Digital Health

Migliorare la digital prevention sfruttando Big Data, AI e ML: al via la sfida del progetto DARE

Perché ne stiamo parlando
DARE è un’iniziativa che coinvolge un’ampia comunità di partner e stakeholder, tra cui università, centri di ricerca e ospedali di ricerca, autorità sanitarie locali, fondazioni e aziende private con l’obiettivo di sfruttare i dati sanitari per sviluppare e migliorare la digital prevention.

Migliorare la digital prevention sfruttando Big Data, AI e ML: al via la sfida del progetto DARE
Walter Mazzucco, Professore di Igiene Generale ed Applicata, Università degli Studi di Palermo; Volunteer Associate Professor, Cincinnati College of Medicine

Sviluppare e migliorare la cosiddetta prevenzione digitale, per sfruttare a pieno l’enorme potenziale dei dati sanitari e definire, monitorare, e persino valutare l’efficacia degli interventi disponibili. Sono le sfide del progetto DARE – DigitAl lifelong pRevEntion, iniziativa quadriennale finanziata dal MUR (Ministero dell’Università e della Ricerca) nell’ambito del Piano Nazionale Complementare al PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). La mission è creare e sviluppare una comunità di conoscenza, connessa e distribuita, con l’obiettivo di diffondere modelli e soluzioni per la sorveglianza, la prevenzione, la promozione della salute e la sicurezza sanitaria, nella popolazione generale e in popolazioni speciali (lavoratori, minori, donne in gravidanza e pazienti cronici) che beneficino al meglio delle potenzialità offerte dalle tecnologie digitali, contribuendo a colmare le disparità sociali e territoriali nell’offerta di servizi integrati socio-sanitari.

DARE coinvolge un’ampia comunità di partner e stakeholder, tra cui università, centri di ricerca, ospedali di ricerca, autorità sanitarie locali, fondazioni e aziende private. Ne abbiamo parlato con Walter Mazzucco, Professore di Igiene generale ed applicata dell’Università degli Studi di Palermo e Volunteer Associate Professor al Cincinnati College of Medicine. Il docente, assieme a Paolo Boffetta, Epidemiologo e Professore Ordinario di Medicina occupazionale all’Università di Bologna e alla Stony Brook University (NY), e Salvatore Lo Verso, ingegnere di ARPA Sicilia, coordinano le attività di ricerca dello Spoke 2 del Progetto DARE, concentrandosi sulla prevenzione primaria.

Quali sono, ad oggi, gli obiettivi raggiunti?

«Questa domanda richiede una premessa necessaria».

Quale?

«Inquadrare il concetto di Digital Prevention, che ricomprende tutte le possibili declinazioni degli strumenti digitali a supporto di azioni e interventi finalizzati a mantenere o migliorare la salute della popolazione».

Qual è il problema di fondo di un progetto come questo?

«Il nostro Paese parte da un gap digitale significativo, che si auspica possa essere superato grazie agli interventi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). In questo contesto la parola chiave è “interoperabilità” dei sistemi informativi, sanitari e non».

La prima sfida, quindi, sarebbe quella di mettere in relazione i dati provenienti da più settori?

«Esatto. In questo modo si possono ottenere grandi moli di dati da avviare ad approcci di Big Data analysis, di Intelligenza Artificiale e di Machine Learning, in modo da evidenziare correlazioni e associazioni prima non conosciute, o non supportate da sufficienti evidenze, tra fattori di rischio e malattie, con finalità di prevenzione. Un altro aspetto rilevante è rappresentato dall’utilizzo del digitale per superare il “paradosso” della prevenzione: chi sta bene tendenzialmente non avverte l’esigenza di sottoporsi a un percorso di prevenzione. Di conseguenza, è difficile ingaggiare nei percorsi di prevenzione chi ritiene di essere in buona salute. Pertanto, la tecnologia e gli strumenti digitali (app, wearebles, ecc.) possono accorciare le distanze e garantire tanto l’accesso quanto la continuità degli interventi di prevenzione su larga scala».

Quali sono gli obiettivi raggiunti ad oggi dal progetto DARE?

«Innanzitutto, mettere insieme competenze multidisciplinari diverse. Collegare istituzioni che lavorano in vari ambiti e con diverse finalità con l’obiettivo di realizzare, sviluppare e portare a termine dei progetti pilota che hanno valutato la fattibilità rispetto all’utilizzo e all’implementazione degli strumenti digitali a supporto dei percorsi di prevenzione. Ma per fare questo è necessario sviluppare delle soluzioni che possano non solo favorire l’adesione ai percorsi di prevenzione, ma anche valorizzare i dati. Prendere in prestito i dati dalla popolazione, nel rispetto della privacy e della tutela dei dati sensibili, per poterli restituire alla popolazione in forma di indicazioni utili a orientare le decisioni ed i comportamenti nell’ottica di prevenire le malattie».

