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«La digital health sta già trasformando in modo significativo il sistema sanitario italiano. È fondamentale che questa transizione digitale sia guidata da principi di equità, sicurezza e centralità della persona, affinché i benefici siano accessibili a tutti e non si creino nuove barriere». Va dritta al punto Silvana D’Alessio, responsabile R&D di Polifarma, commentando i dati del terzo Digital Health Monitoring Report, realizzato dal Digital Health Policy Lab, progetto di ricerca frutto della collaborazione tra Indicon (che edita INNLIFES) e Università di Milano, e che la storica azienda farmaceutica italiana fondata nel 1919 ha sostenuto. Dati (ne abbiamo parlato qui) che evidenziano come l’ascesa delle terapie digitali sia contraddistinta da forti disomogeneità regolatorie e di accesso nei diversi Paesi europei.
In Italia lo sviluppo industriale non è ancora accompagnato da un quadro regolatorio nazionale: un disegno di legge unificato è infatti in discussione per definire una cornice legislativa chiara, che possa favorire l’integrazione delle DTx nella pratica clinica.
D’Alessio, la digital health ricopre ormai un ruolo sempre più importante nel contesto attuale dell’assistenza sanitaria italiana. Quali sono secondo lei le principali aree in cui sta già avendo un impatto concreto?
«Le aree di impatto più evidenti riguardano la telemedicina e il telemonitoraggio, che consentono ai pazienti di essere seguiti a distanza riducendo gli accessi ospedalieri e garantendo una maggiore e più efficace continuità assistenziale. Un altro ambito cruciale è la gestione delle patologie croniche, dove le soluzioni digitali possono permettere un monitoraggio costante e favorire l’aderenza terapeutica, soprattutto in condizioni come ipertensione, diabete e malattie respiratorie. Infine, l’integrazione dei dati clinici attraverso sistemi interoperabili sta dimostrando di poter migliorare la collaborazione tra professionisti sanitari, ottimizzando diagnosi e trattamenti».
Il terzo Digital Health Monitoring Report sottolinea l’importanza delle terapie digitali e dei dispositivi medici digitali usati dal paziente nel migliorare la qualità delle cure e l’aderenza terapeutica. In che modo Polifarma sta integrando queste tecnologie nella sua R&D?
«Polifarma ha istituito una divisione di Ricerca e Sviluppo bio-digitale proprio per integrare queste tecnologie nel percorso terapeutico. L’obiettivo è sviluppare soluzioni che associno farmaci e tecnologie digitali, creando un approccio sinergico alla cura. Tra i progetti attualmente in fase avanzata di sviluppo c’è QPress®, una terapia digitale pensata per la gestione dell’ipertensione arteriosa a supporto del paziente nel monitoraggio e nell’aderenza terapeutica oltre che nel favorire una migliore consapevolezza e conoscenza della propria condizione clinica.
Inoltre stiamo lavorando su dispositivi medici digitali che possano sempre più supportare l’attività del medico e l’auto-gestione del paziente. Tutto questo avviene seguendo un modello partecipativo coinvolgendo pazienti, medici e associazioni, così da garantire soluzioni realmente utili e clinicamente validate».
Quali sono le principali barriere – tecniche, normative o di mercato – che rallentano lo sviluppo di soluzioni digitali per la salute, e come si possono superare a livello di sistema paese?
«Le barriere principali riguardano la complessità normativa, che rende il percorso di certificazione dei dispositivi medici lungo e costoso, la scarsa interoperabilità dei dati, che ostacola l’integrazione tra i diversi sistemi informativi. A queste si aggiunge la necessità di una maggiore cultura digitale tra pazienti e operatori sanitari e la mancanza di modelli di rimborso chiari per le terapie digitali. Per superare queste criticità è necessario un approccio sistemico che preveda la semplificazione delle procedure senza compromettere la sicurezza, l’adozione di standard comuni per l’integrazione dei dati, investimenti in infrastrutture digitali e programmi di formazione per professionisti e pazienti. Solo così sarà possibile accelerare l’adozione delle soluzioni digitali in modo efficace e sostenibile».
Quanto è centrale il ruolo dell’intelligenza artificiale nei vostri progetti di R&D in ambito digital health, e quali applicazioni ritenete più promettenti?
«L’intelligenza artificiale è un elemento centrale nella strategia digitale di Polifarma. Le applicazioni più promettenti riguardano l’analisi predittiva, che consente di anticipare il rischio di complicanze nelle patologie croniche, e la personalizzazione terapeutica, che permette di adattare il percorso di cura alle caratteristiche individuali del paziente. Stiamo inoltre esplorando soluzioni di Natural Language Processing per semplificare la compilazione automatica di report clinici e migliorare la comunicazione tra medico e paziente, oltre a sistemi di supporto decisionale che aiutano i professionisti sanitari a scegliere la terapia più appropriata basandosi su evidenze scientifiche.
Queste tecnologie rappresentano un’opportunità straordinaria per rendere la medicina più precisa, efficiente e centrata sul paziente».
Guardando al futuro, come pensa evolverà il rapporto tra farmaco tradizionale e tecnologie digitali? Quali opportunità e rischi vede per i pazienti e per l’intero sistema sanitario?
«Il rapporto tra farmaco tradizionale e tecnologie digitali sarà sempre più integrato, sviluppando una sinergia che potrà migliorare l’efficacia terapeutica e favorire la medicina personalizzata. Le opportunità sono enormi: maggiore aderenza alle cure, riduzione dei costi grazie al monitoraggio remoto e alla prevenzione e una gestione più proattiva delle cronicità.
Tuttavia, non mancano i rischi. Il “digital divide” potrebbe escludere alcuni pazienti dall’accesso alle nuove tecnologie, la gestione della privacy richiede standard elevati di sicurezza e la sostenibilità economica impone la definizione di modelli di rimborso chiari. La sfida sarà cogliere le opportunità minimizzando i rischi, mantenendo sempre il paziente al centro e basando ogni innovazione su solide evidenze scientifiche».


