funzionale successivamente il sistema».
Siamo in un momento storico in cui l’intelligenza umana, intesa come capacità di creare sinergie e andare oltre i luoghi comuni, acquisisce valore e un ruolo fondamentale nel creare una nuova sanità, quella 4.0, ma che sia sempre inclusiva, umana e universale.


