Si chiama Maya ed è un dispositivo tecnologico finalizzato alla tutela della salute cardiovascolare dei pazienti oncologici: una piattaforma digitale che analizza la postura e i movimenti di chi ha di fronte e, grazie all’intelligenza artificiale, consiglia attività fisica, dieta e approfondimenti clinici.
Maya sta per Mirrors supporting healthier lives of adolescents and young adults after cancer e sarà testato (anche) all’Istituto scientifico romagnolo ‘Dino Amadori’ per lo studio dei tumori di Meldola (FC), unico italiano dei cinque centri clinici coinvolti in questa sperimentazione che è finanziata dal programma europeo Horizon con quasi 6 milioni di euro e coinvolge 16 enti di ricerca da 10 diversi paesi, tra cui l’Istituto di scienza e tecnologia dell’informazione Alessandro Faedo del CNR.
Cos’è Maya e come funziona
Quando un paziente si posiziona davanti al dispositivo, il software elabora i dati motori incrociandoli con i parametri biometrici raccolti da diversi dispositivi, quali bilance digitali, smartwatch e misuratori di pressione. Attraverso il confronto in tempo reale tra i dati raccolti, le linee guida cliniche e la casistica storica, l’intelligenza artificiale identifica eventuali criticità su cui intervenire.
Il dispositivo fornisce quindi indicazioni riguardanti il regime alimentare, l’attività motoria, ecc. segnalando la necessità di consulti specialistici in presenza di fattori di rischio. L’elemento centrale della piattaforma è iCARE: uno specchio intelligente dotato di sensori e di un agente conversazionale basato sull’intelligenza artificiale che consente il monitoraggio del paziente e offre un supporto personalizzato.
Utilizzando modelli avanzati di IA e dati clinici reali, Maya mira così a ridurre il rischio di eventi cardiaci gravi.Â
Obiettivo: migliorare la sicurezza dei pazienti con la prevenzione proattiva
La sperimentazione si rivolge a persone di età compresa tra i 15 e i 39 anni che hanno affrontato una diagnosi di tumore. Sebbene la sopravvivenza a cinque anni in questa fascia d’età superi l’85%, i trattamenti oncologici possono determinare una maggiore vulnerabilità dell’apparato cardiovascolare nel lungo periodo. La fase successiva alla guarigione richiede quindi interventi di prevenzione e monitoraggio per gestire gli effetti tardivi delle terapie.
L’obiettivo clinico è ridurre gli eventi cardiaci maggiori e il numero di ricoveri ospedalieri e migliorare la sicurezza del paziente attraverso la riabilitazione cardioncologica e il monitoraggio costante.
Secondo gli sviluppatori, questa tecnologia potrebbe determinare una riduzione compresa tra il 30% e il 40% degli eventi cardiaci maggiori.
La tecnologia per una migliore continuità assistenziale
Pietro Cortesi, responsabile del Servizio di cardioncologia del Dino Amadori, ne sottolinea l’impatto clinico. «La partecipazione a questa iniziativa consentirà , in prospettiva, di offrire ai pazienti oncologici l’accesso a soluzioni digitali innovative, pensate per supportare sia la prevenzione delle complicanze cardiache sia percorsi di riabilitazione personalizzati». Evidenzia inoltre che questa collaborazione «contribuisce a rafforzare il ruolo di Irst nella ricerca clinica a livello europeo», valorizzando un ambito di crescente rilevanza per l’Istituto: «quello della riabilitazione cardioncologica, oggi considerata un pilastro innovativo dell’assistenza al paziente oncologico».
Mentre Cristina Marchesi, direttrice generale dell’Irst, ricordando che l’istituto è tra i promotori di questo progetto europeo, evidenzia il valore della continuità assistenziale. «La presa in carico del paziente oncologico non si esaurisce nella fase acuta della malattia, ma si estende alla gestione delle complicanze a lungo termine. Un approccio che si avvale degli strumenti più innovativi disponibili».