Negli ultimi anni le nuove tecnologie hanno rivoluzionato la vita di ognuno di noi. In che modo sta cambiando il modo di fare ricerca sanitaria e quanto è importante la multidisciplinarietà?

«È ormai un asset indispensabile per poter fare ricerca, in particolare nella prevenzione. Ad esempio, quando si intende introdurre una nuova tecnologia in ambito di sanità e salute si segue un approccio di Health Technology Assessment (HTA), una scienza che mette assieme competenze multidisciplinari per valutare non soltanto l’impatto delle nuove tecnologie in termini di capacità di soddisfare un bisogno di salute o di migliorare gli esiti clinici, nonché di costo-efficacia, ma anche le implicazioni etiche, legali e sociali connesse all’implementazione della tecnologia stessa».

Gli interventi di digital health riguardano la prevenzione del cancro, lo studio dell’impatto dell’inquinamento ambientale sulla salute delle comunità, i programmi vaccinali, il rischio di caduta tra gli anziani fragili, la prevenzione delle malattie cardiovascolari, la salute dei lavoratori. Quali sono i filoni di intervento più urgenti?

«Nello sviluppo dei Progetti Pilota abbiamo presso le mosse dagli obiettivi del Piano Nazionale di Prevenzione 2020-2025, lo strumento di policy che orienta le politiche di prevenzione nel nostro Paese e che viene recepito dalle Regioni e Provincie Autonome. E, al contempo, abbiamo cercato di individuare quegli ambiti di ricerca più sfidanti in modo da poter generare evidenze a supporto di interventi di prevenzione community-based».

Quale è lo stato dell’arte della prevenzione in Italia e come gli strumenti consentiranno di evolvere gli scenari futuri?

«Fare prevenzione vuol dire assumere comportamenti e fare delle scelte salutari. Ma questi vanno maturati sin dalle più giovani età e, comunque, quando si è ancora in buone condizioni di salute. Il monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza evidenzia come in molte regioni italiane non si raggiungano adeguati standard di erogazione delle prestazioni di prevenzione, nonostante queste siano accessibili gratuitamente. Il problema è che non si riesce a dare continuità e sistematicità agli interventi di prevenzione. Il progetto DARE mira anche a superare queste barriere attraverso l’utilizzo di strumenti digitali users friendly e non invasivi. Inoltre, in ossequio alle finalità del PNRR e del Piano Nazionale Complementare nel senso di realizzare infrastrutture permanenti che possano garantire la sostenibilità del sistema salute attraverso interventi di prevenzione, realizzeremo sul territorio siciliano, con capofila l’Università degli Studi di Palermo e in stretta sinergia con le istituzioni sanitarie, un Centro di ricerca in Digital Health Prevention, interistituzionale e diffuso, supportato da un sistema di High Computing Performance, all’interno del quale metteremo a sistema le funzioni digitali sviluppate attraverso i progetti piloti. Del centro faranno parte costitutivamente l’ARPA Sicilia e l’Università Kore di Enna, oltre che gli altri partner del progetto DARE».

Grazie all’iniziativa saranno prodotte, raccolte e sistematizzate conoscenze e soluzioni multidisciplinari necessarie per affermare l’Italia come paese leader nel comparto della Sanità Digitale. Con l’invecchiamento della popolazione e il continuo aumento dei costi sanitari, diventa sempre più importante trovare modi per mantenere le persone in salute e prevenire le malattie.

Keypoints

  • DARE è un progetto finanziato nell’ambito del Piano Nazionale Complementare al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PRPR)
  • Per l’iniziativa sono stati stanziati 124 milioni di euro
  • L’iniziativa sarà implementata attraverso il modello hub-and-spoke, focalizzandosi su tre macro aree
  • Spoke 1: si concentra sui metodi e agisce come fornitore di soluzioni per altri Spoke
  • Spoke 2: si concentra sulle applicazioni della salute digitale per la prevenzione primaria su: popolazione generale, comunità selezionate e gruppi target
  • Spoke 3: si concentra sulle applicazioni della digital health per la diagnosi precoce e il targeting delle esigenze di salute dei pazienti

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